Fazio: medici in pensione sostituiti con 9.500 nuove immatricolazioni

Per quanto riguarda la prossima ondata di medici che andranno in pensione non c’è da preoccuparsi, questi saranno sostituiti da un numero di immatricolati intorno alle 9.500 unità. Lo ha spiegato il ministro Fazio oggi nel corso del question time rispondendo ad un’interrogazione. Sempre nel corso della stessa seduta il ministro a chi gli domandava dell’obesità infantile ha riferito che questa “è un problema importante” in Italia in particolare in Campania dove c’è “una prevalenza del 49%”

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28 SET – “Nonostante un certo numero di medici in pensione, il fenomeno sarà in equilibrio grazie al numero degli immatricolati intorno ai 9.500 unità. L’Italia ha un numero di medici professionalmente attivi superiore alla media europea, cioè di 4.1 medici per mille abitanti in Italia contro una media europea di 3.4 e questo dovrebbe compensare ampiamente l’andata in pensione di alcuni medici”.
Così il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, rispondendo ad un’interrogazione dei deputati del Gruppo misto, Lo Monte, Commercio, Lombardo e Olivieri che gli chiedevano quali “iniziative il Ministro intenda adottare al fine di attenuare la carenza strutturale di personale medico e di migliorare il sistema di rilevamento (criteri ed analisi) del fabbisogno formativo delle facoltà di medicina e chirurgia, nonché dei corsi di laurea in area sanitaria”.

“Negli ultimi anni – ha aggiunto il Ministro – c’è sempre stato un ampliamento dell’offerta formativa che è passata dai 7.366 del 2007/2008 ai 9.527 del 2010/2011 con aumento significativo, in 3 anni, del 30%”.

I deputati del Pdl Baldelli e Palumbo hanno invece rivolto un’interrogazione a Fazio “Per sapere quali siano le iniziative intraprese dal Ministero della salute per definire i criteri appropriati per la prevenzione, la diagnosi e la cura di diabete e obesità, patologie croniche strettamente correlate tra loro”.

“L’obesità infantile è un problema importante nel nostro Paese in particolare in alcune Regioni dove abbiamo una prevalenza del 49% in Campania ed è quindi un problema di rilievo”. Questa la risposta del Ministro che ha poi ricordato i 4 cardini della prevenzione: “sana alimentazione, esercizio fisico, lotta all’alcol e il fumo che vanno a contrastare in gran parte l’obesità che è una delle cause di diabete”.



”Nel piano sanitario nazionale 2011-2013, che attualmente èin corso di definitiva approvazione, – ha detto ancora Fazio – sono specificatamente sottolineati tra gli obiettivi prioritari il miglioramento della capacità del servizio nazionale e regionale nell’erogare e monitorare i servizi attraverso la razionalizzazione dell’offerta e l’appropriatezza delle prestazioni ma anche il miglioramento della conoscenza sulla prevenzione e la cura”.

Inoltre – ha concluso il responsabile della Salute – c’è anche “’il nuovo progetto Igea (integrazione, gestione e assistenza per la malattia del diabete) con l’obiettivo d’incrementare i sistemi informativi per la gestione integrata del diabete, la promozione della competenza delle persone con diabete e la definizione d’indicatori per valutare i costi dell’assistenza dei pazienti diabetici”.

L’Oms lancia l’allarme tubercolosi (da BMJ)

Nuovo allarme Oms sulla tubercolosi: di fronte ad una possibile pandemia in Europa occidentale, dove il trattamento della malattia multifarmaco resistente fallisce ormai in un quarto dei casi, urge la definizione e l’applicazione di un piano d’azione quinquennale

L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), in occasione della sessantunesima sessione del Comitato regionale dell’Oms per l’Europa recentemente conclusasi a Baku, in Azerbaijan, ha lanciato un forte allarme: ci sono segnali di una pandemia di tubercolosi in Europa, con una maggiore recrudescenza nell’area orientale del continente. E per avvalorare questa tesi Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’Oms per l’Europa, ha fornito questi dati: il trattamento della malattia multifarmaco resistente fallisce ormai nel 23% dei casi, nel 26% i pazienti hanno abbandonato il follow up, il 19% muore e solo il 32% viene trattato con successo. È quindi improcrastinabile, come sottolineato durante l’incontro, un piano quinquennale mirato in grado di bloccare questa “vecchia malattia” che non è mai scomparsa e che sembra intenzionata a riproporsi più “cattiva” che mai.

