Roma caotica? Gli onorevoli si preoccupano solo dei propri parcheggi

La viabilità di Roma, si sa, è un incubo per cittadini e pendolari. Da oggi anche per i deputati, che hanno pensato bene di stanziare una cifra record per ovviare il problema. Ma ad uso interno, non a favore della cittadinanza. “Perché i deputati devono pur essere messi in condizione di andare a lavoro”, fanno sapere da Palazzo Montecitorio ed è risaputo che “i mezzi pubblici a Roma non funzionano”, scoprono gli onorevoli. E dire che di parcheggi e agevolazioni in tal senso ne hanno già parecchi: c’è il parcheggio di via della Missione, che contiene circa quaranta auto, quello interrato di Villa Borghese da cui hanno a disposizione un bus navetta che li porta comodamente fino alla Camera. Senza contare i parcheggi selvaggi in piazza del Parlamento dei loro portaborse su cui spesso i vigili urbani chiudono un occhio. In altre parole, una vita d’inferno. I mezzi pubblici pare non siano contemplati dai lungimiranti deputati e i parcheggi convenzionati non bastano: come risolvere la questione?

La soluzione è presto trovata: il 3 ottobre scorso la Camera dei Deputati ha approvato il proprio bilancio stabilendo nel capitolo dedicato a Servizi di trasporto e mobilità lo stanziamento di 5.656.000 euro totali. Con un crescendo di risorse finanziarie da investire pari a 1.883.000 euro nel 2012, 1.868.000 per il 2013 e 1.905.000 euro nel 2014. In pratica un piano triennale che potrebbe risolvere gran parte dei problemi del traffico a Roma e migliorare l’efficienza dei mezzi pubblici verrà utilizzato ad uso e consumo dei soli onorevoli. Nello specifico, alla pagina 70, l’obiettivo D.4 spiega come “favorire la mobilità” e si legge: “L’attività è diretta a favorire adeguati tempi di percorrenza dei vari tragitti verso la Camera per gli utenti delle sedi”. Tra le misure da adottare figura l’“incremento della disponibilità di parcheggi a disposizione degli utenti parlamentari migliorandone l’efficienza di utilizzo mediante una razionalizzazione degli spazi nelle aree interne a disposizione della Camera”. Non è ancora chiaro se verranno affittati box, ampliati parcheggi o aumentate le convenzioni, gli accordi verranno presi direttamente col comune di Roma. Sempre e solo per migliorare la qualità della vita dei deputati, non dei cittadini.

Tratto da notizie.yahoo.com

Do you know what the menu was for Felix Baumgartner before his record-breaking jump?

What was the most likely thing to kill him during his supersonic jump, what happened to his balloon – and is he married? All the questions about the Austrian daredevil you want answered

http://www.guardian.co.uk/sport/shortcuts/2012/oct/15/felix-baumgartner-skydive-key-questions-answered

Submission history affected postpublication impact! @drsilenzi @kevinmd @Medici_Manager

Ricercatori e studiosi non preoccupatevi se un vostro paper riceve inizialmente un rifiuto. È un’opportunità per far aumentare l’ impact factor. Infatti una ricerca del French Institute for Agricultural Reseach mostra che i lavori accettati da una rivista dopo essere stati rifiutati da un’altra ricevono più citazioni.

Avete mai sentito parlare dell’impact factor di un paper? Se sì, probabilmente siete dei ricercatori o dei dottorandi (e si tratta del vostro incubo ricorrente). Nel mondo della ricerca, se non pubblichi con costanza sei praticamente morto. La qualità di un articolo scientifico viene infatti misurata a partire da quella della rivista in cui è pubblicato, a sua volta dipendente dal numero di citazioni che riceve in altri lavori.

