Se la banca ti presta soldi per comprare Cristiano Ronaldo

Bankia rischia di diventare un problema deflagrante per i tifosi di calcio spagnoli. Che gli istituti di credito c’entrassero con le banche, gli iberici dovrebbero saperlo: basta loro guardare a cosa è successo in italia negli ultimi dieci anni (a Roma e Lazio, ad esempio). Ma quello che racconta Danilo Taino sul Corriere della Sera ha dell’incredibile: il Barcellona, qualche giorno prima della dichiarazione di responsabilità sui buchi di bilancio, ha bussato alla porta di Bankia per la campagna acquisti del post-Guardiola. Ma sia l’istituto in crisi che le altre banche hanno detto no:

Un sussulto di dignità di fronte alla prospettiva di dover chiedere all’Europa 100 miliardi di aiuti per tenere in piedi il sistema finanziario spagnolo. La cattiva notizia (per italiani, spagnoli e tutti gli altri contribuenti dell’Eurozona) è che i 10,5 milioni di stipendio per Messi la «pulce», i 13 per la stella del Real Madrid Cristiano Ronaldo, i 14,8 del suo irascibile allenatore Mourinho e gli altri mega stipendi della Liga arriveranno dalle loro tasche. 

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Anche perché il debito del calcio spagnolo, prima e seconda divisione, ronza attorno a 5 miliardi, un mezzo punto del deficit nazionale. Fosse una famiglia (o anche solo un’azienda normale) avrebbe già i libri in tribunale visto che gli incassi annuali sono dell’ordine dei 1,8miliardi, ma le spese correnti sono di 300 milioni più alte:

Per andare in pari (senza neppure cominciare a restituire i debiti) bisognerebbe liquidare i calciatori di un terzo della Liga oppure il Real Madrid dimezzare il monte stipendi ai vari Ronaldo, Kaka e co. Solo di tasse arretrate e oneri sociali il futbol deve un miliardo al Regno di Spagna. Il ministro dell’Educazione e dello Sport, José Ignacio Wert, ha appena firmato un accordo con la Liga de Fútbol Profesional in base al quale, dal prossimo campionato, il 35% dei diritti tv andrà a garanzia degli arretrati. Per mettersi in regola con il Fisco, Real, Barça e gli altri hanno tempo però fino al 2020. Otto lunghissimi anni. Cominciando a pagare dalla stagione 2014-2015.

E poi ci sono gli esempi concreti:

Florentino Peres, patron dei blancos, ottenne 76,5milioni da Caja Madrid per comprare Cristiano Ronaldo e Kaka (90 e 67 milioni) nel 2009. Ottimo il tasso d’interesse: 1,5 più dell’Euribor. Nella stessa estate il Valencia evitò il fallimento grazie a unmaxi prestito di Bancaja. Entrambe le banche vennero poi fuse in Bankia per salvarle dall’esplosione della bolla immobiliare. Allora fu lo Stato spagnolo a mettere i 4 miliardi necessari,ma siccome la palla è rotonda e, soprattutto i soldi sono finiti, ora toccherà agli europei metterne 19.

da http://www.giornalettismo.com

Spending review: la soddisfazione nascosta dei professionisti? (di Nino Cartabellotta)

Nelle polemiche che hanno accompagnato il doloroso processo di spending review, nessuno ha citato l’art. 6 (Qualità professionale e gestionale) del Codice di Deontologia Medica:  “il medico agisce secondo il principio di efficacia delle cure nel rispetto dell’autonomia della persona tenendo conto dell’uso appropriato delle risorse”.

Consapevole dell’urgenza delle misure previste dal Ministero della Salute nel processo di spending review, è inevitabile e indispensabile il coinvolgimento dei medici che non possono più lamentarsi di tagli indiscriminati se non collaborano con la loro professionalità a individuare e contenere gli sprechi evitabili.

Se, infatti, da tempo la bioetica affronta il delicato tema del contenimento dei costi inteso come “allocazione di risorse limitate”, solo di recente il dibattito si sta spostando verso l’etica della riduzione degli sprechi, un cambio di paradigma che presenta sia rilevanti implicazioni di politica sanitaria, sia una rivalutazione della responsabilità professionale sull’utilizzo appropriato delle risorse.

