Ecco il video del Workshop dei Giovani Medici sulla Formazione in Medicina

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Analizziamo (e miglioriamo) le idee in Sanità della Leopolda di Matteo Renzi.

Interessante analizzare la puntuale disamina di Geddes e Maciocco sui 6 punti di Sanità inserite da Matteo Renzi su Wiki-PD dopo la convention della Leopolda:

Nel supermarket delle idee allestito da Matteo Renzi alla Leopolda di Firenze non mancano alcuni prodotti sanitari. Per trovare online le idee (sei) sulla sanità bisogna cliccare sul macro-tema arancione dedicato a “Far quadrare i conti per rilanciare la crescita”.

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La scelta di collocare i temi della salute nel capitolo della quadratura dei conti rientra nella classica cornice concettuale neo-liberista (vale a dire: “Tagliare sempre e comunque la spesa sanitaria pubblica”). Non a caso il suggeritore della parte economica del Big Bang è Luigi Zingales, della scuola economica di Chicago, la stessa che negli anni 80, con Milton Friedman[1], ha elaborato e disseminato in tutto il mondo – committenti Ronald Reagan e Margaret Thatcher – le politiche neo-liberiste che sono all’origine della disuguaglianza crescente dei redditi, che ha generato gli attuali eccessi di debito privato e pubblico[2], causa del disastro globale che stiamo vivendo[3].

Per questo motivo le idee sulla sanità contenute nel catalogo del Big Bang sono ben poco innovative: alcune sono ovvie e scontate (es: “in ospedale solo quando serve veramente”), altre ricopiate in fretta e in furia da altre proposte (es: “costo standard”), altre infine messe lì per fare colpo senza dare soluzioni alternative (es: “abolizione dell’attuale ruolo del medico di medicina generale”).

L’impressione immediata è che manchi una visione complessiva e un senso politico e che si proceda solo sulla base di spot, con l’unico orizzonte contenuto nel titolo del macro-tema: far quadrare i conti.

Ma vediamo nel dettaglio i 6 punti, brevemente commentati.

Costi standard, subito. 
Immediata introduzione di un patto di stabilità interno non derogabile sui parametri dei costi standard. Lo scopo è quello di uniformare la spesa sanitaria nelle diverse realtà locali.


Lo strumento per uniformare la spesa sanitaria nelle diverse realtà locali esiste dal 1992, quando con la legge 502 fu introdotto il finanziamento delle ASL attraverso la quota capitaria (ovvero un tot predeterminato di risorse per abitante). Se diverse Regioni sono gravate dai debiti e non raggiungono il pareggio di bilancio non è dovuto alla mancanza di parametri di riferimento, che non sono però i costi standard (inutilmente propagandati dalla Lega), ma appunto la quota capitaria (vedi post Costo standard in sanità: tanto rumore per nulla?).
In termini generali (nazionali) il nostro sistema sanitario registra un livello di spesa assai contenuto rispetto non solo agli USA, ma anche alla gran parte dei paesi dell’Europa occidentale (vedi grafico ).

Il medico di base va completamente ridefinito.
Completa riorganizzazione della medicina sul territorio: radicale cambiamento del ruolo della medicina di base. Abolizione dell’attuale ruolo del medico di medicina generale. Creazione di ambulatori polispecialistici sul territorio. Consorzio dei medici di medicina generale.
 

L’abolizione del ruolo di primo livello d’intervento e di filtro della medicina di base e la creazione di ambulatori polispecialistici sul territorio ci riporta nientemeno che al modello Semashko di staliniana memoria. In Unione Sovietica e paesi satelliti vigeva infatti un sistema sanitario che non prevedeva la presenza di medici generalisti di famiglia e si fondava sui “policlinici”, ovvero su ambulatori specialistici territoriali a cui si rivolgeva la popolazione per qualsiasi esigenza.Poi si aggiunge, en passant, “Consorzio dei medici di medicina generale”. Poiché nel Big Bang niente è lasciato al caso, il termine Consorzio deve far riflettere. Si potevano usare altre voci assai più consuete come “Gruppi”, “Associazioni”, “Cooperative”. Si usa il termine Consorzio, che è quello introdotto nella riforma Cameron, tesa a privatizzare l’intero sistema sanitario inglese (vedi il post La fine del sistema sanitario inglese).