Un team di ricerca, guidato da Vincent Calcagno del French Institute for Agricultural Reseach e composto da membri provenienti da Francia, Canada e Stati Uniti, ha studiato i processi di rigetto dei paper. Come spiegato in dettaglio su Science, gli studiosi hanno scoperto che i lavori accettati da una rivista dopo essere stati rifiutati da un’altra ricevono più citazioni rispetto a quelli pubblicati al primo tentativo.

Il team ha esaminato le pubblicazioni di 923 riviste nel periodo 2006-2008. I dati sono stati ottenuti contattando via e-mail i 215mila autori dei paper. A ciascuno è stato chiesto se il proprio scritto era stato inviato solo una volta. In caso contrario, quale editore l’aveva rifiutato in precedenza. Hanno risposto in 80mila.

Il team ha scoperto che circa il 75% dei lavori era stato valutato adeguato al primo tentativo. Il 25% dei documenti erano invece stati ripresentati dopo un primo rifiuto. Nella maggior parte dei casi, gli autori hanno dapprima inviato il loro paper a riviste con un impact factor elevato. Poi, in caso di rifiuto, a quelle di rating più basso. L’aspetto sorprendente è che una volta pubblicati altrove, questi lavori hanno ricevuto molte più citazioni rispetto a quelli della stessa rivista accettati al primo tentativo.

Questo fatto indica che la qualità dei lavori pubblicati sulle riviste scientifiche potrebbe migliorare se i parametri di pubblicazione diventassero più stringenti e il numero di articoli respinti aumentasse. Un’altra possibilità è che solo i documenti che vanno contro il pensiero dominante tendono a essere rifiutati più facilmente. Tuttavia, una volta pubblicati, essi desterebbero così grande scalpore e curiosità da ricevere numerose citazioni.

Ricercatori e dottorandi non devono dunque preoccuparsi se un loro paper riceverà inizialmente un rifiuto. Potrebbe trattarsi di una buona opportunità per fare ancora meglio e avere maggiori possibilità di incrementare il proprio impact factor, il cui valore è spesso determinante per i concorsi e per continuare con successo la propria carriera accademica.

Questo il paper originale:
http://www.sciencemag.org/content/early/2012/10/10/science.1227833

Published Online October 11 2012
Science DOI: 10.1126/science.1227833

REPORT
Flows of Research Manuscripts Among Scientific Journals Reveal Hidden Submission Patterns
V. Calcagno1,2,3,*,†, E. Demoinet2, K. Gollner3, L. Guidi4, D. Ruths5, C. de Mazancourt3,‡

The study of science-making is a growing discipline that builds largely on online publication and citation databases, while prepublication processes remain hidden. Here, we report results from a large-scale survey of the submission process, covering 923 scientific journals from the biological sciences in years 2006–2008. Manuscript flows among journals revealed a modular submission network, with high-impact journals preferentially attracting submissions. However, about 75% of published articles were submitted first to the journal that would publish them, and high-impact journals published proportionally more articles that had been resubmitted from another journal. Submission history affected postpublication impact: Resubmissions from other journals received significantly more citations than first-intent submissions, and resubmissions between different journal communities received significantly fewer citations.

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“Pc negli ospedali, alto rischio virus” La maggior parte non ha protezione

Le apparecchiature presenti nelle strutture sanitarie sono a rischio malfunzionamento per contagio da parte di malware. Conficker è una delle minacce che colpisce di più. I computer messi in rete, collegati a internet e con sistemi non aggiornati aumentano le possibilità di attacco

L’ALLARME arriva dal National Institute of Standards and Technology statunitense: i computer presenti negli ospedali e nelle strutture sanitarie sono sempre più sotto attacco di virus e malware. I software che controllano i macchinari ospedalieri sono molto più connessi tra di loro, nella maggior parte dei casi i pc sono collegati a internet e messi in rete e hanno sistemi operativi Windows non aggiornati. Tutte condizioni, che secondo Kevin Fu, professore di informatica dell’Università del Michigan ed esperto sulla sicurezza di dispositivi medici, aumentano sempre di più il rischio di mandar fuori uso le macchine utilizzate negli ospedali. E il pericolo è tutto per i pazienti.


