Online su loginmiur.cineca.it il questionario dell’Osservatorio Nazionale per la valutazione delle Scuole di Specializzazione

Care Colleghe e cari Colleghi,

l’Osservatorio Nazionale della Formazione Medica Specialistica, organo istituito con l’articolo 44 del Dlgs 368/99 al fine di definire i criteri e le modalità atte ad assicurare la qualità della formazione medica specialistica, in conformità alle indicazioni dell’Unione Europea, ha messo a punto negli ultimi mesi diversi strumenti per realizzare una completa valutazione della qualità della formazione erogata dalle Scuole di Specializzazione di area sanitaria.

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È già possibile, infatti, per i colleghi iscritti ai primi tre anni di specializzazione (a.a. 2008/2009, 2009/2010, 2010/2011), compilare entro il 22/01/2012 il questionario di autovalutazione per lo svolgimento delle indagini annuali sul funzionamento delle Scuole. Il questionario, come lo scorso anno, è disponibile per la compilazione online sul sito CINECA (loginmiur.cineca.it), al quale gli specializzandi potranno accedere previa registrazione. Anche i risultati dello scorso anno saranno a breve disponibili sullo stesso sito.

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Allarme protesi al seno, Balduzzi convoca Consiglio Superiore di Sanità: in Francia 30mila donne dovranno toglierle con un secondo intervento

La paura per gli impianti difettosi arriva in Italia dove potrebbero essere tra i 4 e i 5mila i casi a rischio. Si attendono le valutazioni del Consiglio Superiore di Sanità “con carattere di urgenza”. Libération: “Possono strapparsi e provocare dei tumori”. Parigi: “La nuova operazione sarà a carico dello Stato”

ROMA – Dopo la segnalazione delle autorità francesi sulla pericolosità delle protesi mammarie Pip difettose, l’allarme si è spostato in Italia e il ministro della Salute Renato Balduzzi ha convocato d’urgenza il Consiglio Superiore di Sanità per avere una valutazione richiesta “con carattere di urgenza”. Secondo le autorità sanitarie francesi le protesi mammarie Pip (Poly implants prothèses) potrebbero causare il cancro. Trentamila donne francesi che hanno effettuato l’impianto sono ora considerate a rischio e dovranno al più presto tornare dal chirurgo per rimuoverle.
Secondo una stima in Italia potrebbero essere “tra le 4mila e le 5mila le protesi Pip impiantate” sottolinea il chirurgo plastico Giulio Basoccu, dell’Università La Sapienza di Roma. Le protesi fabbricate dal 2001 dall’azienda francese Pip, e fuori dal mercato da circa due anni, sono finite sotto accusa perché fabbricate con silicone diverso da quello dichiarato alle autorità sanitarie e destinato invece a usi industriali. “Secondo una stima generale – spiega Basoccu – le protesi Pip arrivate e utilizzate in Italia sono all’incirca il 10-15% di quelle prodotte e utilizzate in Francia. Dunque, si stima che le Pip impiantate in Italia siano circa 4-5mila”.

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In Gazzetta Ufficiale il decreto che incrementa del 10% i posti per laurea in Medicina

16 DIC – Il decreto, firmato dal ministro dell’Istruzione Profumo e da quello della Salute Balduzzi, interviene sul decreto del 5 luglio, firmato dagli ex ministri Gelmini e Fazio, che fissava a quota 9.501 i posti disponibili per le immatricolazioni al corso di laurea di medicina per l’anno accademico 2011/2012. Con il nuovo decreto la crescita è di 963 unità (più del 10%) per un totale di 10.464.

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I Paesi che non scommettono sui giovani sono a rischio di default

Il compianto Padoa-Schioppa parlava di “bamboccioni”. E tutti a criticarlo. Ma se avesse avuto ragione? Guardando questo grafico, ci sono un paio di domande da porsi.

Questa crisi ci insegna che dove i sistemi economici tendono a marginalizzare i giovani le cose vanno molto male. E per dimostrarlo basta guardare alla correlazione tra i credit default swap e percentuale di uomini tra i 25 e i 34 anni che vivono con i propri genitori. Una correlazione diretta e inaspettata, che indica come gli stati in cui molti giovani vivono con i propri genitori hanno una probabilità di default molto elevata. Italia inclusa.

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Slovacchia, medici in fuga come ai tempi della Cortina di ferro!

Negli ospedali slovacchi si fa fatica a trovare un medico. E non per insufficiente ricambio generazionale o carenza di vocazioni, come si teme possa accadere tra qualche anno in Italia. No, i medici scarseggiano perché in oltre duemila si sono nascosti a casa o stanno oltre confine, come non accadeva dai tempi della Cortina di ferro. Colpa del progetto lanciato dal governo di Bratislava che prevede la vendita degli ospedali pubblici a un gruppo privato che secondo gli oppositori gode di ottimi agganci nell’esecutivo.