In ospedale solo quando serve veramente. 
Far lavorare in rete gli ospedali per le terapie d’urgenza, ad alto costo, tecnologicamente sofisticati. Ciascuno caratterizzato da una propria peculiarità. Razionalizzazione dei servizi. Occorre riservare l’ospedalizzazione dei pazienti solo nei casi in cui effettivamente sia necessaria.
La proposta di evitare i ricoveri inutili è tanto condividibile, quanto ovvia. Ma per realizzare questo obiettivo non è sufficiente declamarlo: è necessario potenziare i servizi “a monte” dell’ospedale, cioè i servizi territoriali, a partire dalle attività associate dei medici di famiglia, dotate dei necessari supporti infermieristici e diagnostici e delle indispensabili infrastrutture edilizie (vedi “case della salute”) atte ad accoglierle.Giusto il concetto di “rete” per gli ospedali, ma questo deve valere anche per i livelli “di base” – pediatrie, punti nascita, specialità chirurgiche.
Chiudere ospedali con meno di 100 letti e quelli senza anestesia e rianimazione.
Chiudere tutti gli ospedali con meno di 100 posti letto e che non abbiano un servizio di anestesia e rianimazione aperto 24 ore su 24. Questi dovrebbero essere ospedali per pazienti cronici a lunga degenza a bassa intensità di cure ma a basso costo. Dovrebbero essere di supporto agli Ospedali ad alta complessità e alto costo, i quali dovrebbero esclusivamente gestire la fase acuta e poi inviare a strutture con costi ridotti. Ne consegue anche la necessità di un’assistenza domiciliare efficace e ben coordinata. Nei grandi ospedali bisogna cancellare i doppioni, la moltiplicazione dei reparti ad alto costo e ad alta tecnologia creati solo per moltiplicare i ruoli direttivi.
La questione della chiusura dei “piccoli ospedali” è presente nel dibattito politico e nella normativa nazionale fin dagli anni ’90, motivata soprattutto dalla necessità di raggiungere – in presidi ospedalieri di dimensioni adeguate – volumi di attività che consentano di offrire ai cittadini un servizio qualitativamente affidabile.La chiusura dei “piccoli ospedali” rappresenta una buona opportunità per rafforzare i servizi territoriali (con la trasformazione in “case della salute” o in strutture per “cure intermedie”), offrendo con ciò alla comunità locale un giusto “risarcimento”.

Diagnosi e terapie con percorsi “regionali”.
Creazione di percorsi diagnostici terapeutici su base regionale. Lo scopo è stabilire procedure e comportamenti comuni rispetti ad una data patologia e in parallelo gestire e organizzare l’offerta delle diverse prestazioni sanitarie.
L’idea è vecchiotta. Da anni Ministero della Salute, Regioni, ASL producono in grande quantità linee guida e percorsi diagnostico-terapeutici con esiti alterni. Le linee guida sono per definizione “raccomandazioni” e non hanno valore vincolante nei confronti dei medici (com’è giusto che sia). Non basta scriverle per indurre comportamenti virtuosi: bisogna confrontarsi, ricercare il consenso, svolgere attività di formazione e di audit. L’operazione non è semplice. E poi c’è un problema che richiede questo sì un’idea brillante per risolverlo: come contrastare il conflitto d’interessi (farmaceutici) in cui è invischiata una parte dei medici e che impedisce loro di applicare serenamente le linee guida.

Stop alle esternalizzazioni facili e costose.
Esternalizzare, ma non pagare di più. In via generale le esternalizzazioni aziendali servono sia per assicurare un servizio migliore rispetto a quello interno, sia per ridurre i relativi costi. Succede in sanità che l’esternalizzazione dei servizi troppo spesso si traduce non in un risparmio ma in un incremento dei costi, tanto che costa di più l’infermiera esternalizzata dell’infermiera interna. Allo stesso modo troppo spesso i beni e servizi acquistati dalle aziende sanitarie, hanno prezzi medi addirittura superiori a quelli di mercato, mentre sarebbe del tutto ovvio pensare che, dato l’ammontare delle quantità acquistate, si possano ottenere prezzi più bassi. Inoltre l’esternalizzazione è troppo spesso gravata da attività professionalmente scadente. Occorre in questo strutturare e controllare l’iter formativo individuale.
L’outsourcing è considerata una forma strisciante di privatizzazione dei servizi sanitari pubblici, specie se applicata ai servizi “core”, come l’assistenza infermieristica. È incoraggiante notare che lo stesso Big Bang ne denunci il fallimento in termini di efficienza e qualità.

Alla caccia di nuove idee

Una premessa di carattere generale è d’obbligo. I “Chicago boys” hanno da sempre avuto più a cuore gli interessi delle grandi compagnie multinazionali – del farmaco, del tabacco, del cibo – che quelli della salute delle popolazioni. L’ideologia neo-liberista è incapace di (ed è avversa a) considerare la salute come un diritto e una risorsa. Per questo le sue ricette sono sempre lontane dagli interessi di salute delle persone e – paradossalmente – spesso portano a un’incontrollata crescita della spesa sanitaria, come è successo negli USA.

Oggi i principali problemi che il servizio sanitario nazionale deve affrontare sono: l’esplosione delle malattie croniche, il dilatarsi delle diseguaglianze nella salute (in linea con la terribile espansione delle diseguaglianze socio-economiche), le sempre minore disponibilità di risorse finanziarie. Suggeriamo quindi a Renzi di prendere nota delle idee, le vere idee nuove, utili per la salute delle persone, non nostre ma della comunità scientifica internazionale, che i suoi ghost writers sembrano ignorare.