Da una dimostrazione tenuta da Jack Barnaby, un ricercatore della IOActive, una compagnia di sicurezza informatica  sarebbe possibile colpire anche i peacemaker presenti nel corpo umano.Questo esperimento,  condotto in precedenza anche dal professore Fu, ha dimostrato come sia possibile, con l’uso di un un computer portatile, inviare a distanzauna serie di shock con una potenza di 830-volt ai peacemaker. Attraverso una “funzione segreta” presente in questi dispositivi, secondo Barnaby sarebbe possibile anche attivare tutti i peacemaker e defibrillatori presenti in un raggio di circa 10 metri. La tecnica sfrutterebbe una falla nel sistema dei dispositivi medici, che consentirebbe all’attentatore di violare il firmware e caricare il virus diffondendeloanche ad altri pacemaker.

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Cancro al cervello per il cellulare, la Cassazione dà ragione al manager malato

Innocente Marcolini. Il suo nome dice ancora poco, ma tra vent’anni potrebbe essere sui libri di storia. Magari Google gli dedicherà pure un “doodle”. L’ex manager italiano è il primo uomo al mondo – sino a prova contraria – al quale un tribunale abbia detto «il suo tumore ha a che fare con l’uso del cellulare». Se non una prova medica (anche il Consiglio Superiore di Sanità ha di recente escluso correlazioni, seppur consigliato l’uso quotidiano degli auricolari), almeno è un precedente giudiziario del pericolo che deriva dall’uso del cellulare. Nell’azienda per cui lavorava, Marcolini gestiva il personale: 400 dipendenti e contatti quotidiani con le filiali all’estero. Che, tradotto in poche cifre, significa aver parlato cinque o sei ore al giorno, per dodici anni, tra telefonino e cordless. Prima del suo neurinoma del trigemino. Era il giugno 2002 quando, facendosi la barba, avvertì una strana sensazione al mento, come di torpore. Pochi mesi dopo la diagnosi. «Sentivo un gran calore stando al telefono tutto quel tempo – racconta -. Ma non avrei mai pensato che quel fastidio mi avrebbe rovinato la vita». Il primo grado la relazione è stata negata. In secondo, il 22 dicembre 2009, la Corte d’Appello di Brescia gli ha dato ragione, obbligando l’Inail a versagli una pensione per malattia professionale. Economicamente non ci ha guadagnato quasi niente, ma Marcolini, uomo battagliero, si sente soddisfatto, almeno dal punto di vista morale. «Il mio esempio – racconta – potrebbe dare il via a una class action. Così tutto questo dolore sarà servito a qualcosa. A sensibilizzare chi passa le giornate con quelle pistole puntate alle tempie». Specie oggi, che un altro collega, con mansioni simili alle sue, ha problemi analoghi.

Medici ancora a 70anni in sala operatoria a discapito di @giovanimedici e pazienti? Sembra bloccata la norma…

Apprendiamo che la versione definitiva del testo del Decreto Balduzzi, che il Governo domattina sottoporrà al voto di fiducia della Camera dei Deputati, recepirebbe tutte le richieste dei Giovani Medici.
Nel particolare, verrebbe scongiurata l’ipotesi dell’innalzamento dell’età massima di pensionamento dai 67 ai 70 anni, che andrebbe a detrimento delle giovani generazioni, così come paventata e richiesta dai sindacati che si fanno promotori della Manifestazione del 27 ottobre 2012 e che si sono appellati ancora una volta al Ministro per ribadire le loro richieste  (leggi qui).
Inoltre, verrebbe confermato l’emendamento finalizzato a valorizzare il ruolo dei giovani medici di medicina generale, rimandando in sede di stipula del Patto della Salute la definizione dell’attività remunerata che potranno svolgere i corsisti di medicina generale all’interno dei servizi delle aziende sanitarie e della medicina convenzionata. Tale emendamento non introdurrebbe maggior oneri a carico..[…]
Leggi tutto su GiovaneMedico.it

