L’Enpam si riforma. Sotto il segno di Monti, Amato e Angrisani. Al via gli Stati generali

04 NOV – Nuovo sistema previdenziale, nuovi criteri di gestione del patrimonio, nuovo Statuto. La rivoluzione dell’Enpam inizia oggi con una due giorni fitta di relazioni e dibattiti ai quali l’ente di previdenza dei medici italiani ha chiamato a partecipare tutti i rappresentanti della professione medica e odontoiatrica che afferiscono all’ente e che, secondo stime non ufficiali, sono così distribuiti: medici dipendenti, la cui previdenza è affidata per la quota maggiore all’Inpdap, 10%; medici di medicina generale, 56%; liberi professionisti puri (quasi esclusivamente odontoiatri), 17% e dagli specialisti ambulatoriali, 15%.
Tre obiettivi di riforma la cui road map è stata tracciata da altrettanti guru della cultura istituzionale ed economica del Paese: Gliuliano Amato per lo Statuto; Mario Monti per la gestione del patrimonio e Massimo Angrisani per la previdenza che, tra oggi e domani, svolgeranno tre lezioni magistrali sulle quali si articolerà il confronto. Le linee sulle quali l’ente intende muoversi sono state comunque anticipate dallo stesso Alberto Oliveti, vicepresidente vicario dell’Enpam, in una recente intervista rilasciata al nostro giornale.

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Sullo statuto il fine principale è quello di riadattare le regole della rappresentatività in modo da “rafforzare la rappresentatività, mantenendo la legittima e doverosa rappresentatività degli Ordini professionali, ma anche trovando il modo di rappresentare il contribuente, attraverso le forme associative e sindacali”. La strada per riequilibrare la situazione potrebbe essere quella di dare rappresentanza decisionale alle Consulte, ampliando il Consiglio nazionale e magari rendendo invece più snello e operativo il CdA. Per preparare la discussione odierna, nelle scorse settimane è stato inviato a tutte le organizzazioni del mondo medico un questionario, le cui risposte serviranno da base di discussione.

Per il patrimonio il vero problema è quello di superare la distinzione tra mobiliare e immobiliare utilizzando un modello “che si basi su procedure di comportamento, quindi processi ottimali in serie, perché questo permette di ridurre i rischi, riducendo la discrezionalità nelle scelte e l’errore umano”. E poi scegliendo la via degli investimenti diversificati per classi di attività.

Per la riforma previdenziale, infine, Oliveti ha spiegato che non saranno toccate le pensioni in atto, né il valore dei contributi già incassati, e che non si vuole decidere “quale deve essere la data del pensionamento di ogni singolo contribuente”. L’obiettivo della riforma è piuttosto “soddisfare i nuovi criteri di equilibrio a 30 anni, ma soprattutto mantenere la catena intergenerazionale, cercando di fare in modo che questa riforma non si scarichi sui giovani”. E per farlo si stanno predisponendo due mosse: minore valorizzazione dei contributi, anche se sarà sempre più alta del pubblico; innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 68 anni con gradualità a cominciare dal 2013 per arrivare a regime nel 2018.

da QuotidianoSanità

Dalla Società Italiana di Medicina Generale 10 borse di studio per i giovani per formarsi in attività di management, ricerca e valutazione di programmi di epidemiologia clinica.

L’obiettivo è costruire un ponte tra la vecchia e la nuova generazione di professionisti. I neo specialisti lavoreranno negli studi medici e affiancheranno i colleghi esperti in attività di management, ricerca scientifica e valutazione di programmi di epidemiologia clinica.