La prevenzione.
È stato dimostrato che con una dieta sana, una regolare attività fisica ed evitando l’uso del tabacco potrebbero essere evitati fino all’80% delle malattie coronariche, il 90% dei casi di diabete di tipo 2, e il 40% dei casi di tumori. Gli effetti degli stili di vita sullo stato di salute della popolazione sono tanto straordinari quanto inequivoci, a dimostrazione del fatto che nel destino di salute delle persone contano molto di più i comportamenti dei singoli che le influenze del patrimonio genetico. Ma ritenere che l’aderenza a un determinato stile di vita (e di conseguenza la probabilità di contrarre una determinata patologia) sia nient’altro che il frutto della libera e consapevole scelta dell’individuo è la banale semplificazione di un problema molto complesso. A testimoniare la complessità della questione sta la constatazione che i comportamenti nocivi per la salute si concentrano nelle fasce meno favorite della popolazione e che – come abbiamo già notato – queste fasce sono le più colpite da malattie croniche.Non è semplice promuovere stili di vita salutari e ancor più difficile cercare di modificare i comportamenti francamente insalubri. Infatti, agli elementi soggettivi che inducono le persone a seguire stili di vita insalubri (condizioni di stress cronico, comportamenti compensativi, etc) si aggiungono i fattori di mercato che condizionano le scelte delle persone: la pubblicità, la moda e anche banali e spesso decisivi calcoli economici (es: i cibi ad alto contenuto calorico e a basso contenuto nutritivo sono in generale a più basso prezzo).L’obiettivo è quello di “aiutare le persone a fare le scelte giuste per la loro salute” e quindi ridurre il numero delle persone che si ammalano. La strategia è quella della “salute in tutte le politiche” (urbanistiche e ambientali, del welfare, della viabilità e del trasporto, del commercio e della grande distribuzione, della scuola, della cultura e dello sport, etc).
Il potenziamento delle cure primarieL la sanità d’iniziativa.
Dall’OMS in giù tutti concordano che per affrontare l’epidemia delle malattie croniche devono essere potenziate le cure primarie e i servizi territoriali. La medicina generale è la chiave di volta di questo potenziamento e il suo ruolo (primo livello d’intervento e filtro) va rafforzato e non certo abolito. Il rafforzamento del ruolo dei medici di famiglia passa per lo sviluppo dell’attività associata e dei team multidisciplinari (con la determinante presenza degli infermieri), per la creazione di infrastrutture edilizie tipo “Case della salute”, e per l’adesione a un modello d’intervento noto come “sanità d’iniziativa”, il cui Il paradigma è quello che meglio si adatta alla gestione delle malattie croniche, perchè i suoi attributi sono:
La valutazione dei bisogni della comunità e l’attenzione ai determinanti della salute (anche quelli cosiddetti “distali”, ovvero quelli socio-economici, che sono alla base delle crescenti diseguaglianze nella salute, anche sul versante dell’utilizzazione e qualità dei servizi, nei portatori di malattie croniche).
La propensione agli interventi di prevenzione, all’utilizzo di sistemi informativi e alla costruzione di database, alle attività programmate e agli interventi proattivi (es: costruzione di registri di patologia, stratificazione del rischio, richiamo programmato dei pazienti, etc).
Il coinvolgimento e la motivazione degli utenti, l’attività di counselling individuale e di gruppo, l’interazione con le risorse della comunità (associazioni di volontariato, gruppi di autoaiuto, etc.).
Per approfondimenti vedi numerosi post pubblicati nelle sezioni “Cure primarie” e “Malattie croniche”.

L’equità nella salute.
Il tema è così ampiamente trattato in questo sito web da non necessitare di una particolare riflessione al fine di sottolinearne la rilevanza, per una proposta politica che abbia “qualche cosa di sinistra”.Il richiamo ci sembra tuttavia ancor più necessario in una situazione di crisi economica e sociale e di riduzione del reddito e dei risparmi familiari, che di fatto erode l’universalità di accesso al Servizio sanitario nazionale, rendendo più difficile il ricorso al privato “out of pocket” con cui larga parte della popolazione controbilancia le difficoltà di accesso dovute alle lunghe liste di attesa o a carenze di offerta.Proposta: una “Delivery Unit”, sul modello anglosassone – come suggerito in termini generali nella Proposta 32 del Big Bang – finalizzata a valutare e monitorare politiche di contrasto delle disuguaglianze, come sperimentato in altri paesi[4].
La responsabilità e l’appropriatezza.
Nessuno vorrebbe mai pronunciare il termine “razionamento” applicato all’assistenza sanitaria, ma in una situazione come quella che stiamo vivendo – di riduzione effettiva delle risorse disponibili a fronte di una crescente domanda di servizi – l’unica strada per evitare che vengano ridotti i livelli essenziali d’assistenza (o che la qualità dei servizi offerti si deteriori pericolosamente) è quella della responsabilità e dell’appropriatezza. Il richiamo a questi due fondamentali principi riguarda tutti.
Riguarda in primo luogo politici e amministratori a cui è richiesta competenza, austerità e rigore morale nella gestione della cosa pubblica, nella lotta agli sprechi, nel perseguimento dell’efficienza, dell’efficacia e dell’ equità.
Riguarda il mondo accademico, della scienza e della ricerca a cui si chiede responsabilità e discernimento nel proporre soluzioni enormemente costose per ottenere minimi benefici clinici.
Riguarda il mondo medico – nelle sue molteplici articolazioni: ordini professionali, società scientifiche, organizzazioni sindacali, medici specialisti, medici di famiglia – per il quale l’appropriatezza prescrittiva, basata sui principi del costo-efficacia e/o dell’efficacia clinica, non è ormai più solo un requisito tecnico-professionale, ma anche un dovere etico, un imperativo deontologico.
Riguarda infine tutti i cittadini che devono imparare a considerare il servizio sanitario regionale un bene prezioso della comunità da usare con parsimonia e responsabilità.