Quale sanità se dirigenza medica e medici convenzionati vanno in pensione a 70 anni? (da @giovanimedici)

Dopo la presa di distanza del Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, che si è dichiarato contrario ad una Sanità “Jurassic Park”, ed in queste ore anche di altri parlamentari di tutti gli schieramenti, monta la polemica tra i sindacati medici a seguito dell’approvazione di un emendamento all’art. 4 del Decreto Balduzzi che introdurrebbe lapossibilità per i dirigenti medici ospedalieri di andare in pensione a 70 anni, invece che agli attuali 67 anni, prevedendo peraltro che la permanenza in servizio del dirigente interessato dovrà avvenire senza che l’azienda aumenti il numero complessivo dei propri dirigenti(leggi qui).

È, infatti, lo SMI (Sindacato Medico Italiano) a puntare il dito contro un’analoga richiesta di ritardo del pensionamento, che avrebbero formulato in sede Parlamentare alcuni sindacati del territorio a favore dei medici convenzionati (leggi qui).

Senza voler entrare nel merito della dialettica sindacale, crescono le perplessità dei Giovani Medici in merito all’opportunità per i giovani di aderire e rinforzare le file della Manifestazione indetta dai sindacati per il 27 ottobre 2012trattasi, infatti, per la maggior parte delle medesime sigle che hanno richiesto o sostenuto in sede Parlamentare l’innalzamento dell’età massima per l’entrata in quiescenza.

Non sfuggono gli effetti deleteri di tale norma nei confronti delle giovani generazioni di medici (di quelli che aspirano ad entrare nel SSN e di quelli che da anni vivono la condizione del precariato, siano essi titolari di contratto a tempo determinato o di contratti atipici che non offrono né le tutele minimali nè compensi dignitosi), peraltro già “condannate” a non percepire una pensione che possa garantire un adeguato sostentamento alla fine della carriera lavorativa.

Le premesse su cui si fondano le ragioni della Manifestazione sono in gran parte condivisibili, ma scarsa credibilità possono vantare agli occhi dei giovani i principali promotori di tale iniziativa, i quali, nel bene e nel male, sono stati parte attiva nella determinazione delle politiche professionali poco lungimiranti e gerontocratiche assunte in sanità negli ultimi lustri, ed i cui effetti nefasti sono stati messi in evidenza dall’imperversare dell’attuale profonda crisi economico-finanziaria (leggi qui).

Ma le perplessità sulla scarsa attenzione riposta nei confronti delle giovani generazioni a causa della deriva “sindacalista” della professione, in vero, hanno radici più lontane: basti pensare, a titolo esemplificativo, all’iniquo inquadramento degli specializzandi nellaGestione Separata INPS, ed ancora alla mancata adozione di un contratto di formazione per i medici in formazione specifica di medicina generale.

Alla luce dei fatti, pertanto, non si può escludere che dietro i buoni propositi dichiarati vi sia un malcelato interesse di parte di chi ha una breve prospettiva di attività nel SSN, e non la indispensabile visione di sistema che, invece, avrebbe richiesto il coinvolgimento ed il confronto preliminare con base del presente e futuro SSN, ovvero i giovani, prima diassumere iniziative che nel breve periodo avvantaggino esclusivamente chi è prossimo alla fuoriuscita del sistema e che nel medio-lungo termine si ripercuotano negativamente sulle giovani generazioni.

Sembrano ormai maturi i tempi per una presa di coscienza ed un’assunzione di responsabilità da parte delle giovani generazioni, che sono chiamate a difendere la tenuta di un SSN equo, solidale e pubblico, non limitandosi a dire dei “no”, ma avanzando proposte concrete che dovrebbero fondarsi su un preliminare rinnovo della mentalità e del sistema valoriale di riferimento della Professione Medica.