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Per settimane, i settemila medici ospedalieri del paese hanno cercato di opporsi all’operazione, sostenuti dall’associazione professionale slovacca (paragonabile al nostro Ordine, Slovenska lekarska komora o Slk) e dal sindacato Lup-Loz, associato alla Fems (Federazione europea medici salariati). Il governo, però, ha fatto spallucce e a novembre alle agitazioni dei camici bianchi ha risposto con le maniere forti: prima la decretazione dello stato di emergenza ospedaliera (la prima dalla fine della Seconda guerra mondiale) poi, davanti alla minaccia di dimissioni di oltre duemila medici (gli irriducibili che non si sono arresi), l’annuncio di un decreto per costringerli con la forza ad andare al lavoro. Immediata la replica degli ospedalieri, che dal 1 dicembre hanno iniziato a lasciare il paese per sottrarsi alla precettazione. E così, da giovedì i nosocomi slovacchi sono in ginocchio e alcune fonti di stampa riferiscono di medici (quelli rimasti) che lavorano per 48 ore di fila. Tanto che il governo, pur di non rimangiarsi il progetto, avrebbe già avviato contatti con i paesi vicini (repubblica Ceca e Ungheria, ma anche Ucraina e Bielorussia) per “importare” un po’ di dottori. Di qui la dimensione europea che da qualche giorno il caso slovacco sta acquistando. Innanzitutto perché sindacati locali hanno bussato alla porta delle organizzazioni internazionali di categoria per cercare sostegno (già ricevuto, oltre che dalla citata Fems, anche dall’Emo, European medical organization, e dal Cmpe, Comité permanent des médicins européens); in secondo luogo perché la Slovacchia, per far lavorare i medici ucraini e bielorussi nei suoi ospedali, deve prima riconoscerne i titoli e un provvedimento di questo tipo avrebbe poi valore nel resto dei paesi dell’Unione. E se accadesse, Groupon sarebbe l’ultimo dei problemi per i medici italiani.

FORUM NAZIONALE DEI GIOVANI : CONDIVIDIAMO L’AFFERMAZIONE “CIÒ CHE GIOVA AI GIOVANI, GIOVA AL PAESE”, ORA I FATTI!

Roma – “Abbiamo apprezzato l’invito ricevuto dal Presidente Monti, con il quale ha nuovamente dimostrato un’importante attenzione alla nostra generazione. Come in occasione delle consultazioni per la formazione del Governo, abbiamo rappresentato al Presidente alcune delle preoccupazioni che assillano i giovani nel nostro Paese: la precarietà e l’incertezza previdenziale, l’aumento della disoccupazione giovanile, l’accesso al credito, la mancanza di un sostegno al reddito, i continui tagli al fondo per il servizio civile.

Abbiamo sottolineato con forza al Presidente la nostra volontà di collaborazione concreta sui temi, con la speranza che – superata l’emergenza di questa manovra correttiva – si debba velocemente avviare un processo di “concertazione” e di dialogo strutturato sulle politiche per i giovani, attraverso una agenda e degli strumenti chiari di consultazione. L’esigenza del Forum è che questo secondo incontro non serva ad una sterile passerella mediatica a cui non siamo interessati. Le priorità sono i temi e non le ricostruzioni fantasiose dell’incontro di questa mattina.

Tra le tante sfide che attendono l’Esecutivo in carica, la più ambiziosa ed urgente è quella di realizzare le tanto necessarie riforme che il nostro Paese attende da anni. Alcune di queste sono – a nostro parere – ambiziose ma necessarie: un sistema fiscale e di welfare che renda non da pazzi o da eroi farsi una famiglia e avere dei figli, un nuovo impulso agli strumenti attivi per l’accesso al credito e alla casa, provvedimenti contro il precariato giovanile, nuovo impulso alla ricerca e valorizzazione delle eccellenze scientifiche e culturali di questo Paese, equità sociale e qualità nel sistema educativo e formativo, sgravi fiscali per l’imprenditorialità giovanile e nel campo della “green economy”, liberalizzazione delle professioni, nuove politiche per l’inclusione sociale, legalità nelle istituzioni, riconoscimento delle competenze acquisite anche nell’educazione non formale.

