La vera anomalia italiana? La gerontocrazia!

Per il politologo e docente universitario Marc Lazar in Italia «i più anziani non vogliono lasciare il posto ai giovani e questo accade sia nel potere politico che nel potere economico o culturale o accademico». E, se  «i giovani dovranno impegnarsi sempre di più per ottenere un vero cambiamento», per esprimere il potenziale inespresso dell’Italia è necessario «dare responsabilità e opportunità a coloro che hanno 25-35 anni».

Gerontocrazia, forum nazionale giovani, giovani medici,
Serve un patto intergenerazionale per salvare questo Paese.

L’Italia non è l’unico paese in Europa che sta vivendo un declino economico, una crisi della classe dirigente e un aumento del proprio debito pubblico. A pochi chilometri dalla Liguria abbiamo, infatti, i francesi che condividono una sorte molto simile alla nostra. Quale futuro ha davanti l’Italia? Secondo Marc Lazar, politologo francese, storico ed esperto dei sistemi politici italiani, c’è bisogno di un forte legame italo-francese perché «il futuro dell’Europa sarà molto determinato dal rapporto tra Parigi-Berlino-Roma». E il legame fra Italia e Francia «è importante per ragioni economiche, perché la Francia è il secondo partner commerciale dell’Italia e perché abbiamo molte cose in comune sul piano culturale e storico».

Professor Lazar, data la sua conoscenza della situazione politica internazionale, che previsioni può fare per il futuro politico del nostro Paese?
Credo che da una parte la formazione del governo Monti significhi la fine di una certa fase politica, legata alla figura di Berlusconi, con una conseguente debolezza della rappresentanza parlamentare e ciò è testimoniato dalla necessità di formare un governo tecnico; ma dall’altra devo riconoscere che questo governo ha subito avuto una grande credibilità internazionale, sta attuando una manovra economica dura e diverse riforme di grande rilievo che gli potrebbero permettere una longevità di almeno un anno. Attualmente, infatti, non vedo l’interesse di un partito, sia di destra che di sinistra a fare cadere questo governo e di andare alle elezioni. Se la crisi dovesse esplodere dovrebbe avvenire entro la fine di marzo-aprile perché si sa che in Italia si vota prima dell’estate e poi da novembre c’è il semestre bianco del Presidente della Repubblica. Inoltre chi farà cadere il governo Monti si prenderà una responsabilità forte davanti all’opinione pubblica italiana ed europea e al momento nessuno sa come gestire le alleanze per le elezioni, quindi questo governo dovrebbe andare avanti fino al 2013.

Cosa succederà nel “post Monti”? Si arriverà a una deriva populista o si avrà una spinta di tipo socialista?
Fare un pronostico è molto difficile in Italia in questo momento, stiamo assistendo ad un doppio processo: da una parte c’è un rischio di grande destrutturazione del sistema politico derivante da una frammentazione impressionante all’interno degli schieramenti – perché prima avevamo Pd + Idv e dall’altra parte avevamo Pdl e la Lega; ora, invece, abbiamo un Pdl diviso, una Lega che spara a zero contro quasi tutti, un Pd che ha perso molti consensi, un Idv che critica un po’ tutti, e un terzo polo – e dall’altra parte il governo Monti che si presenta con una ricetta fatti di rigore, serietà e umiltà cercando di rompere con l’attitudine mediatica personale e populista di Berlusconi.

Ha partecipato ad un ciclo di incontri (organizzati da Assieme all’Associazione Management Club e Federmanager Academy) dove si è discusso proprio del “futuro dell’Italia nel XXI secolo”, a che conclusioni è pervenuto?
Ho scoperto un grandissimo interesse su tutto il territorio che abbiamo visitato ma anche una situazione di grande preoccupazione per il futuro dell’Italia in generale. Ciò che abbiamo rilevato durante questi seminari è una grande speranza per l’Italia, una grande volontà di rilanciare l’Italia. Dal territorio recuperiamo dunque le seguenti considerazioni:

  • 1. La necessità per le imprese di sviluppare la loro attività con maggior facilità, che tradotto significa più liberalizzazioni.
  • 2. Una grande attesa di una classe dirigente ben formata e di alta qualità con autorità pubbliche che potrebbero non prendere un posto importante ma avere un ruolo di regolazione importante
  • 3. Il bisogno di investire nel mondo dell’educazione, della ricerca ma anche della cultura.
  • 4. L’importanza delle risorse territoriali
  • 5. La voglia di trovare una soluzione per i giovani e di dare loro una speranza permettendogli di avere maggiori responsabilità.