Il Consiglio Esecutivo SIGM

La Società Italiana di Igiene (SItI) ha aderito alla FISPEOS

L’Assemblea generale dei Soci SItI ha approvato all’unanimità la mozione presentata dal nuovo Presidente Michele Conversano di adesione alla Federazione Italiana delle Società di Salute Pubblica e Organizzaizone Sanitaria (FISPEOS) presieduta dal Professor Walter Ricciardi. La FISPEOS sarà l’associazione che federa e raggruppa associazioni scientifiche e professionali nell’ambito della Salute Pubblica, l’Amministrazione ed il Management Sanitario, la Politica e l’Economia della Salute, la Ricerca in Salute Pubblica.

La FISPEOS è stata costituita a Roma il 17 settembre e la SItI figura tra le Società fondatrici con SIMM (Società Italiana Medici Manager), SIHTA (HTA, Società Italiana di Health Technology Assessment), CARD (Confederazione Associazioni Regionali di Distretto), SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) e SISMEC (Società Italiana di Statistica Medica ed Epidemiologia Clinica); AIE (Associazione Italiana Epidemiologia) e ANMDO (Associazione Nazionale dei Medici delle Direzioni Ospedaliere) potranno aderire entro il 31 dicembre di quest’anno come Società fondatrici, diventando come la SItI e le altre Società membri del Consiglio Direttivo. Anche la Società Italiana di Pediatria (SIP) ha aderito alla federazione.

La FISPEOS si costituirà come associazione senza fini di lucro, sottostante al principio di non retribuzione delle cariche sociali, direttive e rappresentative, con la vocazione ad essere riconosciuta come di interesse sociale e sanitario per le autorità. La FISPEOS avrà come finalità il contributo al miglioramento della salute e dei servizi di assistenza sanitaria della popolazione italiana, attraverso la promozione delle conoscenze scientifiche e lo sviluppo professionale della salute pubblica e del management sanitario inteso in un contesto più ampio sia multidisciplinare che collaborativo.

Allo stesso tempo la FISPEOS avrà come fine la promozione dell’efficace governo della sanità attraverso la sintesi e la diffusione delle migliori conoscenze scientifiche sulle problematiche sanitarie e la promozione del buon governo e dello sviluppo di politiche sanitarie efficaci per il sistema sanitario nazionale.

Free apps for preclinical medical students

Free apps for preclinical medical students
By: Tom Lewis
Published: 21 August 2012
DOI: 10.1136/sbmj.e5077
Cite this as: Student BMJ 2012;20:e5077

Evernote
Available for: iOS, Android, Blackberry, Web, Windows, Mac
Price: Free
Rating: ****
Dropbox
Available for: iOS, Android, Blackberry, Web, Windows, Mac
Price: Free
Rating: ****
NICE BNF
Available for: iOS and Android
Price: Free
Rating ****
So you have arrived at medical school, signed up to all the societies, bought all your textbooks, and realised that you have to study some science before you get to touch a patient. Some free apps are available that will help you manage your documents and note taking in your preclinical years.

Evernote is the best free note taking app, and great for keeping track of preclinical medical notes and more. It is available on a wide range of devices, and allows you to “capture anything.” You can make and save notes while you’re on the go and add a variety of media, including text, photos, attachments, and audio notes. The strength of Evernote is that it uses cloud storage so you can access notes from anywhere. With Evernote, you can make notes on your lectures using your computer and then access them on your mobile phone. Evernote notes have several advantages over paper notes.

