Sei medico e non ti continui a formare accumulando ECM? Il Ministero di cancella dai registri.

Il Ministero della Salute ha cancellato dal registro dei medici competenti circa 6mila degli oltre 10mila colleghi che si erano originariamente iscritti. Ciò per non avere acquisito i necessari crediti ECM previsti dal D.Lgs 81/2008 (150 crediti in tre anni, il 70% su temi di igiene e sicurezza sul lavoro). Tale provvedimento, oltre a costituire un precedente rilevante anche per altre specialità, dimezza il numero di figure professionali disponibili sul mercato togliendo di fatto a molte aziende la possibilità di utilizzare medici non più idonei a tale funzione. In attesa di eventuali provvedimenti del Ministero, auspicati da più parti (vedi comunicato ANMA), la newsletter Igienisti Online ha diffuso una nota di Matteo Riccò (Segretario della Sezione Emilia-Romagna della SItI, specialista in igiene e medicina del lavoro e medico competente) che ripercorre le tappe dell’iter evidenziandone anche alcuni aspetti controversi.

Tratto da Igienisti Online

Tra le vittime dell’ISIS ora ci sono anche i medici

I medici uccisi da Isis in un fotogramma del filmato diffuso in rete
I medici uccisi da Isis in un fotogramma del filmato diffuso in rete
Torna a far paura lo Stato Islamico (IS) e lo fa macchiando di sangue i camici bianchi. Infatti in Iraq, i jihadisti islamici hanno freddato con colpi di arma da fuoco alla testa una decina di «medici che si erano rifiutati di prestare cure ai miliziani feriti». A darne notizia è il canale satellitare iracheno Sumariya, che mostra un video diffuso dallo stesso ISIS. Secondo l’emittente, la strage è avvenuta a sud di Mosul, nel nord dell’Iraq, nei pressi di Hamam al Alil. Da tempo Isis ha avviato una campagna di reclutamento di giovani medici stranieri in modo da assicurarsi cure per i suoi soldati feriti. Inoltre, come dimostrano i proclami della propaganda, tra i compiti attribuiti alle donne c’è quello di praticare e studiare medicina.

           Tratto da Corriere.it

DEVI SCEGLIERE TRA 4 o 5 ANNI: ECCO LE FAQ DEL SIGM PER RISPONDERE AI DUBBI E ALLE LEGGENDE DELLA RETE

Un Gruppo di Lavoro del Dipartimento Specializzandi dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) ha predisposto delle FAQ (Domande e Risposte) relative ai quesiti più frequenti riguardanti il Decreto Interministeriale del 4 febbraio 2015, n. 68 che ha introdotto il Riordino delle Scuole di Specializzazione di area sanitaria con una rimodulazione dell’assetto formativo delle singole Scuole e, per alcune di queste, anche con una riduzione della durata del corso formativo. Buona lettura.

GUIDA PER L’OPZIONE AL NUOVO ORDINAMENTO DIDATTICO SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE: FAQ (DOMANDE E RISPOSTE) 

“NON C’È SOLO LA DURATA: SENSIBILIZZIAMO LE ISTITUZIONI PER UNA FORMAZIONE DI QUALITÀ!”

COMUNICATO STAMPA

ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI MEDICI (SIGM)

Un “mail-bombing” per chiedere al MIUR ed al Ministero della Salute di farsi garanti dell’adozione ed utilizzo di indicatori di performance assistenziali e formative nel processo di accreditamento e di attivazione delle Scuole di Specializzazione di medicina ai sensi della Riforma sul Riordino.

In queste giornate caotiche in cui molti medici in formazione specialistica sono chiamati ad effettuare una scelta “a scatola chiusa” nell’esercizio del diritto di opzione al nuovo ordinamento didattico delle scuole di specializzazione di medicina è doveroso ricordare come più che la DURATA sotto i riflettori del processo di riordino debba rimanere la QUALITÀ della formazione. Qualità sempre difficile da dimostrare ma che, sicuramente, si può misurare!

Tra gli aspetti innovativi e qualificanti del Decreto Interministeriale sul Riordino degli Ordinamenti didattici delle scuole di specializzazione di area sanitaria (D.I. 4 febbraio 2015 n. 68), di particolare interesse resta l’introduzione di specifici Indicatori di Qualità (indicatori di performance assistenziali e formative), in aggiunta agli standard e ai requisiti strutturali e organizzativi ad oggi utilizzati ai fini dell’accreditamento ed attivazione delle scuole di specializzazione.