L’etica del razionamento poggia su due presupposti fondamentali: innanzitutto, il razionamento è richiesto quando le risorse sono limitate e la politica sanitaria deve scegliere quali servizi e prestazioni sanitarie non possono più essere garantiti; in secondo luogo, le modalità di razionamento dovrebbero sempre essere rese esplicite, mentre oggi si usano spesso metodi di razionamento implicito, non sempre equi e che prestano il fianco alle critiche più disparate.

La principale obiezione etica al razionamento è che ciascun medico, al fine di mantenere il rapporto fiduciario con ciascun paziente, finisce per soddisfarne preferenze e aspettative sempre crescenti, senza considerare i costi sostenuti dalla comunità. Tuttavia, quando le risorse si esauriscono questa obiezione è priva di senso, perché i pazienti privi di livelli essenziali di assistenza sono persone reali verso cui l’intera classe medica è obbligata a mantenere un rapporto fiduciario “collettivo”.

Oggi il dibattito etico si può risolvere solo identificando come sprechi tutti i costi sostenuti per interventi sanitari inefficaci e/o inappropriati che, oltre a non determinare alcun beneficio, spesso causano eventi avversi che generano altri costi. Infatti, le evidenze scientifiche dimostrano che questi sprechi incidono almeno per il 30% e rappresentano una delle cause principali di aumento dei costi.

Purtroppo se un tempo i medici, nel rispetto della loro integrità professionale, rifiutavano di offrire un trattamento inutile, anche quando richiesto da pazienti e familiari, oggi consistenti evidenze dimostrano che interventi sanitari inefficaci e/o inappropriati vengono prescritti non solo per le pretese dei pazienti sempre più insistenti, ma anche per decisione autonoma dei professionisti condizionata dalla resistenza al cambiamento, dai conflitti d’interesse, da prove di efficacia insufficienti o distorte.

Pertanto, se l’etica del razionamento appartiene alla politica sanitaria, l’etica della riduzione degli sprechiè indissolubilmente legata alla professionalità dei medici, perché poggia su differenti presupposti: innanzitutto, nessun paziente dovrebbe essere privato di interventi sanitari efficaci e appropriati, anche se costosi; in secondo luogo, test diagnostici e trattamenti inefficaci e/o inappropriati oltre a non determinare alcun beneficio causano spesso effetti avversi anche gravi, come nel caso dell’overdiagnosis.

Infine, esiste un aspetto di minore rilevanza etica, ma che genera spinosi interrogativi politici e sociali: la sostanziale riduzione degli interventi sanitari inefficaci e inappropriati se da un lato permette di contenere la spesa sanitaria, dall’altro riduce gli utili dell’industria biomedicale con gravi conseguenze sui posti di lavoro e sull’economia globale.

La strada che ha imboccato la politica per definire i tagli della sanità sicuramente non ha coinvolto i professionisti, ma in fondo la classe medica non può che essere soddisfatta perché, di fatto, mantiene ben salda l’autonomia di prescrivere tutto a tutti che, purtroppo, coincide con la massima libertà di sprecare il denaro pubblico in nome dell’autonomia professionale.

FonteCartabellotta A. Etica della spending review: razionamento o riduzione degli sprechi? Il Sole 24 Ore Sanità 2012, 10-16 luglio. Pag.13-14

Test di medicina: 12 graduatorie congiunte e 10.173 posti disponibili

Sfondano quota 10mila i posti disponibili al corso di laurea in Medicina e chirurgia. E le graduatorie degli studenti non saranno più per ateneo ma per 12 gruppi di atenei: un passo avanti rispetto alle graduatorie plurime ritenute illegittime appena pochi giorni fa dal Consiglio di Stato (la Consulta dovrà pronunciarsi nei prossimi mesi) ma ancora lontano dalla graduatoria unica nazionale ritenuta da molti l’unica strada per riconoscere davvero il merito.
Nel decreto ministeriale n. 196 firmato oggi dal ministro dell’Università, Francesco Profumo, sono confermate in gran parte le anticipazioni sulle modalità di svolgimento delle prove di ammissione per l’anno accademico 2012-2013.
Ecco gli accorpamenti decisi secondo il criterio della vicinanza geografica. :