Relativamente all’accesso alla casa, abbiamo proposto di implementare e estendere a tutti gli under 35 l’attuale fondo di garanzia per la prima casa, uno strumento a costo zero se si utilizzassero parte delle entrate derivanti dalla lotta all’evasione fiscale.
Restando convinti che l’autonomia abitativa sia sinonimo di emancipazione piena, abbiamo chiesto l’esenzione dal pagamento dell’ICI sulla prima casa per tutti gli under 35.
Denunciamo da anni la rottura del Patto sociale fra generazioni e siamo convinti che il principio guida sia l’equità generazionale. Ogni misura volta a riequilibrare in termini di equità il sistema pensionistico viene vista con favore, a condizione che tali provvedimenti portino ad una riforma che possa garantire a tutti i pensionati di oggi e di domani una vita dignitosa dopo anni di lavoro.

I giovani sono pronti a fare la loro parte: il tempo dell’attesa è finito, speriamo anche quello delle promesse.

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Lazio. Giovani Medici denunciano: “Solo da noi non si è attivato l’osservatorio sulla formazione”

La Regione Lazio rimane l’unica in ritardo nell’attuazione del Dlgs 368/99 che prevede l’attivazione in tutte le Regioni in cui sono istituite scuole di specializzazioni di un Osservatorio che assicuri la qualità formativa. Appello del Sigm alla presidente Polverini.

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02 DIC – Ancora niente da fare per l’Osservatorio regionale sulla formazione medica specialistica del Lazio. Previsto dall’articolo 44 del decreto legislativo 368/1999, l’ente deputato alla verifica degli standard di qualità dell’attività assistenziale dei medici in formazione specialistica dovrebbe essere istituito in tutte le regioni nelle quali sono istituite le Scuole di specializzazione. Ma nel Lazio ancora non ce ne è ombra. Ed è l’unica Regione italiana a non avere ottemperato al suo dovere tra quelle interessate dal provvedimento. O meglio, il provvedimento istitutivo c’è, solo che l’Osservatorio non è mai stato attuato.
A denunciato è il Segretariato Italiano Giovani Medici (Sigm), associazione di riferimento per tutti i giovani medici under 35 in Italia, quindi inclusi i medici in formazione specialistica. “Le Sedi Laziali del Sigm – spiega una nota del Segretariato -, dopo aver collezionato la sottoscrizione da parte di centinaia di colleghi di un documento di richiesta di immediata attivazione dell’Osservatorio regionale, inviato all’attenzione del presidente del Lazio, in assenza di riscontro alcuno lanciano un accorato appello alla presidente Polverini affinché intervenga per porre rimedio ad una situazione che penalizza i giovani medici in formazione afferenti alle Scuole di Specializzazione di area sanitaria delle sei Facoltà di Medicina e Chirurgia presenti sul territorio laziale”.
“La Giunta della Regione Lazio – precisa il Segretariato -, in attuazione a quanto previsto dal suddetto articolo, pur avendo istituito l’Osservatorio regionale della formazione medica specialistica tramite la Legge finanziaria regionale per l’esercizio 2003 (legge regionale 20 novembre 2001, n. 25, articolo 11, pubblicata nel B.U. Lazio 10 febbraio 2003, n. 4, S.O. n. 6), ma dopo più di otto anni, non ha ancora provveduto all’attivazione dell’Osservatorio che deve essere formato da ‘docenti universitari e dirigenti sanitari delle strutture presso le quali si svolge la formazione nonché tre rappresentanti dei medici in formazione specialistica’”.
Questo ritardo “risulta estremamente grave, ancorché inspiegabile”, denuncia la nota del Sigm annunciando che se la richiesta dovesse continuare ad essere disattesa, le Sedi Sigm laziali non escludono di mettere in campo iniziative di protesta, “anche clamorose”, per richiamare le istituzioni Regionali ad una piena assunzione di responsabilità nei confronti della formazione dei futuri specialisti del Ssr Laziale. “Ciò anche a tutela della salute dei cittadini che è funzione di un’adeguata professionalizzazione della categoria medica”.

da QuotidianoSanità

Una storia vera che nasce e muore nell’Assassino dei sogni

Una storia vera

La dove cresce il dolore è terra benedetta. Un giorno o l’altro, voi tutti riuscirete a capire cosa significa questo. (Oscar Wilde)

In carcere capita spesso che si possa osservare meglio gli altri che se stessi.
E scrivendo si può essere la voce di chi non ha neppure più la forza di avere voce.
Questa è una storia vera che nessuno scriverà mai in un giornale e mai nessuno racconterà in televisione.
Questa è una storia vera che rimarrà prigioniera nelle celle, nei cortili e nelle sezioni dell’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiamo io).
Io ci provo a fare evadere questa storia dalle sbarre della mia cella per farla conoscere aldilà del muro di cinta, al mondo dei “buoni”.
Questa è la storia di Salvatore Liga, detenuto nel carcere di Spoleto in Alta Sicurezza, 80 anni compiuti l’estate scorsa, vecchio malato e stanco.
E destinato con certezza a morire in carcere perché è stato condannato alla pena dell’ergastolo ostativo a qualsiasi beneficio, se al suo posto non ci mette un altro.
L’ultima volta che l’ho visto era questa estate e si muoveva a malapena nel cortile del carcere con due stampelle sotto le ascelle.
Stava sotto il sole seduto in una panchina di cemento armato tutto l’orario del passeggio a prendersi l’ultimo sole della sua vita.
Poi un giorno non l’avevo più visto.