Infine un’idea “digitalizzare la sanità”, ripresa dalla Proposta 61 del Big Bang “E&Open Government– Un piano nazionale per digitalizzare i servizi pubblici e ridurre la burocrazia. Adottare un piano complessivo per digitalizzare i servizi pubblici e gestire meglio il welfare, l’educazione, la giustizia, la sanità, i trasporti, la sicurezza.”Una proposta con obiettivi precisi, per non essere veicolo di un ovvio progredire dell’informatica (da un lato) o un progetto di finanziamento indifferenziato del settore e dei produttori (dall’altro), che dovrebbe:

-facilitare i rapporti tra il paziente e i suoi curanti: accesso a tutti i risultati delle proprie analisi di laboratorio e di diagnostica per immagini, prenotazione visite, richiesta di ripetizione di ricette (e spedizione online della ricetta presso la farmacia più vicina), possibilità di contatti via e-mail (o in video conferenza) col proprio medico, i farmacisti, tutti i componenti del team assistenziale.
-Facilitare i rapporti tra strutture sanitarie: connessione informatica in rete per trasmissione di referti (firma digitale) e trasferimento di immagini radiologiche e elettrocardiografia. Priorità di connessione delle strutture territoriali verso le strutture ospedaliere.
-Aumentare la sicurezza del paziente ospedalizzato con identificazione elettronica (bracciale). Obiettivo perseguito in altre nazioni, che hanno ormai circa il 100% di pazienti identificati, e su cui vi è ormai una ampia letteratura[5].

Marco Geddes. Direttore sanitario. Presidio ospedaliero Firenze centro. Azienda Sanitaria di Firenze.
Gavino Maciocco, Dipartimento di Sanità Pubblica. Università di Firenze.

Bibliografia

Naomi Klein. Shock economy. Rizzoli editore, 2007
Vedi intervista a Guido Rossi. Corriere della Sera, 2.11.2011.
Massimo Mucchetti. Quell’ Abisso fra Ricchi e Poveri che Scatena le Crisi Globali. Recensione convegno Fondazione Cariplo. Corriere.it, 29.10.2011
Ilaria Geddes e Marco Geddes. Marmot Review Rapporto sulle diseguaglianze di salute in Inghilterra. Saluteinternazionale.info, 25.10.2010
DOSSIER n. 135/2006. Sistemi di identificazione automatica. Applicazioni sanitarie. Sussidi per la gestione del rischio 7. Agenzia sanitaria e sociale regionale, 7.09.2010

Tratto da il blog di SaluteInternazionale

Ricetta elettronica. Fimmg e Federfarma chiedono confronto istituzionale con ministero e regioni

I medici di famiglia e i titolari di farmacia hanno inviato una nota ai ministri competenti e ai presidenti regionali per manifestare la propria disponibilità a realizzare il progetto della ricetta elettronica, ma chiedono un confronto per individuare e risolvere le possibili criticità.

10 NOV – Attivare un momento istituzionale di confronto per individuare e risolvere le possibili criticità in fase di applicazione del sistema della ricetta elettronica. Lo chiedono Fimmg e Federfarma, affermando che tali criticità sono “inevitabili in un progetto di tale portata, che avrà un impatto rilevante per lo sviluppo del Paese”.
Le delegazioni dei medici di famiglia e dei titolari di farmacia si sono incontrate oggi e hanno unitariamente inviato una nota ai ministri competenti e ai presidenti delle Regioni per chiedere l’avvio del confronto e manifestare la propria disponibilità a fornire tutto il supporto possibile al raggiungimento degli obiettivi previsti dal progetto della ricetta elettronica. “Tale strumento – spiegano le due associazioni di categoria – avrà sicuramente ricadute positive per l’efficienza del servizio farmaceutico e per l’intero sistema sanitario, a condizione che la sua attuazione sia ben ponderata e progressiva su tutto il territorio nazionale”.

Fazio: riscopriamo e rilanciamo il ruolo dei medici, da sempre in primo piano nella storia nazionale

Prima capitale italiana, Torino si ritrova in questi giorni ad essere ribalta di una serie di eventi con cui la professione medica celebra i 150 anni dell’Unità d’Italia. In giorni comunque tesi per una crisi istituzionale che forse ha pochi precedenti nella recente storia repubblicana, l’Ordine dei Medici di Torino e la Federazione Nazionale degli Ordini hanno dato vita ad una tre giorni che avrà il suo culmine nel pomeriggio di venerdì 11 novembre, con un evento multiforme e ricco di significati che vedrà anche la presenza del Ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Il tutto quasi a sottolineare che il mondo medico non fa passi indietro nei confronti di un presente che molti vorrebbero solamente incerto: la professione è presente e vuole contribuire alla ricostruzione del Paese. Con grande disponibilità, il ministro Fazio ha accettato di rispondere in questa intervista ad alcune domande in vista della sua partecipazione all’evento torinese