Al fine di chiedere al MIUR ed al Ministero della Salute di farsi garanti dell’adozione e dell’utilizzo dei citati indicatori di qualità, l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) lancia un “mail-bombing”.

Sono invitati ad aderire all’iniziativa tutti i medici in formazione specialistica e gli aspiranti specializzandi (neolaureati e studenti in medicina). A partire dal 30 marzo 2015 e sino al 2 aprile 2015 questi dovranno inviare il testo allegato (SCARICARE) ed inviarlo per e-mail al MIUR (segreteria.cdg@istruzione.it) ed al Ministero della Salute (segr.capogabinetto@sanita.it).

Maggiori info su:

http://www.giovanemedico.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2189:non-ce-solo-la-durata-sensibilizziamo-le-istituzioni-per-una-formazione-di-qualita&catid=121:specializzandi&Itemid=178

TUTTO QUELLO CHE UN GIOVANE MEDICO DOVREBBE SAPERE PER PROGRAMMARE IL PROPRIO FUTURO

Estratto da “APPELLO ALLE GIOVANI GENERAZIONI DI MEDICI” (testo da leggere [tutto] e su cui riflettere [molto])

Purtroppo il nostro rimane il Paese dove si continua a definire il numero di accessi programmati a medicina ed ai percorsi di formazione post lauream (scuole di specializzazione e corsi regionali di formazione specifica di medicina generale) in base al dato storico o in funzione dei condizionamenti derivanti da interessi di parte, ovvero senza prevedere gli scenari di salute ed organizzare l’assistenza mettendo al centro il bisogno di salute della popolazione (link). 

È il Paese in cui non si riesce a realizzare una adeguata selezione della classe dirigente della sanità, vuoi perché la politica, invece di investire e sostenere un processo di implementazione di una riforma epocale che interessa migliaia di medici, per superficialità ed incompetenza rende più complicato il tutto, nonostante gli appelli delle Associazioni di categoria, e mette a rischio l’innovazione del concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione, vuoi perchè gli interessi di parte riducono le Regioni all’organizzazione di concorsi privi di ogni criterio di trasparenza e meritocrazia per l’accesso ai corsi regionali di medicina generale. E l’interesse di parte o dei singoli prevale anche tanto per l’accesso ai ruoli del SSN (dove la raccomandazione prevale sull’essere un buon professionista e dove i “primariati” sono tagliati su misura) quanto per l’accesso al convenzionamento nel territorio (dove l’appartenenza ad una lobby professionale supera ogni concetto di meritocrazia).

È il Paese in cui chi sbaglia non si fa da parte, ma continua a governare con la stessa approssimazione, se non peggio, le vicende che interessano migliaia di giovani medici aspiranti specializzandi, arrivando al punto di comunicare a mezzo stampa, nel corso dell’ultimo giorno utile per la pubblicazione del bando di concorso, l’avvio dell’iter di modifica del Regolamento che disciplina le modalità di selezione, gettando tali giovani laureati nel limbo dell’incertezza.

È il Paese in cui nel corso dello scorso anno accademico tanto al concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione quanto ai concorsi regionali per l’accesso ai corsi di medicina generale si sono iscritti circa 12000 medici. Di questi, soltanto 6400 circa hanno trovato o stanno trovando collocazioneutile nelle scuole di specializzazione (circa 5500 contratti) e nei corsi di medicina generale (circa 900 borse di studio).

