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Andrea Silenzi, MD, MPH

Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere alterum non laedere, suum cuique tribuere.

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Tremonti

Giovani Medici: al voto del Senato il nostro emendamento per inquadramento esclusivo degli Specializzandi in ENPAM. Luci e ombre della Finanziaria per i Medici.

Il SIGM ha riproposto, sotto forma di emendamento, la proposta di inquadramento previdenziale esclusivo degli specializzandi in ENPAM, con possibilità di recupero dei contributi già versati all’INPS dal 2006 ad oggi e di trasferimento degli stessi all’Ente Previdenziale dei Medici.

L’emendamento in questione (scarica copia dell’emendamento), presentato in seno al ddl n. 2887, di conversione del decreto 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo (Manovra Finanziaria aggiuntiva straordinariaè stato dichiarato ammissibile e sarà sottoposto al voto del Senato nella speranza che i contenuti dello stesso vengano recepiti in toto. Qualora tale iter Parlamentare si concludesse positivamente, il nostro Segretariato conseguirebbe uno storico risultato a favore della categoria dei giovani medici, i quali si gioverebbero di una migliore valorizzazione dei contributi previdenziali versati e da versare durante la specializzazione, a differenza da quanto previsto dall’attuale duplice ed iniquo regime contributivo in INPS ed ENPAM.

e, da un lato, la Manovra Finanziaria potrebbe presentare delle luci per la nostra categoria, dall’altro, si profilerebbero all’orizzonte delle ombre: infatti, anche la dirigenza medica non sarebbe esente dagli effetti infausti che deriverebbero a seguito dell’annunciata impossibilità di accedere all’istituto del riscatto degli anni di laurea al fine del computo dell’anzianità lavorativa minima necessaria ad accedere al pensionamento. Rispetto a tale limitazione, si fa presente che, pur essendo interessati in maniera diretta i medici di età superiore ai 40 anni (per le generazioni antecedenti il sistema contributivo puro sarebbe già prospetticamente in vigore in relazione alla piena applicazione della riforma del sistema pensionistico, in vigore dal 1° gennaio 1996),le giovani generazioni di medici subirebbero un danno indiretto…

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Sanità, parte la rivoluzione ticket in Toscana cercando un maggiore giustizia fiscale (Valdelsa.net)

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22-08-2011 TICKET SANITA’ TOSCANA | Parte la rivoluzione ticket in Toscana. Tutti i cittadini non esenti e con un reddito superiore ai 36mila euro dovranno pagare un contributo, modulato sul reddito, sui farmaci e sulle visite specialistiche. Le novità del provvedimento sono state spiegate dal presidente della Regione Enrico Rossi.

«Chiariamo subito – ha spiegato il governatore – i ticket sono voluti dal governo nazionale. Ci hanno tagliato 66 milioni di euro e l’intento del governo era quello di imporre un ticket uguale per tutti di 10 euro. Noi ci siamo opposti e abbiamo modulato diversamente in rapporto al reddito la compartecipazione. Prima di tutto dobbiamo dare un messaggio di tranquillità: il 70% delle prestazioni che noi eroghiamo come servizio sanitario regionale è esente per patologia o invalidità, questi cittadini continueranno a non pagare nessun ticket».

Ecco le tre fasce di reddito individuate: da 36.151 a 70mila, da 70mila a 100 e oltre 100mila. «Abbiamo messo i ticket – ha continuato Rossi – sulla farmaceutica per redditi a partire da 36mila in su e sulla specialistica. Abbiamo messo una compartecipazione per le grandi prestazioni su risonanza magnetica e tac modulata in rapporto alle fasce di reddito». Da domani, per i farmaci e le visite si farà riferimento all’Isee o al reddito familiare fiscale.

«Consigliamo a tutti di fare riferimento all’Isee – ha raccomandato Rossi – già 617mila cittadini in Toscana sono in possesso di questo documento su 1,7 milioni di abitanti. E’ più equo e tiene conto del reddito familiare complessivo, con una serie di detrazioni, come figli a carico, il conto in banca, il mutuo o l’affitto. Il reddito fiscale no». Per esempio, in una famiglia di quattro persone (due lavoratori e due figli), con un reddito da 65mila euro annui, un mutuo da 200mila euro e un conto da 25mila, l’Isee verrebbe 26mila euro e la famiglia rientrerebbe in una fascia esente.