1. You can search them with the function

2. They are stored in a “cloud” so you can’t lose them

3. They can be edited retrospectively and constantly updated

4. You can include media such as photographs, mindmaps, and videos

5. They can be easily shared

6. They can be integrated with study card apps to quickly turn prose notes into flashcards

Dropbox is a file hosting service on the web that uses cloud storage to allow users to store and share files and folders across the internet. Signing up for the basic Dropbox service is free and gives each user two gigabytes of online storage space. The Dropbox downloadable client will create a folder on your computer. Any files placed in this folder will be automatically uploaded to Dropbox’s servers. The folder—and all its contents—can be accessed from a range of platforms including iOS, Android, Windows Phone 7, and Blackberry, as well as via Dropbox.com. Dropbox is a hassle free method of carrying around all your files, which can be downloaded and viewed on a computer or mobile device at any time. It also has a robust mechanism to share files with friends. You can carry around, access, and update all your electronic files with you wherever you go. Using Dropbox and other companion apps such as GoodReader, lectures can be downloaded, annotated, and automatically uploaded, keeping files uncluttered and easy to manage. Dropbox is the easiest way to transfer files between multiple devices.

During your preclinical years, you will come across a range of drugs and antibiotics that you have never heard of. The British National Formulary (BNF) apps are electronic versions of the reference book that provides offline access to up to date information on prescribing, dispensing, and administering drugs available on the NHS.

Check out Medscape which was reviewed in June: ideal for new medical students who want a free, comprehensive medical resource on their mobile device. (Anand K. A useful app for general medicine. Student BMJ 2012;20:e3649.)

Tom Lewis, second year medical student and features editor, imedicalapps.com

1University of Warwick, Coventry
Competing interests: None declared.

Provenance and peer review: Not commissioned; not externally peer reviewed.

La controriforma sanitaria in Spagna (di Maria Josè Caldes)

Nello scorso aprile è stato approvato un Decreto Reale che riporta indietro di trent’anni la sanità Spagnola. Tornano le mutue e grande spazio alle assicurazioni private. Drastici tagli al budget pubblico e all’assistenza agli immigrati.

Quando, nel 1948, veniva istituito in Gran Bretagna il primo sistema sanitario universalistico (NHS) e quando nei decenni 50 e 60 si affermava (quasi) ovunque il principio della salute come diritto, in Spagna vigeva la dittatura franchista che cesserà solo nel 1975. Durante gli ultimi anni del regime soltanto due terzi della popolazione spagnola aveva una qualche forma di copertura sanitaria.

L’approvazione della Costituzione nel 1978 e della Ley General de Sanidad nel 1986 (istituzione del Sistema Sanitario Nazionale) sono due pietre miliari che allineano la Spagna con le nazioni che hanno adottato il modello universalistico (tipo Beveridge). Ma già dalla sua nascita il settore sanitario pubblico fu preso di mira e presto iniziarono, anche se in maniera molto subdola, le manovre per consentire al capitale privato di entrare nella gestione del settore pubblico[1].

Un deciso passo avanti in direzione della privatizzazione fu fatto nel 1997 dal governo di Jose Maria Aznar[2]. Da allora le strategie verso la privatizzazione e la mercificazione della sanità si sono susseguite come piccole gocce d’acqua, che in maniera quasi impercettibile hanno creato le basi per la riforma introdotta con il regio decreto di aprile [3].

Tale decreto approvato con procedura d’urgenza, senza neppure la discussione parlamentare, contiene varie misure, tra cui: il taglio del 10% del budget nazionale pubblico della sanità (ovvero meno 7 miliardi di euro – NB: la spesa sanitaria pubblica spagnola è tra le più basse in Europa – Tabella 1)[6], l’introduzione di pesanti ticket per i pensionati, l’aumento dello stesso per le altre categorie, misure molto restrittive nell’assistenza sanitaria agli immigrati.

Ma il punto centrale della riforma è il passaggio dal sistema universalistico al sistema assicurativo basato sull’impiego [4]. Secondo alcuni commentatori la crisi economica è stata il pretesto per introdurre nel sistema cambiamenti radicali di tipo liberista, che non erano stati previsti nel programma elettorale del Partito Popolare, vincitore delle elezioni tenute alla fine del 2011. Secondo Joan Benach una controriforma che ci porta 3 decadi indietro. Vogliono le assicurazioni private per i ricchi, la sicurezza sociale per i lavoratori e la beneficenza per i poveri[5].