. Bari, Foggia, Molise
. Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, Politecnica delle Marche
. Brescia, Pavia, Verona
. Cagliari, Sassari
. Catania, Catanzaro “Magna Graecia”, Messina, Palermo
. Chieti “G. D’Annunzio”, L’Aquila, Perugia, Roma “Tor Vergata”
. Genova, Torino I Facoltà, Torino II Facoltà
. Milano, Milano Bicocca, Varese “Insubria”, Vercelli “Avogadro”
. Napoli “Federico II”, Napoli Seconda Università, Salerno
. Padova, Trieste, Udine
. Roma La Sapienza Med. e Farmacia Policlinico A E, Roma La Sapienza Med. e Odontoiatria Policlinico B C D, Roma La Sapienza Med e Psicologia
. Firenze, Parma, Pisa, Siena

I posti a bando sono 10.173 posti per Medicina e chirurgia, contro i 9.501 dello scorso anno, e 931 posti per Odontoiatria, contro gli 860 dello scorso anno. Calano invece a 878 quelli a Veterinaria, 40 in meno rispetto allo scorso anno.
Quanto alle date delle prove, il 4 settembre si svolgeranno quelle per Medicina e Odontoiatria in lingua italiana; il 5 settembre quelle per Medicina in lingua inglese; il 10 quelle per Medicina veterinaria; l’11 quelle per le professioni sanitarie.

da Sole24Ore GuiaSanità

Lazio. CdA Gemelli: “Regione disconosce dimensioni e qualità del Policlinico”

La riduzione dei fondi per il Policlinico Gemelli dipende “da un approccio della Regione che tende impropriamente ad assimilare il Policlinico alle strutture private accreditate”. Decise misure di razionalizzazione per ripristinare l’equilibrio economico-finanziario. Ma il CdA avverte: “Assistenza a rischio”.

21 GIU – Importanti misure di contenimento dei costi dei beni e servizi acquisiti all’esterno unite a “inevitabili, seppure da attuarsi con equità ed equilibrio”, interventi sul costo del personale afferente all’organico del Policlinico. Che però, “senza il puntuale adempimento delle obbligazioni a carico del servizio sanitario e senza il riconoscimento, da parte delle Istituzioni Regionali e Statali, del ruolo e delle funzioni svolte dal Policlinico Gemelli a beneficio della collettività”, metteranno comunque a rischio i livelli quantitativi e qualitativi dell’assistenza fornita.
È quanto afferma il Consiglio di Amministrazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore dopo la riunione di ieri per analizzare i risultati dell’esercizio 2011 dell’Ateneo e della gestione speciale del Policlinico A. Gemelli.

Con riguardo alla situazione del Gemelli gli impegni presi dalla Regione Lazio prevedono, in virtù di un Decreto del Presidente della Regione, approvato ai primi di giugno 2012, uno stanziamento per l’esercizio 2011 di 510 milioni di euro a fronte di 535 milioni di euro stanziati, con un accordo sottoscritto nel luglio 2010, per l’esercizio precedente.
“Un tale decremento delle risorse finanziarie destinate al Gemelli (esposte a un ulteriore peggioramento in sede di concreta erogazione, in quanto la tipologia e la quantità delle prestazioni richieste dalla Regione Lazio divergono da quelle che il Policlinico ha potuto in concreto fornire, anche a causa della riduzione dei posti letto di 180 unità disposta su precisa richiesta della Regione stessa) trova origine in un approccio della Regione Lazio che tende impropriamente ad assimilare il Policlinico Universitario Agostino Gemelli alle strutture private accreditate, disconoscendo in tal modo le caratteristiche dimensionali e qualitative del Policlinico”, afferma il CdA ricordando che questo, “insieme al mancato pagamento di ingentissimi crediti del sistema pubblico relativi al periodo 2000-2010, ha condotto a un risultato dell’esercizio 2011 gravemente negativo, con una perdita di 99,6 milioni di euro a carico della gestione del Policlinico Gemelli, che il Consiglio di Amministrazione ha disposto di coprire, impiegando le risorse patrimoniali dell’Ateneo”.