«Abbiamo costruito la delibera per agevolare chi presenta l’Isee che deve diventare, in 5-6 mesi, un punto di riferimento per i servizi sanitari, come per i comuni. Con l’Isee la condizione effettiva è molto più evidente», ha continuato Rossi. Le tre fasce di reddito hanno tutte una sigla. Con l’Isee, la sigla è Ib per la prima fascia, da 36mila a 70mila. Da 70 a 100mila è Ic e oltre è Id.
Con il reddito lordo fiscale, la sigla è rb-rc-rd. Per la specialistica, il cittadino troverà alla Asl dei moduli dove dichiarare la propria fascia di reddito. Per i farmaci, invece, si dovrà dichiarare il reddito, sempre utilizzando le apposite sigle, sulla ricetta. Per gli esenti, ci penserà il medico curante a segnalarlo sulla ricetta. Per i farmaci, chi rientra nella prima fascia pagherà un euro, due nella seconda e tre nella terza. Per la specialistica il contributo sarà di 5, 10 e 15 euro.

Il governatore Rossi ha già annunciato guerra ai furbi, con controlli sulle autocertificazioni: «Stiamo concludendo l’accordo con Equitalia, cercando di smussare le sue asperità – ha annunciato – però garantiamo controlli in percentuale più che sufficiente per scoraggiare i furbi. Procederemo con molto determinazione».

Pronti anche i farmacisti: «Le farmacie – ha spiegato Marco Mungai Nocentini, presidente dell’associazione farmacisti Toscana – hanno condiviso la manovra. Non mi risultano prese di posizioni, l’obiettivo è dare continuità al servizio. Tutte le varie problematiche le misureremo con i fatti. Stanotte, nelle 1.100 farmacie toscane, gireranno i programmi per aggiornare software. Le farmacie sono state informate e il cittadino dovrà solo barrare le caselle con il reddito e mettere firma. Siamo tranquilli, ma ci potrà essere qualche rallentamento nel servizio».

In conclusione il presidente Enrico Rossi ha dichiarato: «Dobbiamo prendere la strada di una vera giustizia fiscale, dove i cittadini compartecipano al servizio in base all’effettivo reddito familiare. Chiedo pazienza e collaborazione mi pare che adesso scegliere la via facile penalizza chi è più debole e non crea prospettive per il futuro. Chiedere un euro a un precario che non sa come arrivare in fondo al mese è un insulto, mentre a chi ha un reddito da più di 100mila euro si può chiedere anche molto più di quanto non chiediamo adesso”. Secondo Rossi, “la più grande rivoluzione dei ticket è culturale: avere l’onestà di scrivere su un foglio quanto prendiamo. Se si pagasse le tasse in questo Paese, non ci sarebbe bisogno della manovra. Dobbiamo lavorare affinchè a pagare non siano sempre gli stessi. Dovremmo chiedere perché c’è questa situazione così scandalosa e vergognosa. Se andassimo a chiedere soldi a chi veramente è sotto i 36mila euro, è evidente che a ingiustizia si sommerebbe a ingiustizia».

da Valdelsa.net

Un Paese ricco di eccellenze: puntiamo sugli italiani!

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Il decreto andava fatto, urgentemente” ma la manovra appena varata “non è all’altezza dell’emergenza in cui si trova il Paese e soprattutto non affronta i veri nodi strutturali”. “Ancora una volta è un rimedio insufficiente” giunto “dopo che per mesi ci siamo sentiti raccontare che tutto andava bene”, quando “ad ogni dato negativo seguiva sempre una rassicurazione del governo.”

Come ha dichiarato Luca di Montezemolo in un’intervista al Corriere della Sera, “ci sono tre priorità assolute che vanno messe in cima all’attività di governo: aggredire drasticamente il debito pubblico e riportarlo sotto il 100% del Pil, diminuire i costi di gestione del Paese. Rimuovere tutti gli ostacoli allo sviluppo delle imprese”.