Un Paese come l’Italia è pieno di talenti, esistono casi di eccellenza nei settori più diversi. Come si possono valorizzare e quali sono gli elementi che rallentano la nostra crescita?
Bisogna aumentare la concorrenza in modo da accrescere la competizione nell’eccellenza in tutti i settori. Più avremo una classe dirigente di alta qualità aperta a livello mondiale, più il nostro paese potrà giocare un ruolo nel Mediterraneo, l’Europa e anche nel Mondo.
Un problema dell’Italia è il divario tra Nord e Sud che rimane forte ed è un argomento di grande preoccupazione per il futuro. Non ultimo il futuro della cultura in Italia: il vostro è un paese che è ripiegato sul patrimonio e che non investe più, anzi ha tagliato molte risorse sia pubbliche che private alla cultura, grandissima risorsa per l’Italia, fonte economica ed elemento di attrazione per il turismo internazionale.

Quali sono le potenzialità inespresse dell’Italia? Penso al turismo che rappresenta il 12% del Pil italiano. Ce ne sono altre?
Si, c’è la cultura che è una delle chiavi del successo dell’Italia nel mondo, c’è il turismo che è una vera risorsa economica, e c’è una forte tradizione di creatività, di creazione industriale da mantenere e valorizzare. Il turismo è un elemento da sviluppare perché negli ultimi anni l’Italia ha perso molti posti nella competizione internazionale. Data la mia esperienza nel vostro paese trovo assolutamente straordinario il numero di talenti che ci sono che malgrado tutti gli ostacoli presenti qui, sono ancora più decisi a fare qualcosa, a superarle barriere del mondo dell’amministrazione pubblica, del mondo delle imprese e quello più terribile rappresentato dalla gerontocrazia. Penso che da questo punto di vista dare responsabilità e opportunità a coloro che hanno 25-35 anni è una necessità assoluta in Italia.

A proposito di “gerontocrazia” pensa che i giovani interessati alla politica riusciranno a farsi largo e scardinare la vecchia classe politica che ci governa?
Penso che bisognerà arrivare ad uno scontro generazionale: i più anziani qui non vogliono lasciare il posto ai giovani e questo accade sia nel potere politico che nel potere economico o culturale o accademico ma ancora di più in politica perché ovviamente ci si può far rieleggere soprattutto con questa legge elettorale quindi credo che i giovani dovranno impegnarsi sempre di più per ottenere un vero cambiamento. Ben vengano dunque le reti online con i gruppi di Facebook, che permettono la condivisione delle idee utili a cambiare il paese. Credo che bisognerà fare una pressione forte sulle vecchie generazioni italiane che sono al potere e che questa sia una necessità per la vitalità della democrazia italiana – e lo dice uno che ha quasi sessant’anni ma che capisce benissimo questa voglia di partecipazione dei giovani – anche se potrebbe avere delle conseguenze per la gente della mia età.

Da attento osservatore della situazione politica internazionale, quale previsioni fa per la moneta unica? La Francia sta già correndo ai ripari con la “Tobin Tax” e un avvicinamento alla Germania, cosa succederà agli altri paesi?
Sono convinto che anche se la situazione economica finanziaria monetaria è molto difficile, prevarranno gli interessi dei singoli paesi uniti per salvare l’euro. La mia paura non è legata dunque alla resistenza della moneta unica quanto alla situazione economica molto difficile per l’insieme dei paesi europei con una crescita molto bassa – siamo quasi in recessione in Italia e in Francia – e sarà necessario un rilancio dell’attività economica per evitare un declino dell’Europa a livello internazionale.