Multiresistente e ultraresistente
La situazione quindi non va assolutamente sottovalutata, sia per quanto riguarda la tubercolosi multiresistente (Mdr-Tb) sia per l’ultra-resistente (Xdr-Tb). In realtà, la tubercolosi non è una patologia particolarmente difficile da trattare: di solito si affronta con un regime terapeutico che prevede isoniazide, rifampicina, etambutolo e pirazinamide per 8 settimane, seguito da isoniazide e rifampicina per altre 18 settimane. Quello che si sta verificando con sempre maggior frequenza, e che determina la comprensibile preoccupazione degli esperti, è la resistenza ai farmaci: la Mdr-Tb è resistente a isoniazide e rifampicina, mentre la Xdr-Tb, che è resistente a isoniazide e rifampicina, così come a qualsiasi fluorochinolonico e ad almeno uno dei tre farmaci iniettabili di seconda linea, come amikacina, kanamicina o capreomicina, rappresenta un problema ancora più difficile da gestire.

Nelle regioni povere, ma non solo
Secondo stime recenti fornite dall’Oms, in Europa ci sarebbero circa 81.000 casi di Mdr-Tb, a fronte di un totale di 440.000 casi in tutto il mondo. Degli 81.000 casi stimati, meno di 30mila sono stati segnalati alle autorità sanitarie, e quasi 18mila trattati in modo adeguato con farmaci di seconda linea. Non è inoltre possibile avere a disposizione dati omogenei. Come sottolinea l’Oms, ma si tratta di una considerazione abbastanza scontata, i sistemi sanitari europei variano notevolmente da paese a paese, e non si riesce quindi a tratteggiare una casistica uniforme. Paesi economicamente deboli, come per esempio Turkmenistan e Uzbekistan, sono pesantemente svantaggiati se confrontati con l’area “ricca” d’Europa, per esempio la Scandinavia. Questo però non significa che i nuovi casi di tubercolosi multiresistente ai farmaci si concentrino solo nelle aree più disagiate. A Londra, per esempio, si registrano 3.500 casi di tubercolosi all’anno – l’incidenza più alta tra tutte le capitali dell’Europa occidentale – e il 2% di questi sono multiresistenti.

Il piano quinquennale
Ecco allora quali sono, nel dettaglio, gli obiettivi del piano quinquennale dell’Oms per affrontare la ricomparsa massiccia della tubercolosi: ridurre di 20 punti percentuali i casi di Mdr-Tb nei pazienti già trattati in precedenza; diagnosticare almeno l’85% dei casi stimati di Mdr-Tb; trattare con successo almeno il 75% dei casi di Mdr-Tb segnalati alle autorità sanitarie. Sarà inoltre necessario migliorare la diffusione di metodi diagnostici, tra cui quelli molecolari, per l’identificazione della Mdr-Tb in molti dei Paesi ad alta incidenza. Il piano dell’Oms prevede anche una fornitura continua di farmaci di qualità di prima e seconda linea in tutti i Paesi entro la fine del 2013. Concretizzare questo piano potrebbe significare la diagnosi in 225.000 pazienti della Mdr-Tb entro 3 giorni dalla manifestazione dei sintomi tipici della tubercolosi e in 127.000 un suo trattamento risolutivo. Tutto ciò finalizzato a evitare 250.000 casi Mdr-Tb e 13.000 casi di Xdr-Tb, nonché salvare 120.000 vite.

BMJ 2011; 343:d5852

Piano sanitario 2011-2013, medici di famiglia al centro della riorganizzazione

Ristrutturare la rete ospedaliera, anche attraverso la riconversione dei piccoli ospedali, rimodulare l”assistenza sul territorio, rafforzando il ruolo dei medici di famiglia e puntando sulla nascita di équipe multidisciplinari, investire sui sistemi informatici e sulle nuove tecnologie, implementare il sistema della prevenzione e rafforzare il sistema di Governance multilivello capace di assicurare «un costante equilibrio tra sistema delle prestazioni e quello dei finanziamenti». Questi alcuni elementi della riorganizzazione dell’assistenza al cittadino che emergono dal Piano sanitario nazionale 2011-2013, approvato dalla Conferenza Unificata.