Il presidente di Italia Futura sostiene che “prima di mettere le mani nelle tasche dei cittadini bisogna ribaltare il rapporto: lo Stato deve assumersi l’80% dell’onere di questo risanamento. E solo dopo aver dato l’esempio può chiedere il 20% ai cittadini”. Come? Vendendo e dismettendo il proprio patrimonio.

“Quello del prelievo sui redditi oltre 90 mila euro è invece uno scandalo puro e semplice. Meglio varare un’imposta una tantum sui patrimoni superiori ai 5 o ai 10 milioni di euro, andando a colpire in questo modo anche gli evasori. Una cosa è chiedere un contributo di solidarietà a me o a Berlusconi, una cosa è colpire un dirigente con famiglia a carico che vive di stipendio, paga quasi il 50% di tasse e vede persone intorno a sé che guadagnano molto di più dichiarando poco o nulla».

Leggi e diffondi su Italia Futura

FROM STATUS TO CONTRACT

FROM STATUS TO CONTRACT: Nel famoso Capitolo V di “Ancient Law”, Henry Sumner Maine descrive l’evoluzione verso una società progressista come un passaggio da uno stato (una posizione attribuita) a contratto (una stipulazione volontaria).

Secondo la tesi, gli individui del mondo antico erano strettamente legati in base allo status preesistente, legato a gruppi tradizionali, mentre in quello moderno, in cui gli individui sono visti come agenti autonomi, ogni personaè libera di stipulare contratti e associazioni di forma con chi vogliono. A causa di questa tesi, Maine può essere visto come uno dei padri della sociologia moderna del diritto.

Purtroppo, secondo Maine, in materia di sovranità statale l’individuo è ancora sotto il giogo di uno status imposto (nazionalità attribuita) a meno che non decida di passare a un diverso territorio in vista di accettare uno status diverso, ma sempre imposte (altra nazionalità). Il contratto libero, consentendo all’individuo di decidere se ed a quale gruppo amministrativo vuole essere parte, e per quanto tempo, non è ancora ipotizzabile nella logica del territorialismo statale. Per rendere possibile questa scelta contrattuale è necessario che per gli individui diventi un un obiettivo centrale per tutti gli amanti della libertà.

Morire di classe: il caso del Titanic (di Gavino Maciocco)

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“E’ come sul Titanic: non si salvano neanche i passeggeri in prima classe”.

Il Ministro Tremonti, nel presentare la manovra economica al Senato, per enfatizzare i rischi che sta correndo il Paese ha usato la metafora del Titanic. In realtà, le cose andarono diversamente da come le racconta il Ministro Tremonti: infatti, come avviene oggi, anche allora si salvarono molto di più i passeggeri di prima classe.

Nel 1912 il transatlantico inglese Titanic, nel suo viaggio inaugurale, andò a cozzare contro un iceberg e si inabissò. In quella catastrofe, la classe sociale di ciascun passeggero fu uno dei fattori che determinò se egli sarebbe annegato o sopravvissuto. La lista ufficiale delle vittime dimostrò che su un totale di 143 viaggiatrici di prima classe, solo quattro perirono (delle quali tre avevano scelto volontariamente di rimanere nella nave). Tra le viaggiatrici della seconda classe, le vittime furono 15 su 93 e nella terza classe 81 donne su 179 affondarono con la nave. I passeggeri di terza classe ricevettero l’ordine di rimanere sotto coperta e in alcuni casi l’ordine fu fatto eseguire sotto la minaccia delle armi.

N. Viaggiatrici N. Decedute %
1a classe 143 4 2.7
2a classe 93 15 16.1
3a classe 179 81 45.2

Bibliografia

Lord w. A Night fo Remember. H. Holt & Co, New York, 1955, cit. da G. A. Maccacaro in Polack JC, La medicina del capitale, Feltrinelli, 1972, p. X.

tratto da Blog Salute Internazionale

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