Che ruolo avranno la Francia e l’Italia nel delicato processo di stabilizzazione europea?
I nostri due paesi in questi ultimi anni hanno portato avanti dei rapporti molto complessi, fatti di diffidenza, di polemiche, di ignoranza. Ora hanno iniziato una nuova fase, grazie alla svolta data dal governo Monti che ha dato un’altra immagine dell’Italia. Abbiamo bisogno di questo forte legame italo-francese perché il futuro dell’Europa sarà molto determinato dal rapporto tra Parigi-Berlino-Roma. Il rapporto Parigi-Roma è importante per ragioni economiche, perché la Francia è il secondo partner commerciale dell’Italia e perché abbiamo molte cose in comune sul piano culturale e storico. Abbiamo anche molti interessi comuni legati al Mediterraneo e credo che avere un’Europa più equilibrata verso il mediterraneo sia il compito della Francia e dell’Italia.

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La crisi manda sul lastrico anche i Medici americani…

NEW YORK (CNNMoney) —Doctors in America are harboring an embarrassing secret: Many of them are going broke. This quiet reality, which is spreading nationwide, is claiming a wide range of casualties, including family physicians, cardiologists and oncologists.

Industry watchers say the trend is worrisome. Half of all doctors in the nation operate a private practice. So if a cash crunch forces the death of an independent practice, it robs a community of a vital health care resource.
“A lot of independent practices are starting to see serious financial issues,” said Marc Lion, CEO of Lion & Company CPAs, LLC, which advises independent doctor practices about their finances.
Doctors list shrinking insurance reimbursements, changing regulations, rising business and drug costs among the factors preventing them from keeping their practices afloat. But some experts counter that doctors’ lack of business acumen is also to blame.
Loans to make payroll: Dr. William Pentz, 47, a cardiologist with a Philadelphia private practice, and his partners had to tap into their personal assets to make payroll for employees last year. “And we still barely made payroll last paycheck,” he said. “Many of us are also skimping on our own pay.”
Pentz said recent steep 35% to 40% cuts in Medicare reimbursements for key cardiovascular services, such as stress tests and echocardiograms, have taken a substantial toll on revenue. “Our total revenue was down about 9% last year compared to 2010,” he said.

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La notte del medico di bordo della CC: uno degli ultimi 4 ad abbandonare la nave in quella maledetta notte (di Katia Riccardi)

Sandro Cinquini è stato uno degli ultimi quattro a scendere dalla nave naufragata davanti l’isola del Giglio. Insieme hanno salvato le 500 persone rimaste intrappolate sul lato sinistro della Concordia: “Schettino ha osato troppo. Il mare non sopporta l’arroganza”

ROMA – I pantaloni che indossava la notte del naufragio sono stesi ad asciugare su una sedia del suo terrazzo. L’odore di nafta non va via, si sente ancora fortissimo. Sono tornati bianchi ma sanno di mare, di porto, di nave. “Sono estivi e larghi. Li avevo messi per stare comodo e pronto, perché il 13 gennaio ero di guardia notturna”. Sandro Cinquini è un omone corpulento dagli occhi verdi, profondi, annacquati. E’ il direttore sanitario della Costa Concordia, il primo medico di bordo, vent’anni sulle navi da crociera. E con quei pantaloni larghi e troppo leggeri è rimasto a bordo mentre la nave si girava su un fianco, fino all’alba, dopo aver salvato centinaia di persone. C’è arrivato sull’isola del Giglio al freddo, c’è salito sul traghetto per Porto Santo Stefano il giorno dopo, e alla fine c’è tornato a casa, a Roma, in treno.

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BALDUZZI: TALENTI IN FUGA PER TAGLI E PRECARIATO MA ADESSO SI CAMBIERA’

Da “L’ UNITA’” di mercoledì 18 gennaio 2012

Il ministro della Salute risponde all`Unità sul caso del cardiochirurgo Luigi Agresti, precario in Italia e conteso all`estero: «Vicenda amara bisogna essere inflessibili su regole e procedure che premiano il merito» di MARCELLA CIARNELLI ROMA

E’ una vicenda amara, molto amara, anche se non deve portare alla rassegnazione».