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In seguito avevo saputo che gli avevano trovato un tumore maligno allo stomaco e l’avevano trasferito d’urgenza in un centro clinico carcerario.
Proprio l’altro giorno ho saputo che era ritornato, l’avevano operato, ma che adesso non riusciva più a camminare e gli hanno dato una sedia a rotelle.
Oggi, da un suo paesano, ho saputo che per Salvatore Liga le disgrazie non sono finite perché gli hanno applicato un residuo d’isolamento diurno.
A che serve e a chi serve applicare ad un povero vecchio in fin di vita una misura così sadica e vessatoria?
Molti forse non sanno che l’isolamento diurno è una pena che si dà normalmente quando si è condannati alla pena dell’ergastolo e che ti costringe a non fare vita comune con i tuoi compagni.
Che altro aggiungere, se non che il carcere non dovrebbe essere uno strumento di tortura, mortificazione, un luogo di violenza istituzionale e una fabbrica di emarginazione.
E se siete dei credenti, aggiungo solamente che Gesù nelle sue predicazioni non chiedeva giustizia ma perdono.
Visto però i risultati, credo che Gesù abbia perso solo tempo a venire su questa terra.

Carmelo Musumeci
Carcere di Spoleto – Ottobre 2011

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L’Italia ha la Politica più vecchia in un’Europa che invece da fiducia ai giovani

Se per qualcuno il governo Monti è il governo del “grande vecchio” che minaccioso si aggira per l’Europa, possiamo dire che in realtà è il più vecchio dei governi europei e il più anziano anagraficamente di tutti i 58 governi della storia repubblicana. L’esecutivo guidato dall’ex commissario europeo, con i suoi 64 anni di età media è il più anziano d’Europa, così come lo stesso Mario Monti è il capo di governo con l’età più alta (68 anni) di tutta Europa. Giusto per citare qualche esempio, sono più giovani del Presidente del Consiglio italiano, Nicolas Sarkozy (56 anni), Angela Merkel (57 anni) e il premier inglese David Cameron con i suoi 45 anni.

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Numeri che balzano all’occhio dell’ultimo dossier dell’associazione OpenPolis “I tecno-professori”, che mostra inoltre come l’età media del governo sia addirittura in controtendenza con i predecessori italiani (55 anni) e ovviamente con la più bassa media europea di 51 anni. È anche vero che nei governi tecnici della storia repubblicana, quindi il governo Pella nel 1958 e il governo Dini nel 1992, le età dei ministri sono sempre state sopra la media, ma mai al livello di oggi. Come ricorda il dossier, al secondo posto di questa classifica si trova un altro governo tecnico, cioè quello greco guidato da Lucas Papademos con una età media di 58 anni.

A fotografare una situazione caratterizzata dall’elevata età media dei componenti del governo contribuiscono altri confronti tra l’Italia e altri paesi dell’Eurozona dove molti ministeri tra i più importanti sono stati assegnati ad under 40. In cinque paesi dell’Unione sono addirittura cinque i ministri di economia e finanze trentenni (Germania, Portogallo, Finlandia, Lituania e Lettonia), mentre in altri otto appena quarantenni. Tra i 27 governi europei Italia, Grecia e Ungheria sono i più anziani, mentre Danimarca, Estonia e Svezia sono quelli con l’età media più bassa compresa tra i 40 e i 42 anni. In Danimarca è presente anche il ministro più giovane d’Europa: è il socialista Thor Moger Pedersen, che a soli 26 anni è titolare al dicastero del fisco. Altri giovanissimi al governo si trovano ancora in Danimarca, dove i ministri di salute e lavoro hanno 28 e 33 anni, Svezia, in cui il ministro per gli affari regionali di anni ne ha 28 e Irlanda, dove il titolare degli affari europei Creighton è nato 31 anni fa. Nella graduatoria dei ministri più anziani l’Italia occupa con Giarda (Rapporti con il Parlamento), Gnudi (Turismo e Sport) e Cancellieri (Interno) tre delle prime 10 posizioni, mentre nessun italiano rientra tra i primi dieci ministri più giovani d’Europa, dove primeggiano i paesi baltici e quelli del nord.

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