03 NOV – Più di 800 giovani medici di famiglia ogni anno in Italia escono dai Corsi di Formazione Postlaurea. Ma pochi riescono a inserirsi subito nel mondo del lavoro. Per affiancare le nuove leve nel primo periodo post-universitario, la Società Italiana di Medicina Generale (Simg) ha istituito dieci borse di studio destinate ai giovani neo specialisti. Grazie ai contributi, i selezionati potranno lavorare negli studi medici e affiancare colleghi esperti in attività di management della professione, ricerca scientifica e valutazione di programmi di epidemiologia clinica. “La nostra professione deve essere rafforzata dal punto di vista organizzativo e strutturale – spiega Claudio Cricelli, presidente Simg –. La costruzione di una nuova medicina generale rappresenta la precondizione perché i giovani professionisti siano attratti da questo lavoro. È necessario potenziare le cure primarie continuando a sviluppare strumenti in grado di misurare la qualità assistenziale, senza dimenticare l’autovalutazione delle proprie performance. Mettiamo a disposizione dei giovani medici un know how, costituito dagli strumenti di appropriatezza professionale elaborati dalla nostra società scientifica. Queste borse di studio rappresentano un valore aggiunto alla loro formazione e un sostegno economico per facilitarne il cammino professionale”.

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Il bando per le Borse di Studio verrà presentato nel corso del XXVIII Congresso della Simg che si terrà a Firenze dal 24 al 26 novembre ed al quale i medici in formazione ed in attesa di accedere alla Medicina Generale potranno partecipare gratuitamente e con facilitazioni per il soggiorno.

Di tutti questi aspetti si parlerà anche al convegno sulla “Medicina generale del futuro”, che si svolgerà il 5 novembre a Perugia. L’obiettivo è lanciare un ponte ideale di collegamento fra vecchie e nuove generazioni di professionisti. Il momento principale della giornata sarà, infatti, il confronto fra tirocinanti e medici, per permettere ai giovani di far sentire la loro voce. Al centro del dibattito un’analisi specifica della situazione umbra e di altre realtà regionali. “Si tratta di un progetto fortemente voluto dalla Simg, pensato e destinato esclusivamente alle nuove leve – sottolinea Alessandro Rossi, responsabile nazionale Ufficio di Presidenza Simg e membro dell’Osservatorio ministeriale sulla formazione in medicina generale –. Pochissimi iniziano subito a praticare come medico di famiglia. L’età media dei camici bianchi del Servizio sanitario nazionale oscilla infatti tra i 50 e i 60 anni, i meno fortunati vengono chiamati per guardie mediche o continue sostituzioni per molti anni. Noi vorremmo evitare che rimangano precari. Cerchiamo di stabilire un link tra i giovani e la comunità scientifica, offrendo loro un’esperienza lavorativa e di ricerca”.

“Grazie a questa iniziativa – conclude Cricelli – i nuovi colleghi avranno accesso agli innovativi strumenti messi a disposizione dalla Simg, come il MilleGPG (un software di ultima generazione, sviluppato per supportare i professionisti nel Governo clinico delle cure primarie), in grado di supportare le attività decisionali del medico e di fornire in tempo reale la valutazione dei risultati delle cure del paziente, l’impatto economico sulle risorse, svolgere ricerca clinica in tempo reale grazie al collegamento in rete e migliorare l’appropriatezza terapeutica con effetti positivi sulla sicurezza del paziente e sull’efficienza del sistema”.

da QuotidianoSanità

WORKSHOP “IL FUTURO DELLA FORMAZIONE DELLE GIOVANI GENERAZIONI DI MEDICI: CONFRONTO SULLA PROPOSTA DI RIFORMA DEL PERCORSO DI FORMAZIONE UNIVERSITARIA PRE E POST LAUREAM IN MEDICINA”

Cari Colleghi studenti in medicina e specializzandi,

a seguito della conferenza stampa di presentazione della Proposta di Riforma del percorso di formazione universitaria pre e post lauream in Medicina, tenuta congiuntamente dai Ministri della Salute e dell’Università, Istruzione e Ricerca a Palazzo Chigi il 28 luglio u.s., condividendo l’opportunità di lavorare ad una proposta di riforma dell’organizzazione dell’attuale sistema formativo, purchè finalizzata a migliorare gli standard della formazione ed a ridurre i tempi morti che rendono l’accesso al mondo del lavoro da parte dei giovani medici italiani tra i più lunghi in Europa (12-13 anni in media), il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) si è fatto interprete dell’esigenza di creare un’occasione di confronto tra le Istituzioni ed i potenziali fruitori dell’ipotesi di riforma.