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Signor Ministro: lei parteciperà all’Evento FNOMCeO che vede a Torino i medici italiani celebrare i 150anni dell’Unità nazionale. Guardando al passato, come possiamo giudicare il ruolo dei medici in questo secolo e mezzo di “Italia”, non tanto in tema di assistenza sanitaria, quanto più in generale in termini di complessivo contributo allo sviluppo sociale del Paese?
Premetto che lo sviluppo del sistema sanitario è uno degli indici fondamentali con cui si misura il progresso sociale e civile del Paese, per cui è difficile scindere l’uno dall’altro. È indubbio, tuttavia, che in ogni momento fondamentale della nostra storia politica, sociale e culturale i medici hanno giocato un ruolo di primo piano. Solo per citarne alcuni, e consapevole di trascurarne molti altri, ricordo nel periodo risorgimentale il chirurgo carbonaro Leonida Montanari, poi i colleghi Ripari, Basile e Albanese, che combatterono al fianco di Garibaldi e lo soccorsero in Aspromonte; in epoca più recente vorrei citare Maria Montessori e Gina Lombroso, donne medico che hanno dato un importante contributo rispettivamente nel campo dell’educazione e del miglioramento della condizione della donna. Per l’impegno sociale e per l’influsso che ha avuto nel cambiamento dell’approccio alle malattie mentali non posso non ricordare Franco Basaglia e nel campo della letteratura Carlo Levi e Giulio Bedeschi. E ancora vorrei citare due medici che hanno dato il loro contributo anche in quanto politici: Pietro Bucalossi, che ha ispirato la legge sulla edificazione dei suoli e Benigno Zaccagnini. Per concludere questa breve carrellata di medici illustri vorrei ricordare anche Enzo Jannacci. Non so se sarà ricordato dai posteri, ma alla nostra generazione ha offerto un sorriso e numerosi spunti di riflessione.

In questi anni la collaborazione FNOM-Ministero si è sviluppata su binari di grande e forse inedita collaborazione reciproca. In occasione dell’evento torinese c’è un messaggio particolare che vuole rivolgere ai componenti del Consiglio nazionale della Federazione e tutti gli Ordini provinciali?
Abbiamo sviluppato, in questi anni, una proficua e leale collaborazione, che si è estrinsecata nel progetto di riforma che il Governo ha presentato al Parlamento. Punti qualificanti del disegno di legge, che la Camera dei Deputati ha già approvato, sono il rilancio della funzione di garanzia e tutela nei confronti dei cittadini, la previsione di un codice deontologico nazionale e di norme deontologiche multiprofessionali, la possibilità di istituire assemblee rappresentative per gli ordini più numerosi, la revisione della funzione disciplinare, la previsione di un livello di rappresentanza regionale ed il riconoscimento di una maggiore autonomia, all’interno della Federazione, della professione odontoiatrica.

A Torino si alterneranno alcuni neo-iscritti per la lettura del Giuramento professionale. Dai giovani medici spesso giungono messaggi preoccupati per il proprio futuro: i giovani italiani devono ancora credere nella “vocazione medica”?
I giovani italiani credono nella vocazione medica. Ne è testimonianza il grande numero di richieste per l’accesso al corso di laurea. Tuttavia, sono consapevole delle difficoltà che essi incontrano. Chi ha seguito le vicende degli ultimi mesi sa che il Ministro Gelmini ed io siamo fortemente impegnati sul tema dei giovani medici. Stiamo perseguendo l’obiettivo di ridurre i tempi della formazione specialistica e di introdurre la laurea abilitante, in modo da anticipare l’ingresso dei giovani medici nel mondo del lavoro. A questo proposito, sarà importante l’impegno della FNOMCeO per la revisione del decreto che disciplina l’abilitazione professionale. Inoltre, con la manovra di questa estate abbiamo modificato le norme relative al blocco del turn over nelle regioni in piano di rientro. Il contesto economico in cui si trova l’Italia è a tutti noto e, naturalmente, ciò non può non avere effetti anche sul sistema sanitario e sulla sua capacità di assorbimento di nuovi professionisti. Tuttavia, non dimentichiamo che secondo le indagini condotte da Alma Laurea le lauree sanitarie si collocano ai primi posti per opportunità di inserimento nel mercato del lavoro.
Da ultimo: la crisi attuale tocca tutto il mondo e l’Italia in modo ravvicinato.

Sembra ci sia bisogno di figure positive, in grado di essere protagoniste di una rinascita, di un rilancio umano, sociale, professionale. Lei crede – da Ministro, ma soprattutto da medico – che il mondo medico italiano sarà in grado di essere soggetto forte di questa ripresa?
Io credo che il mondo medico può e deve fornire un contributo fondamentale sia sul piano individuale, sia su quello collettivo. La natura stessa della professione, infatti, porta il medico ad entrare in contatto con cittadini di tutte le estrazioni sociali e, non di rado, ad intercettare bisogni che non sono soltanto di natura sanitaria. Alle aziende sanitarie è affidata anche una funzione di assistenza sociale – condivisa con gli Enti Locali – che deve essere sollecitata dai medici ogni qual volta si trovano ad interagire con soggetti socialmente fragili. Ritengo che utilizzare al massimo i servizi messi a disposizione può risolvere molti problemi contingenti e, soprattutto, far sentire ai cittadini la vicinanza delle Istituzioni. In molti casi ciò è realizzabile anche in un momento di oggettiva difficoltà economica e finanziaria. La classe medica nel suo insieme è chiamata anche a dare il proprio contributo alla definizione delle politiche che devono orientare il nostro sistema di welfare. A tale proposito vorrei ricordare che la riforma della legge istitutiva degli ordini delle professioni sanitarie, attualmente all’esame del Senato, è essa stessa testimonianza di una professione non ripiegata su se stessa, ma capace di interpretare le esigenze di cambiamento e intavolare un costruttivo rapporto dialettico con le istituzioni.