E di questi “fortunati” colleghi futuri specialisti e generalisti il futuro occupazionale è incerto, laddove si consideri che troppo pochi sono i medici generalisti e specialisti che vengono formati per lavorare nel territorio [FRANCIAn. laureati in medicina: circa 7400 anno; n. posti post-lauream a.a 2013/2014: 7903 (di cui n. posti in Scuole di Specializzazione esclusa Medicina Generale a.a 2013/2014: 4033; n. posti in Scuola di Specializzazione in Medicina Generale: 3870). SPAGNAn. laureati in medicina: circa 7000 anno; n. posti post-lauream a.a 2013/2014: 6150 (di cui n. posti in Scuole di Specializzazione esclusa Medicina Generale a.a 2013/2014: 4375; n. posti in Scuola di Specializzazione in Medicina Generale: 1775] e troppi, di contro, sono gli specialisti addestrati in branche orientate prevalentemente alle acuzie e quindi con sbocchi lavorativi negli ospedali. Senza dimenticare l’aspetto quantitativo, essendo noto come il fenomeno del task shifting, unitamente allo spostamento delle cure nel territorio, richieda la disponibilità di un minor numero di medici rispetto al passato [con 3,92 medici ogni 1000 abitanti, l’Italia già nel 2010 si poneva al terzo posto tra i Paesi dell’Europa a 27, a fronte di un dato medio UE pari a 3,37 medici ogni 1000 abitanti. Dal 2010 ad oggi il quadro si è “aggravato” a causa del blocco dei pensionamenti e della stabilizzazione dei precari (turn over), nonché per l’incremento degli accessi programmati a medicina, innalzati dalle circa 7500 sino gli attuali circa 10000 al netto degli accessi in sovrannumero].

Continua a leggere su “APPELLO ALLE GIOVANI GENERAZIONI DI MEDICI” (testo da leggere [tutto] e su cui riflettere [molto])

TAR boccia il ricorso del Codacons sulla validità del concorso di specializzazione #medicina 

Il Tar ha ritenuto infondato il ricorso [presentato dal Codacons contro il concorso nazionale di accesso alle scuole di specializzazione 2013/2014], specificando che l’inversione delle domande era avvenuta sì ma aveva «comunque riguardato quesiti afferenti alla Scienza medica e non ad altra materia e che non esistono prove di «disparità di trattamento, eccesso di potere, difetto di imparzialità, pubblicità e trasparenza, arbitrarietà e irragionevolezza nel ricalcolo dei punteggi dei candidati, disparità di trattamento e ingiustizia manifesta».Secondo i giudici amministrativi, «a fronte di un minor danno – la neutralizzazione di due domande su trenta per ciascuna delle due Aree Medica e dei Servizi clinici – si è potuto evitare l’annullamento totale della procedura a discapito di quanti avessero raggiunto posizioni atte a far loro conseguire l’iscrizione ad una Scuola di Specializzazione a prescindere dalle due domande errate».

La prova è valida a tutti gli effetti, quindi.

Leggi articolo completo qui 

#PostiMedicina Arriva la programmazione delle Regioni: si diminuisce troppo poco (e senza metodo)

La richiesta delle Regioni per quest’anno è in generale minore rispetto allo scorso anno; sarebbe lievemente ridotta per Medicina e chirurgia, da 10.693 a 10.222 con 471 posti in meno (-4,4%),

mentre è ancora più ridotta per Odontoiatria che passa da 844 a 700 con 144 in meno (-17%) e soprattutto per Veterinaria da 657 a 472, con 185 in meno (-28%).

Sul totale dei tre corsi di laurea, a determinare queste riduzioni sono in particolare le Regioni:

Veneto da 910 del 2014-15 al 750 del 2015-16 (-18%),

Lazio (-10%) da 1.590 a 1.435,

Campania (-27%) da 1.600 a 1.170,

Sicilia (-50%) da 1.130 a 570

Sardegna (-13%) da 418 a 365.

Tuttavia, queste riduzioni vengono però bilanciate dagli aumenti di Lombardia (+16%) e Puglia (+53%).

Permane l’assenza di un criterio programmatorio che garantisca una sostenibilità presente e futura con una pianificazione di quanti e quali medici dovranno essere formati per essere funzionali ad un sistema sanitario che risponda veramente ai bisogni delle persone e alle sfide poste dai trend di malattia.

Estratto da Sole24OreSanità articolo a cura di A. Mastrillo

[#GiovaniOMCeO]: Richiesta di presa di posizione da parte della #FNOMCeO su bozza Ddl delega ex art. 22 del Patto della Salute

Al Presidente FNOMCeO

Ai Presidenti degli OMCeO Provinciali

p.c.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca

Al Ministro della Salute

Al Presidente della Conferenza Stato Regioni

Agli Assessori Sanità Regionali

Oggetto: Richiesta di presa di posizione da parte della FNOMCeO su bozza ddl delega ex art. 22 del Patto della Salute

La lettura della bozza del Ddl delega ex art. 22 del Patto della Salute su “gestione e sviluppo delle risorse umane del SSN”, messa a punto di recente dal Tavolo politico che avrebbe dovuto terminare i suoi lavori, secondo il cronoprogramma stabilito dal Patto della salute, il 31 ottobre u.s., desta non poche preoccupazioni e perplessità che tenteremo di seguito di sintetizzare.

