The Guardian: Serve un nuovo piano Marshall

Per uscire dall’interminabile crisi del debito, l’Europa avrebbe bisogno di un programma ambizioso come quello promosso dagli Stati Uniti nel dopoguerra. Ma stavolta la volontà latita e gli avversari sono molti e potenti.

Nel 1947 gli americani innescarono la ripresa economica dell’Europa attraverso il piano Marshall. Oggi c’è chi vorrebbe che l’Europa ne mettesse a punto uno nuovo per salvare se stessa. Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e il primo ministro polacco Donald Tusk – prossimo presidente del Consiglio dei ministri europei – hanno fatto capire chiaramente che il governo di Atene e altri esecutivi d’Europa non saranno più in grado di “vendere” agli elettori nuovi programmi di austerity con la promessa della ripresa economica e del rinnovamento. Il voto della settimana scorsa ha fatto guadagnare un po’ di tempo a tutti, ma non molto. Un nuovo piano Marshall è un’ipotesi realizzabile o soltanto una speranza vana? Riesaminare brevemente la situazione dell’Europa negli anni quaranta può essere utile per capire la realtà attuale e individuare gli ostacoli futuri.

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Italia Futura: ogni lunedi il meglio della Stampa europea tradotto in italiano

Con la rubrica Mondo Futuro vi abbiamo proposto, dalla nascita di Italia Futura ad oggi, gli articoli riguardanti le idee e i dibattiti più stimolanti provenienti dal resto del mondo.

Proseguiamo in questa direzione collaborando con Presseurop.eu, per offrirvi il meglio dell’informazione europea (clicca qui).

Presseurop.eu è il primo sito di informazione multilingue voluto dalla Commissione Europea e curato, per la parte italiana, dalla redazione del settimanaleInternazionale. Ogni settimana vi proporremmo tre temi da leggere, ne troverete molti altri navigando su Presseurop.eu.

Le difficoltà e le sfide del’Europa odierna non si curano dei confini. Solo guardando oltre si possono trovare soluzioni efficaci per uscire dai particolarismi in cui troppo spesso è imprigionato il dibattito italiano.

http://www.italiafutura.it/gw/producer/producer.aspx?t=/speciale/presseurop/documenti/indice.htm&gpl=172

Energy drink, nei musicisti favoriscono l’abuso di alcol e farmaci

Secondo Katleen Miller, coautrice dello studio, lo stile di vita dei musicisti professionisti, caratterizzato da orari sregolati e poche ore di sonno, li rende consumatori ideali di energy drink. Attenzione, avvertono però gli esperti: l’elevato contenuto di caffeina espone a un rischio di intossicazione doppio rispetto ad altri prodotti e aumenta gli episodi di ansia, irritabilità, insonnia e problemi cardiocircolatori.

Nei musicisti l’uso frequente di energy drink è associato all’abuso di alcol e farmaci: è quanto sostiene uno studio del Research Institute on Addictions dell’Università di Buffalo (Stati Uniti) pubblicato sul Journal of Caffeine Research, da cui emerge che il 57% dei musicisti è un consumatore abituale di energy drink e che, fra questi, l’abitudine alle sbronze è maggiore (76% rispetto al 59% di chi non consuma bevande energetiche), così come l’abuso di farmaci (31% contro 13% dei non utilizzatori).

La ricerca ha coinvolto 226 musicisti, di cui il 36% professionisti, di età compresa fra i 18 e i 45 anni e ha rilevato che il 68% dei musicisti esagera con l’alcol almeno una o due volte all’anno e il 74% soffre di problemi come postumi da sbronza, litigi legati all’ubriacatura o pentimenti riguardo ciò che si è fatto da ubriachi. Dallo studio è inoltre emerso il 23% dei musicisti abusa di farmaci, il 52% di marijuana, il 25% di droghe psichedeliche e il 21% di cocaina.

di Silvia Soligon

Quelle acrobazie contabili anti-deficit che non hanno salvato il San Raffaele (da Corriere della Sera)

Un gruppo come il San Raffaele non diventa insolvente da un anno all’altro. Bisogna scavare nel passato. Sia quello più recente delle operazioni estere di Vds e Assion Aircraft e delle italiane Blu Energy ed Edilraf, sia il passato remoto di alcune acrobazie contabili. Non risulta, per esempio, che abbia riempito il portafoglio con spazzatura finanziaria, cioè titoli ad alto rischio che la crisi degli anni scorsi ha incenerito. La gestione di Mario Cal, da questo punto di vista, era rigorosa. Almeno quando non si dovevano  rincorrere le dispendiose «ispirazioni» del fondatore don Luigi Verzé. E il core business, ovvero la gestione ospedaliera, è sempre stata in equilibrio.