Tabella 1. Spesa sanitaria in alcuni paesi europei – anno 2010 (Fonte OCSE)

Spesa sanitaria totale pro-capite ($) Spesa sanitaria pubblica pro-capite ($) Spesa sanitaria totale come % del PIL
Francia 3974 3060 11,6
Germania 4338 3331 11,6
Grecia 2914 1730 10,2
Italia 2964 2358 9,1
Spagna (2009) 3076 2265 9,6
Media OCSE 3268 2377 9,5

Gli immigrati irregolari e il diritto all’assistenza

A partire dal 1 settembre scorso, ovvero dal momento di entrata in vigore del Regio Decreto, cessa di avere validità la tessera sanitaria concessa agli immigrati senza documenti che non avranno più accesso all’assistenza sanitaria gratuita, questa verrà garantita solo a coloro in possesso di una tessera sanitaria europea o nazionale se lo straniero è regolarmente presente sul territorio. Saranno solamente garantite le prestazioni in regime di urgenza ospedaliera e l’assistenza alle donne durante la gravidanza, parto e puerperio e ai minori di 18 anni.

Fino all’entrata in vigore del regio decreto il legislatore spagnolo non aveva operato distinzione tra stranieri “regolari” ed “irregolari” ed aveva riconosciuto anche a questi ultimi la possibilità di un pieno accesso all’assistenza sanitaria a parità di condizioni con i cittadini spagnoli a patto che si iscrivessero nel registro municipale di domicilio (padron municipal). Una iscrizione, quest’ultima, con finalità esclusivamente statistiche che veniva concessa indipendentemente dalla regolarizzazione dell’immigrato o dai permessi di residenza e lavoro.

Obiettivo dichiarato della nuova normativa è quello di regolarizzare la presenza dell’ingente numero di stranieri che approfittavano delle condizioni favorevoli (più che in altri paesi europei) per usufruire dei servizi sanitari a spese delle stato spagnolo. Tuttavia le statistiche ufficiali evidenziano come siano gli immigrati irregolari ad essere il gruppo della popolazione maggiormente colpito dalla riforma.

La popolazione straniera presente in Spagna secondo i dati dell’Istituto nazionale di Statistica nel 2012 è di 5.771.040, dei quali 5.251.094 si trovano in situazione di legalità, vale a dire con regolare permesso di residenza (dati del registro del Ministero del lavoro). Il numero dei cittadini “senza documenti” risulta essere pari a 459.946, ma se pensiamo che di questi ultimi ben 306.477 provengono dei paesi dell’UE e non hanno dunque l’obbligo di iscrizione al sistema sanitario, rimangono 153.469 immigranti non comunitari, senza regolare permesso di soggiorno che risultano essere quelli maggiormente colpiti da questa norma.
Ma se il problema del Governo Spagnolo di Rajoy è ridurre parte della spesa sanitaria per garantire la sostenibilità del servizio sanitario pubblico sommerso da un debito pubblico di 16 miliardi di euro, in numerosi si chiedono se veramente il rifiuto dell’assistenza a 153.469 persone senza documenti possa portare ad un grande risparmio.
L’entità del risparmio sembra, inoltre, essere più esigua rispetto a quanto dichiarato dal Governo che conta di ottenere un taglio di spesa pari a 500 milioni di euro: moltiplicando infatti la spesa sanitaria annua pro capite pari a 1.600 € per il numero degli immigrati senza documenti, ovvero 153.469, si ottiene la metà di quanto stimato dal Ministero della Sanità spagnolo, ovvero circa 245 milioni di Euro.