E poi: «Bisogna essere inflessibili rispetto alle regole e soprattutto circa quelle procedure che premiano il merito».

Renato Balduzzi, ministro della Salute, ha raccolto la sollecitazione che è venuta dalla storia che Luigi Agresti, cardiochirurgo di 34 anni, ha raccontato all`Unità. Una storia fatta di speranze e delusioni, di soddisfazioni e di una lunga precarietà che ora, solo andando all`estero, potrà avere uno sbocco.

BALDUZZI: TALENTI IN FUGA PER TAGLI E PRECARIATO MA ADESSO SI CAMBIERA'

Un`altra Capacità che se ne va.

Uno dei mille giovani medici che ogni anno lasciano il Paese perché altrove hanno trovato un`opportunità di lavoro. Una situazione che è conseguenza diretta delle misure di contenimento della spesa pubblica che hanno determinato un innalzamento dell`età media dei medici del Servizio sanitario nazionale e che, negli ultimi tempi, si sta risolvendo in un decremento del loro numero, specialmente nelle Regioni sottoposte a piani di rientro. Le aziende, strette tra i limiti alle assunzioni e la necessità di garantire le prestazioni, sono state costrette a ricorrere a forme di reclutamento atipiche che hanno portato l`aumento del precariato. Se nel 2004 i medici precari erano 3.944, nel 2010 sono arrivati a 7.177 con un incremento del 9 per cento rispetto all`anno precedente. Nel 2010 i medici dipendenti del servizio nazionale sono diminuiti dell`1,3 per cento rispetto al 2009 e nello stesso anno in pensione sono andati, per raggiunti limiti d`età e di contribuzione, in 4.116.

Spiega il ministro: «Il numero dei precari è attualmente superiore a quello fisiologico. È un tema che preoccupa tutti, non solo noi ma anche le Regioni ed è per questo uno degli argomenti centrali dei lavori al tavolo tra Ministero e Regioni per la definizione del Patto per la salute».

Programmazione del personale da parte delle aziende «nel medio e nel lungo periodo» facendo i conti con il fatto che attualmente «c`è sicuramente uno squilibrio tra l`offerta e la domanda».

Tuttavia, posto che le regole siano state rispettate, «l`apertura dei confini alla professione medica, che ha in sé una vocazione internazionale, non è una sciagura.

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Riforma del lavoro, ecco il piano Fornero (di Paolo Griseri)

IL CONTRATTO UNICO
Accesso con tutele a tappe, poi niente licenziamenti 
L’idea è quella di sostituire con un unico contratto gli attuali 48 censiti dall’Istat. E’ la frammentazione che penalizza soprattutto donne e giovani e che porta il salario medio lordo di un lavoratore italiano il 32% sotto la media dei Paesi dell’area euro. Nascerà per questo il Cui, contratto unico di ingresso. Avrà due fasi: una di ingresso, che potrà durare, a seconda dei tipi di lavoro, fino a tre anni. E una seconda fase di stabilità, in cui il lavoratore godrà di tutte le tutele che oggi sono riservate ai contratti a tempo indeterminato.

Durante la fase di ingresso, in caso di licenziamento con motivazioni che non siano di tipo disciplinare (“giusta causa”), il datore di lavoro non avrà l’obbligo di reintegrare il dipendente ma potrà risarcirlo in pagando una specie di penale pari alla paga di cinque giorni lavorativi per ogni mese lavorato. In caso di una fase di ingresso di tre anni, il licenziamento dovrà essere risarcito con sei mesi di mensilità.