09/11/2011 22:56 – Autore: Walter Gatti

L’Italia deve ancora dire grazie all’Euro, garanzia di rispetto per le nuove generazioni.

Parole da apprezzare, sottoscrivere ed in cui sperare.
L’Italia può e deve risollevarsi.
Si dia appoggio e potere alle competenze ed alle capacità.
Con la demagogia della politica abbiamo già dato. Grazie.

«La crescita – ha detto Monti nel corso del suo intervento berlinese – richiede riforme strutturali», che tolgano «ogni privilegio» alle categorie sociali che ne hanno, cancellando il problema italiano di chi «protegge la propria circoscrizione elettorale». Sull’euro Monti ha affermato che l’Italia è ancora in ampio credito, grazie «ai benefici che ha dalla appartenenza». Benefici che costituiranno «un patrimonio nel tempo». «Se l’Italia non avesse fatto parte dell’euro – ha detto – ci sarebbe più l’inflazione, politiche meno disciplinate e meno rispetto per le generazioni future». L’Italia – ha proseguito Monti – «è al centro dell’Europa. Politicamente e storicamente, l’Italia non può ignorare le sue responsabilità in quanto stato membro fondatore» dell’Ue. «Mi piacerebbe vedere un maggiore rispetto per la Germania di oggi», ha detto ancora, nel senso di rispetto per l’essere «più rigorosi, più costanti nel tempo, meno a breve termine e più pazienti». E Roma deve fare ogni sforzo per essere più coinvolta nella partnership franco-tedesca: «sarebbe nel comune interesse».

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Formazione in Medicina. Oggi confronto Miur-Salute-Giovani Medici su decreti di riforma

I giovani medici chiedono meno anni di Specializzazione e riduzione dei tempi tra tesi di Laurea ed esame di abilitazione. Mazzucco (Sigm): “La formazione è questione di qualità, non di quantità di anni”. Fazio: “Futuri governi non interrompano le importanti riforme”.

09 NOV – “L’attuale sistema formativo in Medicina è incivile. Lo è per i giovani medici e per il Ssn, quindi per i cittadini”. Ad affermarlo è Walter Mazzucco, presidente del Segretariato dei Giovani Medici (Sigm), a margine di un incontro su medicina generale e formazione organizzato stamani al ministero della Salute. Un confronto che proseguirà nel pomeriggio con un workshop al Policlinico Umberto I di Roma nel corso del quale i giovani medici si confronteranno con i tecnici del ministero della Salute e del Miur sulle bozze di decreti per riformare il percorso formativo dei medici e ridurne i tempi. Perché, sottolinea Mazzucco, “la formazione è questione di qualità, non di quantità”.

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Un tema, quello della formazione, che il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha detto di avere “particolarmente a cuore, perché la formazione è il cuore del sistema”. Ma che secondo il Sigm, oggi, è “inadeguata” e “ingiustificatamente lunga”.

Tra corso di Laurea, tirocinio ed esame di abilitazione, e Specializzazione si tratta di almeno 11 anni. Come stabilito, secondo Mazzucco, “da vecchie leggi che forse, in un periodo di sovraccarico di professionalità mediche, cercavano di ritardare l’accesso al mondo del lavoro”.
Come deve essere, allora, una formazione di qualità secondo il Sigm? “Di qualità è una formazione incardinata in una rete formativa legata all’ospedale ma anche al territorio fin dal corso di Laurea in Medicina. Una formazione che – ha aggiunto Mazzucco – metta il giovane medico in contatto con tutte le articolazioni del sistema sanitario, garantendo un’attività professionalizzante di elevata qualità”.

Tutto questo dovrebbe essere contenuto nei decreti a cui il Miur sta lavorando e che, “da quanto ci è stato annunciato, recepiscono le nostre proposte” che consistono nella riqualificazione ma anche nella contrazione degli anni di formazione attraverso l’eliminazione di tempi morti e disservizi”, afferma Mazzucco. Tra le proposte della Sigm, la riduzione della durata dei corsi di specializzazione e il conseguente accantonamento di risorse da utilizzare per finanziare contratti aggiuntivi, ma anche la riduzione del periodo che intercorre tra la discussione della tesi di Laurea e l’esame di abilitazione. “Il tirocinio professionalizzante – spiega Mazzucco – dovrebbe essere svolto durante il corso di Laurea e l’esame di abilitazione essere contestuale alla discussione della tesi o previsto dopo pochi giorni”. Questo, secondo il presidente del Sigm, “permetterebbe anche di dare allo studente di medicina una visione ampia della medicina e delle sue articolazioni, compresa la medicina generale”.

Sulla medicina generale, infatti, si è concentrata la mattinata di lavori presso il ministero della Salute, nel corso della quale è stata lanciata la prima Survey sulle condizioni dei giovani medici di Medicina generale, promossa dalla Sigm e dal Movimento Giotto, che raccoglie i medici di medicina generale in attesa di convenzione con il Ssn. Il questionario sarà proposto via web ai giovani camici bianchi in formazione o già in possesso di diploma. I risultati dovrebbero fare emergere forti criticità e poco ottimismo da parte dei giovani medici, come già emerso d’altra parte in mattinata nel corso degli interventi di Walter Mazzucco e di Antonia Colicchio, presidente del Movimento Giotto.