Il S.I.G.M., pertanto, ha organizzato il Workshop dal titolo “Il futuro della formazione delle giovani generazioni di medici: confronto sulla Proposta di Riforma del percorso di formazione universitaria pre e post lauream in Medicina”, rivolto alle rappresentanze degli studenti in medicina e dei medici in formazione specialistica di tutte le Università Italiane, che si terrà in data 9 novembre 2011, dalle ore 14.30 alle ore 18.00, presso l’Aula di Clinica Medica I del Policlinico Umberto I di Roma. Interverranno i Direttori Generali del MIUR e del Ministero della Salute, oltre che i rappresentanti delle Istituzioni Accademiche e della Professione (Scarica Programma).

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In tale occasione verrà fatto il punto sullo stato di avanzamento dei lavori preparatori della Riforma e sarà possibile intervenire sia per porre tutte le domande relative a contenuti ed aspetti applicativi (modalità e tempi di applicazione, gestione del transitorio, possibilità di optare per la nuova proposta ordinamentale) sia per avanzare proposte migliorative della Proposta di Riforma.

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Controtendenza: Le donne inglesi potranno avvalersi del “diritto al cesareo”

Le donne inglesi potranno scegliere di partorire con il taglio cesareo anche senza una ragione medica. E’ quanto prevedono le nuove linee guida allo studio del Nice. Contrari i medici e le ostetriche, che mettono anche in guardia sui costi.

31 OTT – Mentre in Italia si denuncia ogni giorno il ricorso esagerato al taglio cesareo, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, l’Inghilterra lancia una programma diametralmente opposto: il “diritto al cesareo” che ogni donna che stia per partorire po’ esercitare presso l’ospedale dove è ricoverata e anche se il medico e l’ostetrica sostengono che non ci siano ragioni mediche per evitare il parto naturale.
Il “diritto al cesareo”, secondo quanto riportato oggi da alcune testate britanniche online (vedi The Telegraph), sarebbe previsto dalle nuove linee guida a cui sta lavorando il National Institute for Health and Clinical Excellence (Nice). Ma la novità non raccoglie il favore degli esperti che criticano non solo l’assenza di ragioni mediche alla base di tale scelta, ma anche i costi che un aumento dei cesari comporterebbe. Secondo quanto riportato dal The Telegraph, infatti, un parto cesareo costerebbe una spesa di 800 sterline in più di un parto naturale, con conseguenze sulle già difficili condizioni delle casse del servizio sanitario nazionale.

Telefonino e tumori: manca il colpevole! Ora è il turno dell’assoluzione

I telefoni cellulari non aumentano il rischio di tumori cerebrali o più in generale del sistema nervoso centrale, anche se li si utilizza abitualmente da oltre 10 anni. Il dato rassicurante arriva da uno studio su un ampio campione condotto in Danimarca da Johansen della Cancer Society di Copenhagen e Frei dell’Istituto di Epidemiologia dei Tumori di Copenhagen. L’indagine, che ha coinvolto 358.403 utilizzatori di telefonini seguiti mediamente per 18 anni, è stata pubblicata sul British Medical Journal. La scorsa primavera l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) aveva dichiarato che le onde radio di frequenza compatibile con quella delle onde emesse dai telefoni cellulari sono potenzialmente cancerogene, assegnando alle onde dei telefonini un livello di rischio 2B.
Tuttavia il dibattito su telefonini e tumori resta aperto tra allarmi e smentite. Intanto il numero di persone che usa il cellulare è in continuo aumento con oltre 5 milioni di “nuovi adepti” nel mondo solo nel 2010. Molti sono gli studi condotti sinora sul tema, alcuni indicatori di un possibile aumento di rischio cancro. Ma il problema di questi studi è stato sempre il tipo di approccio usato, il numero troppo esiguo di individui coinvolti, la brevità dello studio. Di recente lo studio Interphone voluto proprio dall’OMS, non arrivava a nulla di certo: con risultati comunque non definitivi, quantomeno aveva il pregio di essere stato condotto su un gran numero di persone. Lo studio danese sembra offrire maggiori sicurezze.