Però la Fondazione Monte Tabor oltre che holding (anomala) di un grande polo della sanità, della ricerca e della formazione, pian piano ha accresciuto la sua attività immobiliare e di «proprietaria terriera» , sia in Italia che all’estero. E su queste proprietà potrebbe aver fatto leva per coprire disavanzi di bilancio. Sono ipotesi che starebbero  emergendo anche sul fronte delle indagini. In sostanza nel 1997, nel ’ 99 e nel 2004 sarebbe stata fatta una rivalutazione di immobili di proprietà per quasi 200 milioni. Tuttavia secondo la Deloitte, cioè gli esperti indipendenti che hanno appena analizzato patrimonio e contabilità del gruppo, l’aumento di valore (in bilancio) di quegli immobili non si poteva fare in base alle norme contabili. La fondazione ha chiesto un parere a Richard Ellis, leader nelle perizie di immobili, e il responso è stato positivo, cioè il valore degli asset rivalutati era corretto e non pompato artificialmente. Probabilmente la nuova gestione targata Santa Sede vorrà vederci chiaro, così come la Procura. La questione è sul tavolo. Anche perché l’esperienza insegna che rivalutazioni forzate servono spesso a coprire frettolosamente buchi di bilancio. In questo caso di molti anni fa. Ed è forse il peccato originale. Le operazioni dubbie più recenti riguardano innanzitutto le attività estere. La Vds Export è quella che sovrintende alle proprietà (immobili e piantagioni) in Brasile. Pare che vi sia una contabilità «molto disordinata e una valutazione a spanne degli asset» , secondo quanto afferma un  dirigente del gruppo. I revisori dei conti avrebbero avallato le carte contabili provenienti dal Brasile senza troppo interrogarsi. Lo stesso per il buco (11 milioni) in Nuova Zelanda a fronte dell’acquisto di un jet. Una fonte ha riferito al Corriere che quell’affare servì in realtà «a pagare la mancia milionaria a un politico lombardo molto importante» . E poi la Blu Energy (50%Fondazione, 50%Giuseppe Grossi) che fornisce energia al polo ospedaliero ma pare la faccia pagare il doppio dei prezzi di mercato.  Per la società di costruzioni Edilraf, invece, l’attenzione è concentrata sulla transazione che tre anni fa ha regolato l’uscita dalla compagine sociale della Diodoro Costruzioni di Pierino Zammarchi. Tanti fronti da indagare. È anche per questo che il nuovo consulente Enrico Bondi avrebbe chiesto l’assistenza degli 007 privati della Kroll.

Mario Gerevini mgerevini@corriere. it Simona Ravizza sravizza@corriere. it

Google+, Facebook e Twitter a confronto (di Stefano Epifani)

Google+ è il tema del momento per chi si occupa di Social Network. In questi giorni sono rimbalzate in rete pagine e pagine di commenti, impressioni, critiche, descrizioni della piattaforma social di Google. Riuscirà a sbaragliare Facebook? Metterà alle strette Twitter? Quanto impiegherà a sviluppare un processo di integrazione con le altre applicazioni targate Google come la mail, il feedreader, la suite di office automation? E’ presto per dirlo. Sarà necessario, per dare risposte sensate, verificare come risponderà il grande pubblico.

Stefano Epifani ha ritenuto utile riassumere – le principali differenze e le più importanti analogie tra Google+, Twitter e Facebook in una semplice infografica che riporto qui di seguito:

Manovra, ticket: il Friuli impugna la norma davanti alla Consulta

La Regione Friuli Venezia Giulia ha impugnato innanzi alla Corte Costituzionale la manovra finanziaria del Governo per la parte che riguarda gli aspetti sanitari legati all’applicazione di una quota fissa di 10 euro per ricetta, in aggiunta ai ticket precedentemente in vigore, e di una quota di 25 euro per prestazioni di pronto soccorso qualificate come codice bianco. La decisione è stata assunta oggi in un incontro cui, assieme al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, hanno partecipato gli assessori alla salute, Vladimir Kosic, e alle Finanze, Sandra Savino, accompagnati dal direttore della sanità Paolo Basaglia e dal ragioniere generale Antonella Manca, e sarà formalizzata nella prossima riunione della Giunta regionale, in programma venerdì.