Il ministro Fazio, però, si è detto ottimista sul futuro della medicina generale. “Importanti esempi di come si stia sviluppando arrivano già dalla Lombardia e dalla Toscana”, ha detto il ministro citando i progetti sperimentali avviati nelle due Regioni per la presa a carico dei pazienti affetti da alcune specifiche patologie croniche, ad esempio il diabete. “Si è inoltre chiuso il tavolo di lavoro sulla riforma del sistema di emergenza-urgenza che presto porteremo in Stato-Regioni e che prevede lo spostamento di codici bianchi e verdi dal Pronto Soccorso al territorio”. Una divisione “non solo spaziale, ma anche di gestione professionale”, ha sottolineato Fazio. Saranno i medici di medicina generale a dover assistere i codici bianchi e verdi, secondo quanto previsto dalla riforma.

Il ministro ha quindi auspicato che da parte dei futuri governi ci sia la responsabilità a portare avanti i gli importanti progetti avviati per la riorganizzazione del sistema sanitario, a partire proprio dal potenziamento della “medicina territoriale”. Area del Ssn che, secondo la Sigm, il Movimento Giotto e il presidente dell’Ordine di Roma, Mario Falconi, presente ai lavori, resta ancora la cenerentola del Ssn e della formazione in Medicina.

Secondo Fazio i tempi sono maturi e il pensionamento di un gran numero di medici, in questa fase di trasformazione, “non è una cattiva notizia”. “La disaffezione nei confronti della medicina generale – ha detto il ministro – è legata anche all’immagine di un medico che lavora alla vecchia maniera. Una maniera che non è più sufficiente né congrua alle esigenze del sistema, che ha bisogno di integrazione ospedale-territorio, di spostare sul territorio alcune tecnologie, e che chiede al medico di medicina generale di farsi carico delle diagnosi di I livello ma sapere interpretare anche quelle di II livello. Di avere dimestichezza con la telemedicina, di sapere costruire i percorsi terapeutici e garantire la continuità assistenziale”. Una nuova medicina territoriale che, secondo il ministro, saprà essere anche più appetibile alle nuove generazioni di studenti in Medicina.

da QuotidianoSanità

Successo di consenso e partecipazione per il I Workshop dei Giovani Medici.

Grande successo di partecipazione per il Workshop “Il futuro della formazione in Medicina in Italia: confronto sulla Proposta di Riforma del percorso di formazione universitaria pre e post lauream in Medicina” svoltosi oggi a Roma presso l’Auditorium della Clinica Medica I dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.


A breve pubblicheremo su www.giovanemedico.it le ultime novità emerse dai lavori e dalle risposte che i relatori hanno dato alle numerose domande provenienti dalla platea.

Scuole di specializzazione: la Salute determina i contratti

Il fabbisogno annuo di specializzandi è di 8.848 unità, ma per l’anno accademico 2010-2011 (quello iniziato a luglio u.s.) il numero dei contratti di formazione specialistica a carico dello Stato è stato fissato in 5.000 unità per il primo anno di corso.

E’ pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 258 del 5 novembre 2011 il decreto del ministero della Salute 22 luglio 2011 «Determinazione del numero globale di medici specialisti da formare ed assegnazione dei contratti di formazione specialistica per l’anno accademico 2010/2011».
Il decreto fa riferimento alla nota prot. 0027337, del 24 febbraio 2011 con la quale il ministero dell’Economia ha comunicato che le risorse disponibili nel 2011, per l’anno accademico 2010 – 2011 ammontano a 562.101.876,00 euro.

Considerato che nella nota l’Economia rileva che occorre considerare per la copertura finanziaria, «le risorse rivenienti dalla mancata assegnazione di contratti, per lo stesso anno accademico, pari a 73.370.492,00 euro» tenuto conto di quanto comunicato dal ministero dell’Istruzione il 24 gennaio 2011 e considerato che l’Economia ha precisato che le disponibilità complessive (562.101.876,00 euro + 73.370.492,00 euro ) hanno consentito il finanziamento per l’anno accademico 2010 – 2011 di complessivi 21.741 contratti di formazione specialistica a carico dello Stato, di cui n. 5.000 riferiti al primo anno di corso. Il ministero ha assegnato i 5mila contratti per il primo anno, la cui ripartizione tra le specilità si provvederà tenendo conto dei criteri di priorità indicati dal tavolo di lavoro previsto dall’Accordo Stato-Regioni il 25 marzo 2009 e della capacità formativa delle scuole.

IL TESTO DEL DECRETO

“Come riformare le Specializzazioni”. Il Ministro Fazio a tutto campo da Cernobbio

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Revisione dei percorsi universitari.