Già oggi, durante il periodo di prova, non si applica la l’articolo 18 sui licenziamenti. La riforma prevede che il periodo di prova si possa allungare fino a tre anni e in cambio concede che il contratto di ingresso si trasformi automaticamente, al termine della prova, a tempo indeterminato. L’automatismo evita al lavoratore il succedersi di decine di minicontratti precari. Le imprese dopo tre anni possono licenziare il dipendente con un risarcimento senza essere costrette ad assumerlo.

TEMPO DETERMINATO
Per i contratti a termine salario sopra i 25mila euro 
Oggi sono una prassi diffusa nelle aziende che possono così assumere senza prendersi impegni particolari nei confronti dei dipendenti. La riforma li renderà invece una specie di lusso, un modo per remunerare professionisti e personale specializzato. Uno studio del Collegio Carlo Alberto di Torino, di cui Garibaldi è direttore, mette in evidenza che nel 2008 il 96% dei dipendenti italiani a tempo determinato guadagnava meno di 35 mila euro lordi all’anno. Una retribuzione per mansioni medio basse.

Con il provvedimento allo studio invece sarà impossibile assumere a tempo determinato dipendenti per i quali viene corrisposto un salario inferiore ai 25 mila euro lordi annui (o proporzionalmente inferiore se la prestazione dura meno di dodici mesi). Naturalmente faranno eccezione i lavori tipicamente stagionali (come quelli agricoli o alcuni nelle località turistiche).

Verrà messo un tetto anche ai contratti a progetto e di lavoro autonomo continuativo che rappresentino più di due terzi del reddito di un lavoratore con la stessa azienda. Se questi contratti avranno una paga annua lorda inferiore ai 30 mila euro, saranno trasformati automaticamente in Cui. La riforma dovrebbe anche prevedere l’introduzione di un salario minimo legale stabilito da un accordo tra le parti sociali. Se non si trovasse l’accordo, il salario minimo dovrà essere fissato dal Cnel.

tratto da Repubblica.it

I Giovani Medici (SIGM) sollecitano le Istituzioni per l’indizione del concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione 2011/2012

Al fine di tutelare i colleghi che quest’anno tenteranno il concorso per accedere alle scuole di specializzazione di area sanitaria aa 2011-2012 il Dipartimento Specializzandi (SIMS) del Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) ha inviato ai Ministeri competenti (MIUR e Ministero della Salute) una richiesta di aggiornamento sullo stato dell’arte dell’iter concorsuale al fine di sollecitare l’indizione dello stesso in tempi certi.

Il documento (scarica allegato) segue, nell’ordine, la richiesta inviata il 15 settembre 2011 (leggi qui) e le rassicurazioni ricevute dall’allora Ministro della Salute, Prof. Ferruccio Fazio, e dai Dottori Giovanni Leonardi e Daniele Livon (rispettivamente, DG Risorse Umane e Professioni Sanitarie del Ministero della Salute e DG Università, lo Studente ed il Diritto allo Studio del MIUR) in occasione del I Workshop sulla Formazione Medica organizzato dalla nostra Associazione in data 9 Novembre 2012 (leggi il resoconto della giornata).

Ricordiamo che già in quell’occasione i Direttori Generali del MIUR e della Salute avevano annunciato…[…]

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L’importanza della comunicazione…L’intervista del Capitano lascia qualche perplessità. È lecito sospettare che menta? (di Massimiliano Cavallo)

Si diceva una volta che l’Italia è composta da 54 milioni di commissari tecnici, perché tutti ci siamo sbizzarriti aconsigliare a Valcareggi se far giocare Mazzola o Rivera o a Sacchi se far giocare Baggio o Zola. Oggi, dopo la tragedia del Concordia, sui social network tutti ci affrettiamo a dire con certezza a che distanza dalla costa debba navigare una nave. Ma solo un comandante sa quale decisione prendere. E il comandante del Concordia ha fatto la scelta giusta? Non lo sappiamo ma, certamente, possiamo capire meglio da questa intervista se fosse o meno in buona fede. Già dall’inizio si nota come il comandante stia probabilmente mentendo: inizia la sua intervista sottolineando quanto conti la freddezza nel prendere una decisione e interrompe il suo concetto cambiando argomento (segnale di menzogna) e sottolineando come quasi tutti, infondo, si siano salvati. E’ un po’ come dire “si, forse ho sbagliato ma poteva andare peggio” (sob!)