«Riconosciamo la gravità della situazione economica italiana per cui non sfuggiamo alle nostre responsabilità – ha spiegato Tondo – La nostra impugnazione non intende assolutamente uscire da un quadro, necessario, in cui ciascuno deve contribuire al risanamento dei conti pubblici. La nostra azione vuole rilanciare con vigore l’autonomia in materia di sanità, per cui anche la Regione Friuli Venezia Giulia farà e sta già facendo la sua parte. Il Governo nazionale può indicarci il principio ma non obbligarci a comportamenti di dettaglio, che sono nostra esclusiva competenza».

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GIOVANI MEDICI (SIGM): RICHIESTA DI CHIARIMENTO SUL RUOLO DEI MEDICI IN FORMAZIONE SPECIALISTICA NEGLI ORGANI DI GOVERNO DELLE UNIVERSITÀ.

I Giovani Medici (S.I.G.M.) , al fine di chiarire in via definitiva il diretto all’eccesso da parte dei medici in formazione specialistica (specializzandi) all’esercizio della rappresentanza in seno agli organi di Governo delle Università Italiane, hanno formalizzato una richiesta di emanazione di una nota interpretativa (scarica l’allegato) alle Istituzioni competenti (MIUR, CUN, CNSU, Conferenza Permanente dei Rettori e Conferenza Permanente dei Presidi) […].

Se al momento la realtà dei fatti sembra negare ai medici specializzandi la possibilità di una rappresentanza all’interno degli organi di governo dell’Università a cui versano le tasse sarebbe auspicabile riproporre il motto dei primi coloni americani all’alba della rivoluzione americana: “no taxation without representation”. E’ lecito quindi ribadire che se da un lato è vero che i medici in formazione specialistica sono tenuti al pagamento delle tasse universitarie in qualità di “discenti” come contributo dovuto alla formazione offerta dagli Atenei, qualora non fossero considerati studenti ai fini della composizione dell’elettorato attivo e passivo dei suddetti organi, si creerebbe un grande confusione nei ruoli e nelle prerogative a loro riconosciute.

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GIOVANI MEDICI (SIGM): PRESENTATO UN EMENDAMENTO ALLA MANOVRA FINANZIARIA PER RISOLVERE IL DUPLICE ED INIQUO INQUADRAMENTO PREVIDENZIALE DEI MEDICI SPECIALIZZANDI.

I Giovani Medici (S.I.G.M.) , al fine di superare il duplice ed iniquo inquadramento previdenziale dei medici specializzandi in INPS ed ENPAM, hanno predisposto un emendamento al testo della Manovra Finanziaria in atto all’esame del Senato. La presente iniziativa legislativa si inserisce nell’ambito delle Proposte del S.I.G.M. per migliorare la condizione dei giovani medici Italiani, a fronte dello stato attuale delle cose, caratterizzato da eccessivi tempi medi per l’accesso alla professione rispetto al contesto EU, dall’impossibilità del raggiungimento del massimo pensionistico e dal proibitivo e tardivo accesso all’oneroso istituto del riscatto degli anni di laurea.

I Giovani Medici – S.I.G.M., infatti, a seguito di un confronto costruttivo coi Vertici del Ministero della Salute e delle Politiche Sociali, hanno presentato un emendamento al testo della Manovra Finanziarianel quale si prevede che

  • in sostituzione dell’attuale sconveniente contribuzione alla gestione separata INPS, “a decorrere dall’anno accademico 2011-2012, il medico, iscritto all’Albo professionale, che sottoscrive un contratto di formazione specialistica, è tenuto a versare soltanto all’ENPAM i contributi sulla base dei compensi percepiti” 
  • […]

GIOVANI MEDICI (SIGM): APERTURA ALLA PROPOSTA GELMINI-FAZIO DI RIDURRE IL PERCORSO FORMATIVO PRE E POST LAUREAM IN MEDICINA.

Nell’ottica di valorizzare il ruolo dei giovani medici Italiani all’interni del SSN e di rendere più tempestivo l’accesso di questi ultimi al pieno esercizio della professione, in linea con quanto già avviene nelle altre Nazioni EU, negli ultimi anni il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) si è fatto promotore a più riprese della richiesta di istituzione di un tavolo tecnico interministeriale che avesse lo scopo di condividere una proposta di generale rivisitazione dell’attuale sistema formativo pre e post lauream di medicina e chirurgia, inserita nell’ambito di un generale riordino del sistema formativo professionalizzante del medico.