Il Consiglio di Amministrazione ha quindi preso in considerazione le misure da porre in essere per ripristinare le condizioni di equilibrio economico e finanziario del Policlinico Gemelli, “indispensabili per garantire la prosecuzione dell’attività della struttura sanitaria e per assicurare la prioritaria esigenza di salvaguardare l’integrità del patrimonio dell’Ateneo”. Le misure decise dal Consiglio di Amministrazione prevedono una marcata accentuazione degli interventi di razionalizzazione e recupero di efficienza previsti dal piano approvato nel dicembre 2011. E in particolare, come accennato, “importanti misure di contenimento dei costi dei beni e servizi acquisiti all’esterno unite a inevitabili, seppure da attuarsi con equità ed equilibrio, interventi sul costo del personale afferente all’organico del Policlinico”. “Fermo restando – sottolinea però il CdA – che senza il puntuale adempimento delle obbligazioni a carico del servizio sanitario e senza il riconoscimento, da parte delle Istituzioni Regionali e Statali, del ruolo e delle funzioni svolte dal Policlinico Gemelli a beneficio della collettività risulterà particolarmente arduo mantenere i livelli quantitativi e qualitativi dell’assistenza fornita”.

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Doctors: Do you pray with patients?

About 50 percent of adults in one survey said they’d like doctors to pray with them in near-death situations.

When my daughter was about to be rushed to surgery for an emergency Caesarian-section a few years ago, our pastor was out of town. Thinking we really needed prayers about then, I lamented that Pastor was on vacation and asked my daughter who she wanted me to call.
About then, the pediatrician on call piped up, “Would you like for me to pray with you?” Though his name indicated perhaps he was of a different religious persuasion than we were, we figured we ought not be too picky about then. We’d take prayers any way we could get them, and we hoped our God heard them, no matter who was delivering them.
As we’d hoped, the doctor’s prayers seemed heartfelt and had the calming effect we’d hoped. Someone “up there” must have heard them, as today that baby who barged into this world two months early is a strapping, healthy eighteen-year-old recent high school graduate.
A recent AmMedNews.com article looked at the issue of doctors praying with patients. When nearly 500 adults were surveyed in 2003 about two-thirds of them thought doctors should know about their spiritual beliefs. One in five said they’d like to pray with a doctor during a routine office visit, and about 30 percent said they’d like to do so when they’re in the hospital. If they were near death, half said they would like to pray with their doctors.
In 2007, an Archives of Internal Medicine survey reported that three out of four doctors say their patents mention spiritual issues “sometimes or often.”
Some doctors say they prefer the patients or family members initiate the prayer, though—such as G. Richard Holt, MD, MPH, an otolaryngologist who recently retired. In a presentation at a conference, he spoke of concerns about doctor-initiated prayer being an ethical breach, but says, “Being there silently with the patient during the prayer is, for the most part, a benign demonstration of validating the patient’s faith as being important to them.”
“It does no harm to the doctor or the patient and usually does good,” Holt says. “To me, once you start taking an active part in it, I’m concerned that it becomes different.”
The AmMedNews article says that ethical guidelines from major physician organizations do not address how physicians ought to handle patient requests. And, though the Joint Commission makes hospitals assess “what spiritual beliefs are important to patients or might affect their care,” it doesn’t cover physician-patient prayer either.
Results of a May 2006 Medical Care study show that a little more than half of the 1,200 physicians it surveyed say they will pray with patients when asked.
Nancy Berlinger, PhD, a research scholar at The Hastings Center, has studied the role of chaplains in patient care and says physicians should “be aware of patients’ religious beliefs and work with pastoral-care providers to help address spiritual concerns.”
She also says physicians “should expect [religious] requests and have a plan for handling them that is consistent with their organization’s policies.”
Some practices, such as Mission Medical Clinic in Colorado Springs, Colo., offer a “Christ-centered environment.” Physicians there ask patients about their religious or spiritual beliefs when they take their history. Physicians ask, too, what role patients believe faith should play in care, and if patients want to pray with doctors or with volunteer lay ministers.
How about your health care organization? Do your physicians pray with patients? As a marketer or communicator, how do you share this information with patients or prospective patients?

Giovani Medici (SIGM): Balduzzi annuncia un tavolo sulla formazione in Medicina Generale!!!

L’annuncio oggi con una nota del Ministero della Salute. Al tavolo parteciperanno Ministero, tirocinanti e Regioni. Oltre alla formazione, si affronteranno i temi delle prospettive occupazionali e professionali ad essa legati.