Pronte le “pagelle” degli ospedali italiani. Ma non è detto che saranno rese pubbliche

Il Corriere della Sera anticipa i primi numeri delle performance ospedaliere del Programma nazionale esiti del ministero della Salute e Agenas. Ma il complesso dei dati resta ancora top secret perché non c’è accordo sul fatto di renderli pubblici o limitarne l’uso alle analisi tecniche.

31 OTT – In alcuni centri di Piemonte o Lombardia si può essere operati di bypass con un rischio di mortalità sovrapponibile a 0. Ma al Sud il rischio sale al 5% fino a sfiorare, in alcune strutture, l’8%. E ci sono ospedali dove l’80% dei parti avviene con il cesareo.
Sono alcuni dei dati preliminari, anticipati sul Corriere della Sera di oggi, del Programma nazionale esiti realizzato dall’Agenas per conto del ministero della Salute. Ben 1.475 strutture pubbliche e private sotto la lente, con 47 prestazioni passate al setaccio in base alle schede di dimissione ospedaliera del 2009.

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Un progetto di cui si aspettano i risultati complessivi e definitivi nel corso dei prossimi mesi. Ma parte di essi sono già stati presentati in commissione Igiene e Sanità del Senato nelle scorse settimane e la scorsa estate l’Agenas ha consegnato alle Regioni un’edizione del programma realizzata sugli esiti degli anni 2005-2009, come aveva anche annunciato a Quotidiano Sanità Carlo Perucci, direttore scientifico del Programma, in un’intervista nel maggio 2010. Il Programma nazionale esiti, peraltro, muove i passi proprio dall’esperienza del programma P.Re.Val.E. della Regione Lazio coordinato, negli anni passati, dallo stesso Perucci.

Ma quelli pubblicati oggi dal quotidiano milanese potrebbero restare gli unici dati di questa ricerca conosciuti al grande pubblico. Come sottolineava infatti a maggio lo stesso Perucci che, favorevole alla pubblicazione, non nascondeva però l’esistenza di forti perplessità in merito anche tra le stesse Regioni, e come scrive ancora oggi il Corriere della Sera si sta tuttora ragionando sull’opportunità di renderli consultabili da tutti i cittadini italiani o se non sia meglio lasciarli nelle sole mani delle istituzioni e dei tecnici, che già oggi possono accedere ai dati su internet esclusivamente attraverso l’inserimento di un codice personale. Le “pagelle”, infatti, nascono per permettere ai responsabili delle strutture e dei servizi sanitari regionali di intervenire dove le cose non funzionano per aggiustare il tiro. E sono scritte in un linguaggio tecnico. Ma il ministero non esclude di elaborare una versione di più semplice lettura da rendere disponibile ai cittadini.

Arriviamo ai dati. Il Corriere della Sera si concentra in particolare su 3 indicatori tra i più rappresentativi della capacità delle strutture sanitarie di garantire la qualità delle prestazioni: mortalità a 30 giorni dall’intervento di Bypass Aortocoronarico (Bpac), proporzioni di parti cesarei primari, intervento chirurgico entro 48 ore a seguito di frattura del collo del femore nell’anziano. Le probabilità di recupero del paziente per questo intervento, infatti, dipendono più dalla tempestività delle cure che non dalla gravità della malattia in sé.

Mortalità a 30 giorni dall’intervento per bypass. Occorre anzitutto sottolineare che nel 2009 circa 30 ospedali non hanno superato la soglia dei 50 bypass all’anno mentre il volume considerato accettabile per la sicurezza del malato è di 200.
In generale, la media italiana di mortalità è del 2,2% (poco più di due pazienti su 100 muoiono a un mese dall’operazione). Tra le eccellenze il Monzino di Milano, la Poliambulanza di Brescia, le Molinette a Torino. Al di sotto dell’1,5% il Sacco di Milano, gli ospedali Riuniti di Bergamo, il Careggi di Firenze, il San Camillo Forlanini di Roma (con 0,79%), l’Ismett di Palermo. Ma la mortalità sale al sud, è superiore al 5% a Salerno, al Monaldi di Napoli, presso la casa di cura San Michele (Caserta, quasi 8%), al Papardo di Messina ma anche al Sant’Andrea e al Campus Biomedico di Roma.