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E’ facile notare come il comandante Schettino abbassi spesso lo sguardo durante l’intervista, sintomo di vergogna, e si lecchi spesso le labbra, gesto che rileva un certo disagio. Ascoltando bene le parole vediamo come il comandante cerchi di rendere normale quel passaggio davanti all’Isola del Giglio, classificandolo come “navigazione turistica”. Ma dove Schettino mostra più difficoltà è quando deve parlare di quello che lui definisce lo “spuntone” che ha originato la tragedia. Non chiarisce se era “rilevato o non rilevato”, salvo poi dire che le carte nautiche riportavano acqua fino al fondale. Soprattutto, analizzando il suo linguaggio non verbale, notiamo una lunga pausa prima di esprimere questo concetto e una scrollata di spalle, probabile sintomo di scarsa convinzione in quello che sta dicendo. In chiusura dell’intervista il giornalista evidenzia come il comandante sia sempre l’ultimo ad abbandonare la nave cosa che, stando ai rapporti delle autorità costiere, il comandante non avrebbe fatto. Qui Schettino risponde toccandosi il mento e sbattendo più velocemente le palpebre. Quest’ultimo gesto, insieme a quello di umettarsi spesso le labbra, è sintomo di fuga, una reazione del nostro organismo per fronteggiare il pericolo. Il cuore batte più forte, arriva più sangue al cervello e ai muscoli e il nostro corpo risponde scaricando così la tensione. Insomma, lasciamo alla giustizia il compito di giudicare se il comandate sia colpevole o innocente, ma lasciateci quantomeno sospettare che sia un bugiardo.

Tratto da Monitor

 

Remunerazione dei medici di famiglia e qualità dell’assistenza (di Gavino Maciocco)

Un nuovo modo di remunerazione (pay-for-performance) è destinato a incidere profondamente sul comportamento professionale dei medici e sull’organizzazione delle loro attività. I punti di forza e quelli di debolezza; le opportunità e i rischi.

Che il sistema di remunerazione dei professionisti influenzi il loro comportamento è un dato. Fino a qualche anno fa per i medici di famiglia (che non avevano un rapporto di dipendenza, come – ad esempio – in larga parte avviene in Spagna e Svezia) esistevano due sole modalità di remunerazione a cui corrispondevano due differenti comportamenti professionali:

  • il pagamento a prestazione (fee-for-service)
  • il pagamento a quota capitaria, ovvero relativo al numero dei pazienti iscritti a un medico, o a un gruppo di medici (capitation).

Il pagamento a prestazione, tipico dei modelli mutualistici “Bismarck” (vedi Germania e Francia) ma presente anche in Canada, incentiva – inevitabilmente – la produzione di servizi (visite, prescrizioni farmaceutiche e diagnostiche) e lega il medico al paziente solo per un episodio di malattia: il paziente non è tenuto a “scegliere” un medico “di fiducia” e può rivolgersi in prima battuta indifferentemente a un medico generalista o a un medico specialista.

Il pagamento a quota capitaria, tipico dei modelli universalistici “Beveridge” (vedi Italia e Regno Unito), comporta la scelta da parte del paziente di un medico “di fiducia” e dovrebbe garantire da una parte una presa in carico “globale” del paziente e dall’altra la funzione di filtro (gatekeeping) nell’accesso all’assistenza specialistica e ospedaliera. È questo un modello che generalmente induce nei medici un comportamento “attendista”, certamente molto meno interventista rispetto a quello basato sul pagamento a prestazione.
Il quadro si è molto complicato da quando l’organizzazione delle cure primarie in generale e della medicina di famiglia in particolare è stata investita da due diversi nella sostanza, ma quasi contemporanei (a partire dalla metà degli anni 90), processi:

  • l’irruzione del “disease management” nel trattamento delle cronicità (vedi Chronic Care Model – E. Wagner)
  • la diffusione dei principi e delle tecniche di controllo della “qualità” delle cure (vedi Quality Assurance in Health Care – A. Donabedian).