In attesa del Workshop sulla riforma in programma a Roma il prossimo 9 Novembre (www.giovanemedico.it) il Ministro Fazio torna a parlare delle Scuole di Specializzazione. Snellimento ma anche revisione dei percorsi universitari. Per questo, ha annunciato Fazio, nel 2012 ci sarà un riassetto delle scuole di specializzazione medica sul quale si sta lavorando in collaborazione con il Miur. “Finora – ha detto – le scuole di specializzazione in medicina non sono state guidate dai bisogni reali, ma da altre logiche. Le Regioni ci hanno espresso le loro necessità per quanto riguarda le specializzazioni nei vari settori e sulla base di questi nuovi bisogni saranno assegnati i posti degli specializzandi. Nuove logiche di cui il Ssn si rende responsabile e garante”.
Il Ministero della Salute, di concerto con il Miur, sta inoltre lavorando ad una riduzione degli anni di specializzazione, in linea con quanto previsto dalla normativa comunitaria, ma anche ad una diversa regolamentazione delle aziende ospedaliero universitarie “il cui nodo cruciale è la tutela dei diritti di entrambe le figure”. “Il Miur – ha spiegato Fazio – ci ha inviato il suo articolato, per elaborare una nuova normativa che regoli i rapporti e le attività tra le aziende ospedaliere e le università. Questo in base all’applicazione della nuova riforma dell’università del ministro Gelmini”.
Altro obiettivo è la riforma degli Irccs “per chiarire quale sarà il percorso dei ricercatori”. “Siamo partiti con Genova e Milano perché lì ci sono più criticità, e poi estenderemo questo modello anche a tutti gli altri Irccs” ha aggiunto Fazio.

Ricerca e precariato. Da sciogliere c’è anche il nodo dei ricercatori italiani e il loro precariato, “figlio di promesse mancante fatte ai ricercatori, di ruoli che non c’erano”. “Oggi – ha detto il ministro – non abbiamo un’emorragia di intelligenze italiane, ma siamo in presenza di una normale mobilità nell’ambito della ricerca, che ha caratteristiche diverse da quelle di altri lavori, come i metalmeccanici, che non prevedono mobilità. Ma bisogna anche considerare che l’età media di un ricercatore è di 7 anni, è una professione che non si può fare per tutta la vita. Per questo servono delle regole chiare, in modo che i ragazzi sappiano cosa li aspetta e quale potrà essere il loro percorso professionale”. Ribadendo l’importanza di una risorsa come quella dei ricercatori, Fazio ha ricordato che sono in atto alcuni azioni per tenere collegati con l’Italia quelli che lavorano all’estero attraverso varie attività e progetti, anziché farli tornare: “Nel mio viaggio negli Usa di un paio di settimane fa – ha ricordato – mi sono accordato con il ministro della Salute americano per creare un network virtuale Italia-Usa per i ricercatori italiani che si trovano lì”.

Rapporti pubblico-privato. “Ripristino del finanziamento previsto nell’articolo 20 del fondo per l’edilizia sanitaria, revisione del project financing in sanità e defiscalizzazione”. C’è anche questo nel pacchetto di azioni presentate dal ministro a Cernobbio. “Mi auguro che il fondo per l’edilizia sanitaria venga ripristinato – ha spiegato – e di riavere norme per il project financing che non siano penalizzanti per il pubblico, come lo sono ora, e che non creino problemi alla programmazione regionale”. Problemi che, secondo Fazio, si possono risolvere con “incentivi alla defiscalizzazione”. E queste misure, ha annunciato il ministro saranno presentate nel maxiemendamento alla legge di stabilità. Ma il maxi emendameneto, ha aggiunto Fazio, deve arrivare in fondo, è per questo che “mi auguro che le decisioni politiche legate allo sviluppo del Paese prevalgano su scelte di tipo tecnicistico”.

Inappropriatezza e costi sono stati invece i temi toccati nel corso del VI Meridiano Sanità. “I cittadini sono più importanti dei soldi”, ha affermato Fazio, secondo il quale “è opportuno pensare alla reingegnerizzazione della salute per un percorso di assistenza completo”. Inoltre, “è compito della politica individuare ciò che non funzione e che può essere migliorato con poco”, ha detto il ministro osservando che “alcuni degli aspetti che soffrono i cittadini sono le code inutili, le liste di attesa per la diagnostica”.
Ma tra gli obiettivi prioritari c’è anche la redistribuzione delle rete ospedaliera, ma “non si può tagliare senza riorganizzare il territorio”. Un ruolo fondamentale, secondo Fazio, è inoltre rappresentato dall’associazionismo. “I Problemi della rete di emergenza-urgenza – ha poi osservato Fazio – non potranno essere risolte finché i medici di medicina generale non lavoreranno in équipe”.
Il ministro è intervenuto infine sui costi standard, un termine che, ha affermato, “ha generato equivoci e discussioni”. “Meglio sarebbe stato – secondo Fazio – parlare di appropriatezza da misurare con gli output di processo e con indicatori di soddisfazione e di esito. Queste però – ha concluso il ministro – non devono essere vissute come delle classifiche, ma come uno stimolo che costringe il manager a intervenire per migliorare”.

da QuotidianoSanità

VI forum risk management in sanità 22- 23 – 24 – 25- novembre 2011

6° forum risk management in sanità
22- 23 – 24 – 25 novembre 2011
Arezzo, Fiere e Congressi

In allegato il DRAFT del programma che sarà prossimamente pubblicato sul sito del 6° Forum Risk Management in Sanità di Arezzo 2011 (www.gutenbergonline.it ).

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