Non può quindi non trovare un positivo riscontro da parte dei Giovani Medici la riflessione che il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha annunciato di aver avviato, in un tavolo con il ministero della Salute per valutare una riduzione degli anni di studio della facoltà di Medicina nel pre e post lauream. Il “saper fare” in medicina, infatti, può essere appreso in modo efficace programmando una formazione di qualità che punti sull’armonizzazione della tempistica del passaggio dal pre al post-laurea. […]

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A seguire lo stralcio dell’articolo dal Sole 24 Ore Sanità

Specializzandi contrattualizzati a tempo per lavorare in corsia con compiti e responsabilità cliniche, durante gli ultimi 2 anni della scuola. Riequilibrio dei posti e delle scuole a seconda del fabbisogno delle Regioni, e taglio di un anno della durata di alcune scuole.È il piano del ministero della Salute per le scuole di specializzazione medica, anticipato sul n. 22/2011 de Il Sole-24 Ore Sanità, confermato il 20 giugno dal ministero della Salute Ferruccio Fazio, intervenuto al convegno «Rapporto Ospedale-Universita» organizzato dalla Regione Lombardia e su cui in questi giorni c’è stato l’annuncio del lavoro in atto da parte dei ministri du Salute e Istruzione. Favorevoli all’accorciamento delle specializzazioni si erano già a suo tempo dichiarati Anaao, Fp Cgil medici e Fimp e ora anche il presidente FnomCeO Bianco ha condiviso la è possibilità.Già a suo tempo il ministro Fazio aveva dichiarato che l’ipotesi di revisione del percorso di studi «potrebbe andare in porto rapidamente, al massimo entro ottobre». Fazio ha definito l’accorciamento «Un modo per liberare posti. Con queste misure si potrebbero aumentare le nuove leve arrivando dalle attuali 5 mila unitá «a 7.500-8.000», stima il ministro. A giugno Fazio aveva già speigato che le azioni da mettere subito in campo riguardano anche il riequilibrio delle borse di studio: «Oggi sono maldistribuite – riflette Fazio – Bisognerebbe dividere le scuole tra le Regioni a seconda del fabbisogno e anche riequilibrare la distribuzione degli specializzandi a livello interregionale». Fazio è ottimista sul ricambio generazionale dei camici bianchi: «C’è chi avanza preoccupazioni per la futura carenza di laureati in medicina. Noi siamo a quota 9.500, il 30% in più rispetto al 2008. Il Piano sanitario nazionale suggerisce di attestarci su 10 mila. Dunque siamo in linea. Oggi siamo a 4,1 medici per mille abitanti in Italia, contro una media Ocse di 3,3. E anche se ci sará una diminuzione in futuro, noi dovremmo comunque riuscire a mantenerci sui livelli giusti».

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Caso di Legionella letale in ambiente di lavoro

Il fatto
I genitori e il fratello di un pubblico dipendente, a seguito dell’improvviso decesso del proprio congiunto, agivano per il risarcimento dei danni nei confronti del Ministero – datore di lavoro – sostenendo che il loro familiare, a causa della momentanea inagibilità della propria stanza, era stato trasferito in altro luogo. Successivamente al trasferimento, avvertiva dei sintomi di tipo influenzale, che, aggravatisi velocemente, ne comportavano l’immediato ricovero presso una struttura ospedaliera dove decedeva 7 giorni più tardi per ritenuta infezione da morbo patogeno “legionella”, contratta sul luogo di lavoro per inadeguatezza e insalubrità degli ambienti, nonché a causa della scarsa manutenzione degli impianti idrici e di condizionamento. Si riteneva che l’accaduto avesse perfezionato una fattispecie illecita anche ai sensi del D.lgs 626/1994 in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

Il diritto
Ad avviso del Tribunale, la circostanza che il lavoratore fosse stato esposto, per almeno otto ore giornaliere, nel periodo di incubazione della malattia, a condizioni ambientali altamente favorevoli allo sviluppo e alla sopravvivenza del batterio, la non risultanza di prove circa l’incidenza sulla malattia di fattori alternativi, l’accertata inadeguatezza dei locali adibiti a luogo di lavoro, la circostanza che nello stesso periodo un altro collega avesse contratto malattia infettiva di origine batterica (meningite) costituiscono elementi decisivi per la ravvisabilità della eziologia professionale della patologia riportata.

Esito del giudizio
Il Tribunale ha ritenuto evidente la responsabilità del datore di lavoro, su cui incombeva l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie a garantire la salute dei lavoratori, svolgendo anche un’idonea attività di manutenzione degli impianti e dei locali ad essi in uso.

[Avv. Ennio Grassini – http://www.dirittosanitario.net]

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