Tra i vari aspetti toccati, l’assistenza territoriale riveste un ruolo fondamentale. Obiettivo delle politiche sanitarie deve essere quello di rafforzare il ruolo dei Medici di medicina generale, anche passando attraverso la valorizzazione di ospedali di comunità o poliambulatori specialistici – con posti letto gestiti da medici di famiglia e personale infermieristico e la presenza eventuale di specialisti – nonché la gestione della fase acuta a domicilio, con un’assistenza domiciliare integrata. Momento fondamentale della ristrutturazione della rete ospedaliera è anche la riorganizzazione dei sistemi di emergenza-urgenza, con la diffusione della metodologia del triage ospedaliero e la riconversione dei piccoli ospedali.

Il Piano sanitario si sofferma anche sulle criticità attuali del sistema sanitario: al primo posto c’è l”inappropriatezza di prestazioni, quali i ricoveri ospedalieri, le liste di attesa, il livello qualitativo differenziato dei servizi sanitari regionali.

Cattive notizie anche sul fronte della carenza di medici: saranno 17mila i medici che lasceranno il Ssn entro il 2015. Considerando il numero medio di laureati per anno accademico e la quota di medici assunti annualmente dal Ssn, dal 2013 si stima un saldo negativo tra pensionamenti e nuove assunzioni. Quanto alla forbice tra entrate e uscite, tenderà ad allargarsi negli anni.

tratto da Doctor33.it

Come vuole diventare il Medico di Medicina Generale nel prossimo futuro

20111003-024942.jpgNon sarà più un lupo solitario ma lavorerà in squadra, si avvarrà delle più recenti conquiste dell’Ict e dell’e-health, farà medicina d’iniziativa e verrà pagato dal Ssn attraverso un nuovo sistema retributivo in cui i costi di gestione sono scorporati. È il ritratto del medico di famiglia del futuro così come lo si dipingerà al 66° Congresso nazionale di Fimmg-Metis, al via da oggi fino a sabato a Villasimius (provincia di Cagliari). Ricco il tabellone dei lavori, divisi come sempre tra scienza, professione e sindacato. E uniti da un filo rosso che trova la sua sintesi nel tema cui Fimmg ha dedicato la kermesse: la Medicina generale del terzo millennio. «Descriveremo la realtà della Mg nel futuro prossimo» riassume a Doctornews Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg «ma cercheremo anche di lanciare un augurio: nonostante il momento di crisi che stiamo attraversando, non dobbiamo smettere di pensare e di lavorare per il nostro domani». In tal senso, troveranno ampio spazio riflessioni e analisi della bozza di riassetto delle Cure primarie discussa soltanto lunedì scorso al ministero della Salute assieme agli altri sindacati di categoria. «E’ ormai assodato» prosegue Milillo «che il medico di famiglia del futuro non lavorerà più da solo ma in squadra, senza ovviamente rinunciare al rapporto fiduciario. Si discuterà poi di chi comporrà questo team e di chi comanderà, ma il principio è ormai acquisito». Di questa squadra farà anche parte una nuova figura di assistente di studio, formato per svolgere non solo attività di segreteria, ma anche per dialogare con gli assistiti ed effettuare prestazioni sanitarie elementari. «Gli infermieri hanno fatto le loro legittime scelte professionali» conferma Milillo «noi grazie all’adesione a Confprofessioni accederemo a un fondo che ci permetterà di preparare il personale di cui la Mg ha bisogno». Tra gli ospiti delCongresso i ministri Fazio e Sacconi e il coordinatore della Commissione salute delle Regioni.

Tratto da Doctor33.it

Scarica gratuitamente il capitolo delle anemie del Rugarli

Da oggi è scaricabile, nel Download Center di Doctor33, il capitolo dedicato alle anemie del volume “Medicina interna sistematica” di Claudio Rugarli. Curato da Clara Camaschella, Giovanni Gromo, Franca Pellò, Maurizio Storti e Maria Domenica Cappellini, il capitolo affronta in maniera sistematiche tutte le tipologie di anemia, descrivendone cause, manifestazioni cliniciche terapie e prognosi.

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Sono disponibili solamente 500 Download e il capitolo rimarrà on line sino a domenica 9 ottobre. Il capitoli rimanente, che verrà pubblicato la prossima settimana, sarà dedicato alle malattie della tiroide.
Ricordiamo che il Download Center di Doctor33, è la nuova area dalla quale i lettori del portale potranno scaricare gratuitamente contenuti della pubblicistica Elsevier. Si tratta di un’iniziativa volta alla formazione e all’aggiornamento della nostra comunità Medikey, già raggiunta quotidianamente dall’informazione di Doctornews.