Intervento entro 48 ore per frattura di femore. Opportunità negata in decine di ospedali del sud dove appena 5 pazienti su 100 vengono operati rispettando le linee guida internazionali. Ma anche a Milano (Niguarda, San Paolo) si scoprono gravi ritardi.

Cesarei. La forbice è davvero ampia. Si va dalle percentuali virtuose del Buzzi di Milano, ospedali Riuniti di Bergamo, casa di cura per il Bambino di Monza (dove meno di 10 donne su 100 partoriscono con la chirurgia) a realtà del sud che potrebbero essere definite vere e proprie fabbriche di cesarei. Case di cura private dove 8 donne su 10 ricevono il taglio probabilmente senza criteri di appropriatezza, solo perché vantaggioso sul piano della remunerazione. La Campania è maglia nera, ma esempi negativi si registrano anche in Piemonte: alla clinica Sedes Sapientiae il cesareo è scontato (9 volte su 10).

Gli Italiani che decidono in Europa

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«Se sei tedesco, ti basta saper leggere e scrivere per diventare direttore alla Commissione europea», dice, amaro, un funzionario italiano che quella carica se l’è conquistata per meriti professionali. Non certo sulle ali di una nazionalità che, per una ragione o per l’altra, nel corso dei decenni in Europa spesso più che un atout è stata un handicap.

Dopodomani Mario Draghi si insedia alla guida della Bce, l’istituzione che più di qualsiasi altra incarna il cuore tedesco della moneta unica e della nuova Europa che pian piano va a incominciare.
Clamorosa rivincita del sistema-Italia? Ancora una volta a catapultare il governatore della Banca d’Italia nel micro-club dei decisori globali prima che europei, accanto all’americano Ben Bernanke della Fed, alla francese Christine Lagarde del Fmi e a pochissimi altri, sono state soprattutto grande professionalità e credibilità personale insieme, come sempre, anche a circostanze fortunate. Detto questo è innegabile che di recente l’Italia sia riuscita a guadagnare posizioni ai vertici delle istituzioni europee. In particolare nella nicchia oggi ipersensibile dell’unione economica e monetaria e della finanza, banche in primis. Tanto da suscitare i mugugni dei partner: tedeschi e olandesi denunciano lo “strapotere italiano” e stanno tentando di correre ai ripari.

Una congiuntura favorevole in effetti ci ha permesso di candidare le persone giuste ai posti giusti.
E così, Draghi a parte, ci sono altri quattro italiani nei punti strategici del fortino europeo. Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, è diventato presidente del Cef, il Comitato economico e finanziario che è il regista “ombra” di tutte le riunioni dei ministri finanziari europei. Alla Commissione Ue sulla poltrona di direttore generale Ecfin, siede Marco Buti ora con rafforzati compiti di sorveglianza sulle performance dei Paesi euro, Italia in testa, impegnati nella corsa a rigore e riforme. Poi c’è Lorenzo Codogno, direttore al Tesoro, alla testa del Comitato europeo per la politica economica, l’organo che sforna studi comparati Ue su pensioni, mercato del lavoro, propedeutici al varo delle riforme strutturali targate Eu2020. E ancora.