Sarà avviato un tavolo tra Ministero, tirocinanti e Regioni con l’obiettivo di discutere i problemi della formazione specifica in Medicina Generale e le prospettive occupazionali e professionali ad essa legata. Ad annunciarlo è una nota del Ministero della Salute!
giovani medici sigm manifestazione medicina generale 15 maggio
Manifestazione SIGM per la riforma della formazione in Medicina Generale 15 maggio
Per rivendicare le proprie istanze, il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) e dalla Società italiana medicina generale in formazione (Simgif), in collaborazione coi Comitati Autonomi Regionali dei corsisti in formazione specifica di Medicina Generale, avevano promosso lo scorso 15 maggio una manifestazione in piazza Montecitorio chiedendo, tra le altre cose,
  • l’adozione di un contratto di formazione specifica di medicina generale,
  • la detassazione della borsa di studio,
  • l’uniforme adozione, all’interno di tutte le Regioni, di un sistema formativo professionalizzante performante unitamente alla definizione di un core curriculum
I Giovani Medici SIGM, attraverso il presidente Walter Mazzucco, esprimono “soddisfazione” sulla notizia di avvio di un tavolo di confronto sulla formazione specifica di medicina generale. Il SIGM, ricorda la nota dell’Associazione dei Giovani Medici, “è un’associazione di categoria (non sindacalizzata) promotrice della mobilitazione nazionale, tradottasi nel sit in messo in campo in Piazza Montecitorio lo scorso 15 maggio 2012, che ha posto all’attenzione delle Istituzioni e della cittadinanza le criticità connesse alla condizione dei corsisti di medicina generale“. Anche per questo motivo, quindi, “il SIGM rivolge al Ministro Balduzzi ed al Sottosegretario Cardinale la richiesta di essere considerata al fine di partecipare al predetto tavolo”.

Gli spasmi di un organismo in decomposizione

di Italia Futura , pubblicato il 1 giugno 2012

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Italia Futura non è interessata ad alleanze con le attuali forze politiche, né tanto meno a mettere piede in un Parlamento composto da nominati e divenuto l’emblema del totale discredito in cui versa gran parte della classe dirigente politica italiana.

Italia Futura, da quando è nata tre anni fa, ha rappresentato una delle pochissime voci che si sono levate dalla società civile per denunciare lo stato di progressiva decomposizione della politica italiana, la totale mancanza di capacità nell’affrontare le questioni centrali del paese e il fallimento senza attenuanti della Seconda Repubblica e dei suoi principali esponenti.

Abbiamo chiesto le dimissioni del governo Berlusconi e sostenuto la formazione del governo Monti, che continuiamo a ritenere oggi l’unica soluzione per gestire l’emergenzanella quale si trova il nostro paese.

Non possiamo impedire che si parli di noi, ma allo stesso modo non possiamo accettare di essere chiamati in causa da esponenti del Pdl con cui non abbiamo niente a che fare.

Con queste parole, volutamente nette e dure, riteniamo di chiudere una volta per tutte la porta algossip politico alimentato ad arte da alcuni naufraghi della seconda repubblica.

Il Corvo e il Cardinale, i segreti della guerra che scuote il Vaticano

IL VOLO del corvo sulle mura vaticane (dove un tempo s’innalzava nei mosaici di San Pietro la più nobile fenice, simbolo della verginità immacolata ma ancor più della dignità della Chiesa che non muore) è in realtà soltanto il penultimo atto di una battaglia medievale spostata nel ventunesimo secolo. Dunque spettacolare per i media, infarcita di simboli come un romanzo popolare sui poteri occulti, clamorosa nel rovesciamento pubblico di quel “segreto” che è buona parte del mistero della potestà papale fin da Bonifacio VIII che ebbe la cura e la preveggenza, dopo aver nominato il suo cameriere, di non rivelarne mai il nome, per evitare pubblici guai.Oggi tutto il mondo conosce il nome di Paolo Gabriele, il maggiordomo di Benedetto XVI finito in una cella vaticana di quattro metri per quattro, con l’accusa di essere l’uomo della cospirazione: appunto il corvo. Ma chi vive all’interno delle Mura sa che la partita è più larga, conta molti protagonisti in più, e soprattutto dura da molto tempo. La vera posta è la Segreteria di Stato, cioè il governo della Santa Sede, la carica ecclesiastica più alta sotto il trono papale. Per cominciare bisogna andare indietro negli anni, alla prima insofferenza organizzata di 15 cardinali contro Tarcisio Bertone, pochi mesi dopo la sua nomina a Segretario di Stato al posto di Angelo Sodano.