Comunque sia, il Ministero della Sanità ha dichiarato che non lascerà nessun malato cronico o grave senza assistenza. Nel caso in cui esistano accordi bilaterali o si tratti di persone con cittadinanza in un paese comunitario, sarà il paese di origine a coprire il costo dell’assistenza; nel caso contrario verrà offerta ai migranti una polizza assicurativa con copertura sanitaria completa al costo di 710,40 € anno – pari a 59,20 € al mese-; questa cifra aumenterà fino a 155,40 € al mese per i maggiori di 65 anni.

Questa misura è ancora in fase di discussione ma se pensiamo che la popolazione migrante è composta fondamentalmente da popolazione giovane e sana, con un utilizzo molto limitato dei servizi sanitari e caratterizzata da una grande scarsità di risorse, risulta ovvio che pochi di loro decideranno di aderirne. Questo comporterà senz’altro un maggior ricorso ai servizi di emergenza degli ospedali con un ovvio incremento delle spese delle prestazioni ospedaliere rispetto ai costi della assistenza sanitaria di base, inoltre causerà dei grossi problemi per la continuità delle cure dei pazienti cronici o con malattie gravi che avranno come unico punto di riferimento i Pronto soccorso ospedalieri. Un ulteriore conseguenza problematica delle riforma risulta essere il controllo delle malattie infettive, che potrà senz’altro comportare dei gravi problemi di sanità pubblica.

Quello che è altrettanto preoccupante è la controfferta delle assicurazioni private, che vedono nei migranti irregolari i nuovi potenziali clienti, offrendo loro pacchetti di prestazioni assistenziali a “buon mercato” e con costi minori di quelli del sistema sanitario pubblico.

Anche in Spagna è dunque oramai evidente come la crisi economica porti in dote la tendenza alla privatizzazione del sistema sanitario nazionale e l’apertura del “mercato della salute” al mondo del privato nelle sue diverse rappresentazioni.

Derecho a curar

I tagli decisi dal Governo hanno causato proteste non solo da parte degli immigrati irregolari.

Medicos del Mundo Spagna ha lanciato la campagna “Derecho a curar”[6] (Diritto ad assistere) in appoggio all’iniziativa della Sociedad Espanola de Medicina de Familia y Comunitaria con la quale il personale sanitario ha deciso di obiettare la norma e di garantire l’accesso all’assistenza sanitaria alla popolazione migrante irregolare. Un’iniziativa, questa ultima, dapprima rivolta ai medici di famiglia poi estesasi ai medici di tutte le specialistiche, al personale infermieristico e amministrativo. La campagna di Medicos del mundo cerca anche di mobilitare e sensibilizzare l’opinione pubblica in appoggio della professione medica e a favore del diritto alla salute e contro il decreto legge della riforma sanitaria.

L’assistenza sanitaria agli immigrati irregolari ha – inoltre – diviso il paese in due metà. Mentre i Governi delle autonomie governate dal PP (Madrid, Castiglia-La Mancia, Aragona, Mursia, Valencia, Extremadura, Baleari, Cantabria , la Rioja) hanno cominciato a dare attuazione al decreto, le regioni che si oppongono alla misura (Catalogna, Paese Vasco, Asturie, Andalusia, Navarra, Canarie, Galizia e Castiglia-Leon) stanno verificando come poter continuare ad offrire l’assistenza media gratuita anche dopo l’entrata in vigore del decreto in base al proprio Statuto di autonomia.

Maria Josè Caldes, medico di sanità pubblica, responsabile cooperazione sanitaria internazionale, Regione Toscana.

da SaluteInternazionale

Bibliografia

1) Rapporto Abril nel 1991, Jano XLI (963). pág 45-69.
2) Legge n. 15/97: http://www.boe.es
3) Regio Decreto Legge 16/2012 [PDF: 570 Kb]
4) Garcia Rada A. New legislation transforms Spain’s health system from universal access to one based on employment. BMJ 2012; 344:e3196
5) Joan Benach. Avanzar al pasado: la sanidad como mercancia. El PAIS, 16.08.2012
6) Derechoacurar.org