Secondo quanto previsto dall’art.1 del predetto DDL, al punto 1, lettera a (1-3), in materia di accesso del personale medico al Servizio Sanitario Nazionale ed il relativo inquadramento in una categoria non dirigenziale, i medici potrebbero, infatti, accedere al SSN anche in assenza del diploma di specializzazione (probabilmente, ma non è specificato, a seguito di pubblico concorso), con un inquadramento non dirigenziale, ovvero inseriti nel comparto sanitario (andando incontro ad una parificazione con il personale paramedico). Resta, a questo proposito, alquanto difficile interpretare il profilo di responsabilità professionale propria di tali figure, che rimangono comunque medici aldilà della volontà di perseguire un loro inquadramento nell’ambito del comparto, con le conseguenti gravi ripercussioni sia sui professionisti, ma soprattutto sugli utenti. In aggiunta è stata, altresì, paventata la possibilità per una parte dei medici inquadrati in tale peculiare profilo di entrare in soprannumero, al termine di un non meglio definito periodo di prova, in una scuola di specializzazione di area sanitaria.

Per argomentare quanto sia dequalificante una proposta di questo tipo non ricorreremo a paradigmi legati alla deontologia e al valore della Professione, benché validissimi e sufficienti di per sé a pesare e valutare una siffatta proposta, bensì ci limiteremo a descrivere il contesto nel quale una soluzione del genere viene proposta.

In una situazione caratterizzata da una pressoché assente programmazione di risorse umane nella sanità italiana e da criticità crescenti per i giovani medici italiani, in ambito sia di formazione sia di accesso al lavoro, sembra assurdo che si arrivi a teorizzare un doppio binario formativo e l’inserimento di medici neolaureati con contratto riservato ad altre figure professionali non mediche nelle strutture della reti sanitarie regionali. Lo dice il buon senso: tanto la formazione quanto la Professione medica subirebbero un sicuro declassamento, piegandosi, di fatto, alle esigenze delle Regioni e dei rispettivi Servizi Sanitari Regionali, che inquadrerebbero i medici “in categoria non dirigenziale nell’ambito dei rispettivi contratti di area III e IV, i cui livelli retributivi siano equivalenti a quelli previsti per la categoria DS del comparto“, rinunciando a formare in maniera adeguata professionalità utili a rendere il sistema competitivo. Tali nuove figure professionali, poi, (neanche lontanamente paragonabili agli attuali specializzandi, sia per status sia per diritti e tutele) sarebbero impiegate, probabilmente, anche in ospedali periferici (spesso da riconvertire o chiudere secondo i criteri di qualità e sicurezza per operatori e pazienti) dotati di una casistica clinica insufficiente e carenti di strutture e risorse umane (tutor) utili a formare uno specialista.

Desta non minore preoccupazione l’annuncio (1.a.4) della volontà di “soppressione di un numero di posti nelle dotazioni organiche delle aziende ed enti sanitari equivalenti nel piano finanziario”. In ciò si ravvisa l’ennesimo tentativo di far pagare la sostenibilità della sanità alle giovani generazioni di medici e professionisti sanitari, come se non fosse noto a tutti l’esorbitante conto di sprechi e inappropriatezze organizzativo-gestionali in essere nei vari contesti sanitari regionali. Di tali restrizioni ne soffrirebbero i neo specialisti e, in prospettiva, tutti gli attuali laureati abilitati e studenti in medicina, che si vedrebbero azzerare nel tempo le future possibilità di assunzione.

A tutt’oggi, non sono ancora chiare le modalità di ammissione in soprannumero alle scuole di specializzazione enunciate al punto 1.a.5, che sarebbero adottate  in assenza di un qualsiasi criterio di programmazione e di una metodologia scientificamente fondata per definire i fabbisogni di medici (basti guardare all’attuale programmazione dei fabbisogni esitata dalle singole Regioni, che seguono il dato storico e la logica del trend dei pensionamenti, mentre è ormai prassi all’estero pianificare nel tempo secondo i trend epidemiologici ed il carico di malattia).