A Bertone, fedelissimo del Papa fin dagli anni passati all’ex Sant’Uffizio, nessuno rimprovera incapacità e inesperienza nel ruolo importantissimo che svolge. Piuttosto l’ambizione di occupare spazi altrui (come dimostra il conflitto permanente con la Cei, cioè con Bagnasco, sulla titolarità del “protettorato” da esercitare nei confronti della “cattolicissima Italia”), la disinvoltura nelle relazioni con il mondo italiano della politica e della finanza, i metodi salesiani e sbrigativi all’interno, nella costruzione meticolosa di un sistema di potere.

Contro Bertone si muovono cardinali in gruppo e isolati. Le Eminenze che possono, ne parlano al Papa, com’è successo un anno fa durante un pranzo a Castel Gandolfo con i cardinali Ruini, Scola e Bagnasco; altri gli scrivono; chi non arriva al pontefice, si lamenta negli uffici e nei corridoi. “Qui dentro – dice chi mi fa da guida e mi aiuta a capire – c’è una buona quantità di ricattatori, un numero uguale di ricattati, una massa di employé, e una percentuale ridotta di uomini di fede: tra questi ci sono i Santi, che tengono in piedi la Chiesa. E in questa fase di disorientamento tutti vanno dai Santi, per avere un conforto, qualche certezza”. Anche perché a chi gli ha parlato criticando Bertone, Benedetto XVI ha risposto più volte nello stesso modo: “Noi siamo un Papa vecchio”: come a dire che non ha un lungo orizzonte di pontificato davanti a sé, e non se la sente di rovesciare la governance della Santa Sede, ricominciando a 85 anni con un nuovo Segretario di Stato con il quale non ha consuetudine, proprio lui che ascolta preferibilmente gli uomini con cui ha un’amicizia antica, meglio se storica, comunque collaudata e a prova di inquietudini e sorprese.
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Vatileaks: troppi italiani in conclave?

29 maggio 2012 – ore 06:59
Troppi italiani in conclave

“I cardinali statunitensi lottano tutti i giorni contro Barack Obama sui temi della libertà religiosa, del diritto alla vita e su altre tematiche capitali, mentre in Vaticano gli italiani si fanno la guerra tra di loro. E questa guerra fa male a tutta la chiesa”. Un porporato di lungo corso della curia romana spiega al Foglio che è questo il giudizio impietoso che lo stesso Benedetto XVI ha sul tempestoso momento che la Santa Sede è costretta a vivere. Tanto che, una settimana fa, pranzando coi cardinali per festeggiare il suo ottantacinquesimo compleanno, egli avrebbe detto: “Gli italiani, conosciamo gli italiani. Perché disturbare il Papa con queste cose di italiani?”. Come a dire: basta italiani. Basta con la guerra tra fazioni italiane.

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Del resto è opinione comune che Vatileaks sia una vicenda attinente dissidi tra porporati italiani: Tarcisio Bertone, il segretario “più Vangelo meno diplomazia” e i suoi fedelissimi da una parte, la vecchia scuola diplomatica dei cardinali Angelo Sodano, Attilio Nicora, Giovanni Battista Re e Agostino Cacciavillan dall’altra.
Il dissenso contro Bertone ha avuto un suo culmine dopo gli ultimi due concistori, quello del 18 febbraio scorso e il penultimo del 20 novembre 2010. “S’avanza il partito italiano”, titolarono diversi quotidiani sottolineando il fatto che fu soprattutto agli italiani, molti di questi curiali vicini a Bertone, che venne concessa la berretta rossa. E ora? Si rincorrono voci sul fatto che il Papa avrebbe una soluzione in tasca: sparigliare le carte indicendo un nuovo concistoro a fine anno (o a inizio 2013) nel quale portare all’interno del collegio cardinalizio principalmente berrette straniere. Anche per dare un segnale chiaro per la sua successione: il conclave non dovrà essere una guerra tra italiani. E non è un caso che tra i pochi cardinali che in queste ore hanno parlato vi sia Robert Sarah, 66 anni, nativo della Guinea, presidente del Pontificio consiglio Cor Unum. “Se il prossimo Papa fosse un africano, potrebbe essere lui” ha recentemente scritto il vaticanista americano John Allen. Sarah che in queste ore ha detto: “Nessuno a priori può escludere scenari di complotti e manovre pilotate ad arte”. Come a suggerire che dietro i crimini (ancora da verificare) imputati all’aiutante di camera Paolo Gabriele ci potrebbe essere una regia nascosta, figlia di uno scontro giocato più in alto. Anche se, ieri, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha smentito che vi sia un cardinale indagato o una misteriosa donna.