Da allora i medici di famiglia di tutto il mondo hanno dovuto confrontarsi con un nuovo lessico e con nuovi impegni… […]

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Chirurgo si rifiuta di operare un paziente che aveva denunciato un collega

A riferire la vicenda è Amami, Associazione medici accusati ingiustamente, che commenta: “In questo clima da caccia alle streghe, alimentato da campagne pubblicitarie che incitano a citare i medici in giudizio, i colleghi iniziano a rifiutare interventi di pazienti ‘a rischio-denuncia’”.

12 GEN – Stefano Bottari, primario chirurgo a Roma, ha deciso di non operare un paziente in elezione (non urgente) che aveva denunciato un medico. A riferirlo è Amami, l’Associazione dei medici accusati ingiustamente di malpractice, secondo la quale “se la legge non ci metterà al riparo dai danni conseguenti alle denuncie infondate di malpractice, i medici, impauriti, si asterranno dall’operare cittadini non urgenti” e il caso di Bottari dimostra che i medici, “in questo clima da caccia alle streghe – alimentato da campagne pubblicitarie che incitano a citare i medici in giudizio – hanno iniziato a rifiutare gli interventi dei pazienti ‘a rischio-denuncia’”, afferma il presidente dell’Associazione, Maurizio Maggiorotti.

Secondo quanto riportato dalla nota dell’Amami, Bottari avrebbe raccontato che il paziente ha richiesto una visita per un intervento riparatore a seguito di un’operazione, a detta dello stesso, “riuscita male”. “Con un atteggiamento rivendicativo ha presentato il caso come esempio di malasanità. In questo contesto poco rassicurante, – ha affermato Bottari, secondo quanto riferisce la nota dell’Amami – non mi sono trovato nella condizione di serenità giusta per il compimento di un intervento chirurgico. Mi sentivo in tensione e in pericolo per l’eventualità di essere esposto anche io e la struttura nella quale opero a ritorsioni legali. La chirurgia – ha aggiunto Bottari – deve essere affrontata con la mente libera e con il giusto stato d’animo, e non con la paura di essere denunciati. E’ necessario un rapporto di totale fiducia tra medico e paziente perché lo stato di paura del chirurgo mette a rischio la buona riuscita dell’intervento. Diventa quindi un obbligo rifiutare l’operazione per proteggere il paziente”.

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Giocare a “Tetris” per 15 minuti al giorno fa bene al cervello

Condotta in Giappone e pubblicata suPLoS ONE la ricerca che farà felici gli amanti dei videogame di logica: giocare per un quarto d’ora al giorno per venti giorni migliora la capacità di pianificare e controllare le proprie azioni, nonché la velocità di risposta agli stimoli.

tetris andrea silenzi

15 GEN – Già da qualche anno esistono videogiochi per consolle portatili che promettono di ringiovanire il cervello tramite l’allenamento in giochi di logica. Ma questi passatempi interattivi aiutano davvero a migliorare alcune funzioni cerebrali? Lo ha verificato uno studio pubblicato sulla rivista PLoS ONE da un gruppo di ricerca dell’Università di Tohoku in Giappone.

Per testare l’ipotesi il team ha reclutato 32 adulti, che sono stati poi inseriti in maniera casuale in due gruppi diversi. Queste persone, che avevano dichiarato di non essere giocatori incalliti di videogames, e anzi di aver usato giochi interattivi per meno di un’ora a settimana nei precedenti due anni. Ad ognuno dei due gruppi è stato imposto di giocare per 15 minuti al giorno per almeno 5 giorni a settimana per un mese (o fino al raggiungimento di venti giorni di gioco totali) ad uno tra due famosi videogames: Tetris e Brain Age, uno dei più famosi giochi di training per il cervello, in cui l’utente deve risolvere esercizi di aritmetica, schemi di sudoku oppure superare prove mnemoniche.

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