Da gennaio alla guida dell’Eba, l’Autorità bancaria europea con compiti di vigilanza a livello comunitario, stress test sui maggiori istituti di credito compresi, c’è Andrea Enria, ex-Banca d’Italia. Messi così tutti in fila sono senza dubbio una bella serie di posti strategicamente eccellenti. Un’isola felice. Dove potrebbe comparire anche il nome di Dario Scannapieco, con una vicepresidenza alla Bei (di diritto per i grandi Paesi).
Tutto questo però non giustifica smodati trionfalismi. Certo, la rimonta dell’Italia nella Commissione Ue c’è stata: «Prima ci facevamo la guerra tra italiani, ora invece facciamo sistema», racconta uno degli attori della partita, che elogia l’impegno del vicepresidente Antonio Tajani come del nostro ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci. «Di italiano chi sale nelle istituzioni spesso ha solo il passaporto. Quasi mai le alte posizioni di responsabilità sono il risultato degli sforzi dalla capitale.

da Il Sole 24 Ore

Il premio Nobel Montagnier ai giovani medici: “Siate innovativi senza fretta”

Al campus di Fisciano la lezione del Premio Nobel che è stato insignito del Premio Scuola Medica Salernitana alla carriera e del sigillo dell’Università degli Studi di Salerno

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Montagnier riceve il premio alla carriera

SALERNO — «Abbiate uno spirito innovativo e cercate di non essere frettolosi. Bisogna ascoltare i pazienti, considerare che sono malati ed aiutarli»: è questo l’auspicio che il Nobel per la Medicina, Luc Montagnier, insignito del Premio Scuola Medica Salernitana alla carriera e del sigillo dell’Università degli Studi di Salerno, ha rivolto ai 132 giovani neolaureati in occasione del Giuramento di Ippocrate, ieri pomeriggio nel campus di Fisciano. È sulla necessità della prevenzione che ha insistito l’illustre virologo, che nel 1983 ha scoperto il virus Hiv dell’Aids ed autore del libro «La scienza ci guarirà», in cui ipotizza che nel 2050 si potrà vivere fino a 120 anni. «Non ci sono segreti, ma successioni di progressi scientifici. Occorre salvaguardarsi come persone, guarire e prevenire». Ispirazione e coscienza morale, alimentate dalla scienza, senza nessuna retorica, sono state il leit motiv del lungo discorso con cui il presidente dell’Ordine dei Medici di Salerno, Bruno Ravera, ha introdotto il giuramento. «I valori etici sono inscindibili dai fatti biologici. Stiamo vivendo un momento difficile per il paese, che incide anche sulla sanità e da cui non è esente neanche l’Ordine dei medici, che si ritrova a discutere una profonda rivoluzione legislativa. Il sistema sanitario nazionale, che tutti criticano, è considerato tra i migliori al mondo dopo quello francese: tuttavia esiste un diffuso scetticismo verso la medicina e il 15% della popolazione fa ricorso a tecniche alternative, ritenute valide senza base scientifica. Il problema fondamentale – continua Ravera – è che il medico non sa più ascoltare il malato, non riesce più a dialogare. Non si tratta di curare, ma di «prendersi cura». Non si richiede carità o amore, ma solidarietà tra due esseri, tra chi soffre e chi può mitigare la sofferenza». Ha parlato di dedizione e di ricerche mediche applicate in campo umanitario anche Padre dottor Alberto Zamberletti, missionario in Guinea Bissau, a cui è stato conferito il Premio Medico dell’Anno. Fragorosi applausi per Paolo Macchiarini, Premio alla Ricerca Scientifica in Medicina. Il brillante chirurgo di fama internazionale, primo al mondo nell’ambito della chirurgia rigenerativa, ha provocato, con il suo intervento, una querelle intellettuale, determinata da visioni completamente divergenti, con il professore Enrico Gherlone, a cui è andato il Premio per la Ricerca Scientifica in Odontoiatria. «L’Università di Salerno è la prima ad invitarmi. Ci vuole coraggio – sottolinea Macchiarini, di origini per metà campane – penso che voi giovani vi meritiate di più di quello che l’Italia vi offre. Abbiamo una realtà ‘schifosa’, non all’altezza della storia dell’immenso potenziale culturale di questo paese. L’Università italiana è marcia, non per la formazione, ma dopo. La medicina è il mondo: aprite i vostri cuori, salvate i pazienti, dite quello che pensate e non smettete di sognare. I malati non sono numeri, ma esseri umani. Coraggio». «E’ come sparare sulla Croce Rossa – ha replicato Gherlone, vicepreside della facoltà di Medicina del San Raffaele di Milano – non è tutto così nero, ma bisogna cambiare le cose dall’interno. Lavoro a stretto contatto con il Ministero della Salute e abbiamo dato forte impulso alla sanità, con grande cuore ed impegno, guardando al futuro».