Prima dell’ultimo concistoro erano appena diciannove i cardinali italiani che avrebbero partecipato a un eventuale conclave. Dopo l’assise il loro numero è sostanzialmente raddoppiato. Un dato non da poco. Su circa 120 cardinali elettori, averne una trentina di un solo paese significa creare un blocco notevole capace di influenzare tutta la votazione. Ha detto ancora John Allen sull’ultimo conscistoro: “La metà dei nuovi cardinali sono ‘funzionari del Vaticano’. Non solo: un terzo dei cardinali elettori del prossimo Papa sono uomini di curia”. Un dato che aveva confermato, più di un anno fa, anche Giancarlo Zizola su Repubblica: “Non si ricordava dagli ultimi decenni del Novecento una affermazione così impetuosa del partito romano”.
Gerard O’Connell, irlandese, vaticanista per il mondo anglofono, sostiene che “Vatileaks avrà un impatto notevole sul prossimo conclave. Anche se non c’è proporzione tra il numero dei cardinali europei e il numero degli extra europei”. Dice: “Sebbene la maggior parte dei cattolici del mondo ora viva nell’emisfero sud, il collegio dei cardinali elettori non riflette questa realtà in termini proporzionali e nemmeno c’è un’indicazione che la rifletterà in futuro o che dovrebbe rifletterla. Con le sue ultime nomine cardinalizie si è fatto pendere l’equilibrio in favore dell’Europa, e in particolare in favore dell’Italia, rispetto al collegio cardinalizio che ha eletto Ratzinger nell’aprile del 2005. Questo piccolo ma non poco significativo spostamento ha portato alcuni analisti a concludere che Benedetto ha aumentato la probabilità che il suo successore sia un altro europeo e molto probabilmente un italiano. D’altra parte, dato che ci sono già ‘papabili’ extra europei nel collegio dei cardinali, e dato che Benedetto XVI ne ha aggiunti di più con le sue ultime nomination, i cardinali elettori potrebbero ancora votare per un non-europeo al prossimo conclave, ma per eleggerlo molti europei dovrebbero votare per lui”.

Massimo Introvigne, direttore del Centro studi sulle nuove religioni, sostiene che i cattolici all’estero guardano “stupefatti” le attuali vicende vaticane. “Ai cardinali stranieri, ai vescovi, ma anche alla base interessano altri temi: su tutti la libertà religiosa, poi la pedofilia nella chiesa. Le vicende dello Ior o della fuga di documenti riservati interessa molto relativamente. Prendiamo Ettore Gotti Tedeschi – dice –: all’estero era visto più che altro come un analista che ha lavorato all’enciclica ‘Caritas in veritate’ e che andava in giro a parlare della crisi demografica. La sua capacità di management era ritenuta secondaria. Insomma, le chiese nel mondo sono scosse da altri problemi, dai mille cristiani uccisi a settimana nell’Africa subsahariana, dai temi della libertà religiosa negata o della vita, e non capiscono perché in Vaticano, principalmente gli italiani, si accapiglino su queste cose”.

il Foglio.it

La moglie del Presidente Monti di nuovo ricoverata al Gemelli

Il Policlinico Gemelli, pur nella difficile situazione in cui versa per i mancati riconoscimenti da parte della Regione Lazio, resta comunque polo di eccellenza per i bisogni di salute della cittadinanza.

La moglie del presidente del Consiglio Mario Monti, Elsa Antonioli, è stata nuovamente ricoverata al Policlinico di Roma Gemelli per accertamenti a seguito della pregressa pancreatite. E’ quanto si legge in una nota diffusa da Palazzo Chigi.

Lo scorso 27 aprile la moglie del premier era già stata ricoverata per un malore addominale dovuto alla malattia.
Allora i medici dell’ambulatorio di Palazzo Chigi, per precauzione, avevano disposto una visita più approfondita in ospedale: visita che avrebbe comunque tranquillizzato i sanitari sullo stato di salute della signora.

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