Nelle lettere b e c della bozza del documento ritroviamo gli enunciati presentati in un vecchio Ddl a firma dell’allora Ministro Fazio e poi ripresentati mesi addietro in un omnibus dall’attuale Ministro Lorenzin: la partecipazione alle attività ordinarie delle U.O. delle aziende del SSN fino a completa autonomia. Anche qui è necessario sottolineare come, un siffatto provvedimento, senza garanzia di non sostituibilità del personale di ruolo con i discenti e, soprattutto, di non saturazione delle piante organiche, rischia di diventare un pericoloso boomerang per le speranze di accesso al lavoro da parte dei futuri specialisti in quanto si configurerebbero situazioni in cui l’ampio turnover renderebbe inutile bandire concorsi per assumere nuovo personale dirigente medico.

Nel testo, si affronta, infine, anche lo sviluppo professionale di carriera della dirigenza (1.d) attraverso 1) introduzione di misure per una maggiore flessibilità nei processi di gestione delle risorse umane; 2) definizione e differenziamento all’interno della dirigenza medica e sanitaria di percorsi di natura gestionale e percorsi di natura professionale.

Se il primo punto appare talmente indefinito da sembrare pericoloso, il secondo lascia intravedere un pericolosissimo attentato ai principi della clinical governance, approccio sistematico che orienta alla qualità e al miglioramento continuo la pratica clinica centrata sul paziente, con una dequalificante forzata scissione tra competenze manageriali e cliniche in completa antitesi con ogni evidenza scientifica e ogni modello gestionale di successo. Nell’era del “medico manager”, leader dei sistemi sanitari complessi, non si comprende come la scelta di un percorso manageriale possa annullare l’attività clinica di un medico, o, viceversa, come sia possibile la scelta di un percorso professionale puro, incontaminato dal management, a meno che questo non si configuri invece come un mero tentativo di “circoscrizione tecnica” di un professionista nel tentativo di espropriare il medico dal proprio ruolo di leader della sanità italiana e dei suoi processi assistenziali.

Chi scrive ritiene quanto mai urgente che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e Odontoiatri e gli OMCeO tutti prendano una ferma posizione sul tema ed agevolino l’apertura di un dibattito interno alla Professione e con l’opinione pubblica intera su quanto sta accadendo, a garanzia del futuro di chi è chiamato a tutelare, con la propria opera professionale, la salute dei cittadini. Che una riforma della formazione medica e di area sanitaria vada fatta, e in fretta, è ormai assodato. Ma è parimenti necessario evitare la discesa nell’abisso della dequalificazione professionale.

Senza retorica, alla lettera recentemente indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri nella quale il Presidente FNOMCeO richiedeva di “reingegnerizzare un sistema che sia idoneo a garantire a tutti i giovani che si laureano in Medicina e chirurgia non un lavoro certo ma quanto meno la possibilità di competere per un lavoro agendo o sul braccio formativo o sulle regole di accesso al lavoro o molto meglio su entrambi”, è necessario che faccia seguito, da parte del massimo organismo di rappresentanza della Professione, una presa di posizione netta e dura in merito al testo del DDL 5 novembre 2014 che, così come formulato, mortifica l’essenza stessa della Medicina.

In tal senso, l’unica strada utile e opportuna appare senza dubbio l’integrazione delle migliori esperienze ed eccellenze che possano esprimere i vari ambiti della sanità, creando una piena osmosi tra Università e SSN (nella sua duplice declinazione di Ospedale e Territorio).

Nonostante lo sforzo profuso per arrivare ai 5.000 contratti ministeriali, risultato raggiunto grazie allo stanziamento di risorse economiche aggiuntive da parte del governo, è necessario pensare da subito a un piano di rientro a garanzia del diritto alla formazione post laurea che faccia fronte agli attuali trend di accesso al corso di laurea in medicina, attestatisi sulle 10.000 unità senza alcun fondamento di carattere programmatorio.