Ecco l’iPhone 5. E ci sarà anche l’iPhone 4s, il modello “low cost”

Martedì, come noto, Apple presenterà la prossima generazione dell’iPhone, la sua gallina dalle uova d’oro. Il turbinio di rumors degli ultimi giorni aveva intorbidato le acque e c’erano molti dubbi sul numero di nuovi iPhone che Cupertino sarebbe pronta a lanciare. Uno o due? Un iPhone 5 radicalmente nuovo o solo un iPhone “rivisto e corretto”? Lo scoop di  Gizmodo dovrebbe chiarire: l‘iPhone 4s sarà il modello “low cost” (si fa per dire, non parliamo certo di uno smartphone da 100 euro) con spazio dati ridotto a 8 GB, prodotto in Brasile. Avrà l’obiettivo dei Paesi emergenti in primis, non è dato sapere se arriverà anche su mercati “maturi” come quello italiano. Se succedesse, e il prezzo fosse davvero ridotto rispetto alle cifre a cui i Melafonini ci hanno abituati, Apple potrebbe davvero volare nel market share degli smartphone, in cui già svetta per valore ma che andrebbe probabilmente a dominare anche per volumi. E arginare la crescita di Android, fortissimo soprattutto nella fascia media e medio-bassa.

A questo punto, ovviamente, ci sarà anche un iPhone 5 con caratteristiche tecniche da top di gamma (tra cui il supporto alla connettività Hspa+ fino a 21 Mbps in download).

Fra 48 ore sapremo tutto e ovviamente lo racconteremo (in diretta) qui. Stay tuned, folks.

da MaldiTech

Forum Nazionale Giovani: audizione alla Camera sul (non) lavoro dei giovani

Il Forum Nazionale Giovani, piattaforma associativa che vanta ormai tra le proprie fila anche noi Giovani Medici, ha portato all’attenzione del Parlamento nell’audizione alla Commissione Lavoro della Camera il 27 settembre u.s. diversi temi: previdenza complementare, qualità degli stage, continuità e qualità retributiva, valutazione omogenea della formazione professionale, precariato.

Nell’audizione si è parlato di come la flessibilità non debba essere una scusa per sfociare nel precariato e di come l’associazionismo giovanile possa essere un veicolo di conoscenza e sensibilizzazione sui diritti dei giovani lavoratori.

Vi invito a leggere l’articolo sul Sole 24 Ore

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-09-27/forum-giovani-lavoro-evitare-152014.shtml?uuid=AagaE17D

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ONDa: la salute della donna perde terreno

Le donne perdono terreno nella salute rispetto agli uomini: l’aspettativa di vita maschile alla nascita resta più bassa (79,1 anni nel 2010, 78,7 nel 2007) ma negli ultimi quattro anni è migliorata più di quella femminile (che è arrivata a 84,3 anni nel 2010 contro gli 84 nel 2007). Le donne stanno acquisendo sempre più i vizi tradizionalmente maschili che gli uomini stanno abbandonando, dal fumo all’alcol. E si stanno ammalando sempre più di quelle patologie da cui un tempo si credevano protette, come infarto e ictus. Colpa della crisi, che distoglie l’attenzione dalla salute. Ma anche di servizi non sufficientemente orientati al femminile.

Il monito arriva dalla terza edizione del Libro bianco sulla salute della donna di Onda, l’Osservatorio nazionale dedicato, e presentato oggi a Roma nella sede di Farmindustria. In oltre 200 pagine il documento fotografa epidemiologia e assistenza, squilibri geografici e di genere. Con un obiettivo: fornire alla politica, alle istituzioni sanitarie e all’industria farmaceutica strumenti per conoscere le esigenze di salute delle italiane e rispondere efficacemente.