da Corriere della Sera

Specializzandi. Lo scandalo della prescrizione breve. Penalizzati migliaia di medici

Nella legge di stabilità dimezzato (da 10 a 5 anni) il periodo entro il quale gli specializzandi non pagati possono fare ricorso per ottenere il dovuto. Fatti fuori i ricorsi degli anni ’80 e ’90. L’Anaao Assomed: “Pur di mettere le mani nelle tasche dei medci si calpesta la giustizia”.

27 OTT – “La scure del Governo si abbatte ancora una volta sui medici. Nella legge di stabilità all’esame del Parlamento – spiega una nota dell’Anaao Assomed – è stata introdotta una norma che azzera la possibilità per i medici specializzatisi negli anni ’80 e ’90 di presentare ricorso per non aver percepito alcuna retribuzione o una retribuzione non adeguata, come i loro colleghi europei, durante gli anni di formazione specialistica, a causa del mancato tempestivo recepimento delle direttive comunitarie”.

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“L’intento del legislatore – prosegue la nota – con il riferimento all’art. 2947 del codice civile è quello di riportare la prescrizione del diritto dai 10 anni stabiliti dalle recenti sentenze della Cassazione a 5 anni, retrodatando la decorrenza dalla quale sarebbero derivati i diritti. Attualmente, dopo le sentenze della Cassazione, la data da cui decorre la prescrizione è il 27 ottobre 1999”.
“Un salto indietro – è il commento del Segretario nazionale, Costantino Troise – che metterebbe una pietra tombale a tutti i ricorsi pendenti e futuri”.
“Dopo il tentato golpe previdenziale estivo sui riscatti degli anni di laurea – conclude l’Anaao Assomed – assistiamo oggi ad un’altra manovra che mira a negare un giusto risarcimento per una palese violazione di una Direttiva Comunitaria applicata dallo Stato italiano con 20 anni di ritardo. Pur di mettere le mani nelle tasche dei medici il Governo non esita a manomettere il codice civile”.

da QuotidianoSanità

Nasce il Comitato a difesa dei camici bianchi: l’OMCeO di Roma e AMAMI (Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente) scendono in campo

Roma, 25 ott. (Adnkronos Salute) – L’unione fa la forza. L’Ordine dei medici di Roma e l’Amami (Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente) hanno costituito un Comitato congiunto a tutela della categoria, sia per quanto riguarda il crescendo di aggressioni ai danni dei camici bianchi, sia per quanto riguarda le numerose denunce presentate da pazienti o da loro parenti, per presunti errori medici.

L’intesa è stata sottoscritta dal presidente dell’Omceo Roma Mario Falconi e dal presidente dell’Amami Maurizio Maggiorotti, e il Comitato avrà sede presso l’Ordine. Sarà composto dai due presidenti e da due consiglieri, uno dell’Ente e uno dell’Associazione.

“L’iniziativa – si legge in una nota dell’Amami – è stata presa alla luce delle attuali criticità della sanità pubblica e privata e in considerazione del profondo disagio di tutta la categoria medica, determinato anche dalle sempre più numerose aggressioni verbali e fisiche. Tra gli scopi del neo costituito Comitato paritetico c’è la vigilanza sulla corretta applicazione dell’articolo 62 del Codice di deontologia medica, inerente ogni tipo di attività medico-legale. Sarà poi effettuata la raccolta delle segnalazioni da parte dei medici colpiti da denunce e da pretestuose richieste di risarcimento danni, con un attento monitoraggio dell’eventuale iter giudiziario e assicurativo. Infine, sono previsti per convegni, corsi e seminari di informazione e formazione sulla responsabilità professionale medica”.

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