Bene utilizzare anche le risorse delle Regioni per garantire il diritto di formazione all’interno di reti formative realmente integrate e di qualità a chi, da medico abilitato, è già oggi un’incredibile risorsa accantonata e non valorizzata, pronta ad essere da subito un valore aggiunto per la nostra sanità e per la tutela del diritto alla salute dei cittadini. Allo stesso modo sembra necessario garantire quanto prima ai medici in possesso del titolo di specializzazione o del diploma di formazione specifica in medicina generale la possibilità di accesso stabile nel nostro sistema sanitario scongiurando la scelta da parte di alcuni dell’emigrazione forzata o di una seconda specializzazione tampone.

Per ottenere ciò è quanto mai urgente rimettere al centro la programmazione, ridurre gli ingressi al corso di laurea in medicina e garantire il diritto alla formazione post laurea per mezzo della valorizzazione delle strutture di eccellenza del SSN ed il potenziamento di reti formative integate. Per farlo serve lavorare su indicatori di volume e di performance assistenziale, in modo da selezionare i contesti più idonei a garantire un’ adeguata e qualitativamente fondata formazione e professionalizzazione dei giovani medici. Le Istituzioni e le Agenzie di un Paese economicamente avanzato, non possono non avere tutti gli strumenti per poterlo fare. Allo stesso modo la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e Odontoiatri deve essere messa nelle condizioni di poter contribuire attivamente a un processo di riordino della formazione medica che punti all’integrazione delle eccellenze di Università e SSN.

Sicuri di trovare sensibilità, condivisione e pieno supporto attendiamo fiduciosi una presa di posizione dell’Istituzione cui tutti noi guardiamo come garante della tutela della Professione Medica.

Rocco Guerra (OMCeo Bari)

Giuseppe Frau (OMCeO Cagliari)

Carlo Piredda (OMCeO Cagliari)

Filippo Narese (OMCeO Caltanissetta)

Pasquale Gianluca Albanese (OMCeO Catania)

Salvo D’Agati (OMCeO Catania)

Raffaele Gibilisco (OMCeO Catania)

Salvatore Vitale (OMCeO Catania)

Francesco Ursini (OMCeO Catanzaro)

Sara Antenucci (OMCeO Chieti)

Lorenzo Capasso (OMCeO Chieti)

Pietro Castellan (OMCeO Chieti)

Sebastiano Di Nardo (OMCeO Chieti)

Caterina Miscia (OMCeO Chieti)

Federico Nervegna (OMCeO Chieti)

Renata Gili (OMCeO Cuneo)

Roberto Altavilla (OMCeO Ferrara)

Giovanni Elia (OMCeO Ferrara)

Zairo Ferrante (OMCeO Ferrara)

Agostino Panajia (OMCeO Ferrara)

Francesco Lapolla (OMCeO Foggia)

Elena Pieroni (OMCeO Macerata)

Andrea Silenzi (OMCeO Macerata)

Martino Massimiliano Trapani (OMCeo Milano)

Carlo Curato (OMCeO Modena)

Pierino di Silverio (OMCeO Napoli)

Salvatore Moscadini (OMCeO Palermo)

Virgilio de Bono (OMCeO Roma)

[il documento resta aperto all’adesione di ulteriori sottoscrittori tra quanti tra i giovani medici consiglieri di ordine, componenti delle commissioni dei revisori dei conti e commissioni giovani medici condividono i contenuti del presente documento – inviare propria richiesta di adesione a omceo.giovani@gmail.com]

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Formazione medica specialistica: nuovi fondi da Lombardia e Friuli Venezia Giulia per il concorso a.a. 2014/2015

Continua il lavoro per sostenibilità della formazione medica post laurea, stavolta con l’impegno delle Regioni.

Difatti, seppur solo nella giornata di domani 28 ottobre 2014 prenderanno il via le procedure concorsuali per l’accesso alle Scuole di Specializzazione di medicina a.a. 2013/2014, segnando il battesimo ufficiale del concorso a graduatoria nazionale per tipologia, già si lavora in vista del prossimo concorso di accesso alle scuole di specializzazione a.a. 2014/2015.

Confermati in arrivo maggiori fondi da LOMBARDIA  e FRIULI VENEZIA GIULIA   per un concorso che verosimilmente, stante le previsioni del MIUR, si svolgerà prima dell’estate 2015.

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