Il primo punto fermo è chiaro: la maggiore longevità femminile non si associa a una migliore qualità di vita. Le donne presentano un maggior carico di disabilità e usufruiscono dei servizi socioassistenziali con un tasso più del doppio superiore agli uomini. «Molte patologie a elevato impatto debilitante – spiega Francesca Merzagora, presidente Onda – sono femminili: si pensi ad alcuni tumori, all’artrite reumatoide o all’osteoporosi. Le donne, poi, hanno ritmi di vita frenetici per l’esigenza di coniugare impegni lavorativi e familiari, gestire casa e figli, condizione che ha trasferito loro patologie fino a qualche decennio fa diffuse solo tra gli uomini». Il risultato è che il vantaggio “di salute” delle donne si sta assottigliando. La contrazione della mortalità per tutte le cause, evidente nel confronto tra la media del triennio 1999-2001 e quella del biennio 2006-2007, è maggiore negli uomini, in particolare per le malattie del sistema circolatorio (i decessi sono passati da 40,2 a 31,3 per 10mila negli uomini e da 27 a 21,5 nelle donne). Guadagni più elevati per gli uomini sono evidenti anche in speranza di vita libera da disabilità: il numero medio di anni in assenza di disabilità è passato per gli uomini di 65 anni da 13,7 a 14,9, per le donne da 15,2 a 16,1.

Anche sul fronte dei fattori di rischio c’è da stare attenti: se l’abitudine al fumo è cresciuta tra le donne dello 0,5% dal 2007 al 2009, il fenomeno del binge drinking (oltre sei bicchieri di alcol in un’unica occasione) è in calo tra gli italiani e stabile tra le italiane. Lo svantaggio maschile per le patologie cardio e cerebrovascolari rimane netto: nel 2007 il tasso di decessi per malattie ischemiche del cuore (15,04 per 10.000) è stato quasi doppio rispetto a quello delle donne. Ma le donne non devono abbassare la guardia: nelle più anziane il tasso di mortalità è 144 volte più alto rispetto a quello delle più giovani (92,56 decessi per 10.000 contro 0,64). Un effetto “età” che negli uomini non si riscontra. Alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione e delle politiche di prevenzione, questo dato deve far riflettere.
Anche sui tumori il genere pesa: la prevalenza risulta più elevata nelle donne sia nel 2000 sia nel 2007, e i valori sono in aumento per entrambi i sessi. Ma è l’incidenza a preoccupare: i tassi per tutte le neoplasie sono in calo per gli uomini mentre quelli per le donne sono aumentati. Una sempre maggiore adesione agli screening si conferma cruciale.

E ancora: depressione e disturbi psichici sono in crescita tra le donne ma le italiane si rivolgono meno alle strutture sanitarie degli uomini. Dal 2003 al 2008 i ricoveri per questo tipo di patologie sono calati del 6,5 per cento. Perché? In parte per fattori socioculturali, in parte perché la distribuzione di servizi sul territorio non è omogenea. Nettamente in diminuzione anche l’ospedalizzazione per disturbi psichici da abuso di droghe (-15,8%) e il numero di decessi per suicidi e atti di autolesionismo, comunque con una prevalenza di quelli femminili. «Se da un lato questo aspetto può essere confortante – commenta Tiziana Sabetta, ricercatrice dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni diretto da Walter Ricciardi – dall’altro risulta poco rappresentativo di una realtà che vede il genere femminile sempre più esposto a fattori di rischio per la malattia psichiatrica». Come a dire: probabilmente il fenomeno è sottostimato e non adeguatamente gestito. Lasciando le donne ancora più sole.

da Sole24Ore Sanità

Corso di Anatomia su cadavere – Karlova University, Praga

La 3° Facoltà di Medicina dell’Università Karlova di Praga organizza un “Corso di Anatomia su cadavere”, della durata di 5 giorni, dal 23 gennaio 2012 al 27 gennaio 2012.

per info ed iscrizioni clicca qui

Specializzandi: ultimo biennio facoltativo nelle Aziende Ospedaliere del SSN

Approvato il tanto contestato e poi riformulato emendamento per l’assunzione SU BASE VOLONTARIA degli specializzandi nelle Ao e strutture del Ssn. Un’ulteriore modifica approvata stamani alla Camera prevede che questo avvenga comunque senza mutamento della natura giuridica del rapporto di formazione specialistica e fermo restando che il relativo contratto non può dar in alcun modo diritto all’accesso ai ruoli del Servizio sanitario nazionale né all’instaurazione con lo stesso di alcun rapporto di lavoro.
Si salvaguardia così il rischio paventato dall’Associazione dei Giovani Medici di “sfruttamento” degli specializzandi a discapito dei medici che sono in attesa di concorso per i posti di dirigente medico che andranno progressivamente liberandosi.

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