Certificati di malattia. Vietato prorogarli al telefono. Cassazione condanna medico

La legge non consente al medico di effettuare valutazioni o prescrizioni sulla base di dichiarazioni telefoniche da parte dei pazienti. Per questo la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del medico. Ma anche quello della paziente, condannata per utilizzo di un atto falso. Il testo della sentenza.

16 MAG – Il medico l’aveva visitata 4 giorni prima e sulla base dei sintomi descritti dalla paziente al telefono, aveva deciso di prorogare la prognosi e quindi l’assenza dal lavoro per malattia. Un atto che ha portato alla condanna, da parte della Corte d’Appello di Milano, del medico per avere attestato un falso atto pubblico e anche la paziente, responsabile di avere utilizzato quell’atto pur consapevole che fosse falso.

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Successo della Mobilitazione Nazionale dei Giovani Medici in formazione specifica di medicina generale

I manifestanti hanno registrato la disponibilità trasversale dei parlamentari ad aprire un tavolo di confronto. L’attenzione del Governo per la condizione dei giovani corsisti di medicina generale è stata dichiarata dal Sottosegretario alla Salute Cardinale, che ha incontrato una delegazione dei giovani camici bianchi; Adozione di un contratto di formazione, immediata esenzione IRPEF delle borse di studio e revisione delle incompatibilità, miglioramento degli standard formativi e professionalizzanti dei corsi regionali, alcune degli obiettivi della protesta che sono stati tradotti in proposta.

Ha avuto una significativa partecipazione il sit in odierno indipendente organizzato dal Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), dalla Società Italiana Medicina Generale in Formazione (SIMGIF), in collaborazione coi Comitati Autonomi Regionali dei Medici iscritti al Corso di Formazione in Medicina Generale, al fine di sensibilizzare Governo, Parlamento e Regioni nel senso di valorizzare il ruolo dei medici iscritti al Corso di formazione specifica di medicina generale.

I giovani camici bianchi sono scesi in piazza per richiamare l’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica sulle condizioni di precarie in cui versano da anni, puntando il dito sulla non ottimale formazione e professionalizzazione e sulla mancata valorizzazione dei 2400 corsisti titolari di una borsa di studio pari a 800 euro mensili e che non garantisce nessuno dei diritti fondamentali.

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Attenzione del Governo sulle criticità e sulle proposte dei Giovani Medici è stata dichiarata dal Sottosegretario alla Salute, Cardinale, il quale ha incontrato una delegazione dei manifestanti. Il SIGM ha chiesto ai Parlamentari (Delegazione Pd, Presidente Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati, Delegazione Pdl, Delegazione Udc, Delegazione Fli) di concedere una formale audizione presso le Commissioni tematiche Parlamentari, nonché l’istituzione di tavoli tecnici in compartecipazione con le Regioni ed il Ministero della Salute per ottenere:

1) l’immediata detassazione della borsa di studio, al pari di quanto avviene per i medici specializzandi ed i dottorandi, e la revisione delle attuali incompatibilità con la frequenza del corso di medicina generale;

2) la valorizzazione del ruolo del corsista di medicina generale attraverso l’adozione di un contratto di formazione specifica di medicina generale, a fronte di un impegno dello stesso in attività professionalizzanti nelle strutture assistenziali del territorio;

3) l’uniforme adozione, all’interno di tutte le Regioni, di un sistema formativo professionalizzante performante, unitamente alla definizione di un core curriculum. Ed ancora, l’introduzione di standard e requisiti di qualità e l’adozione di relative modalità di monitoraggio, oltre che di verifica periodica della qualità della formazione.

In sintesi, i giovani medici di medicina generale chiedono maggiori riconoscimenti a fronte di maggiore responsabilità assistenziale all’interno del percorso formativo-professionale, il che si tradurrebbe nell’avere Medici di Famiglia meglio formati, con beneficio per la popolazione e con una migliore allocazione delle risorse da parte delle Regioni.

SIGM (Giovani Medici) – Dipartimento Formazione di Medicina Generale (SIMeG)

#siamotuttimedici MANIFESTAZIONE NAZIONALE GIOVANI MEDICI DI MEDICINA GENERALE (Pz del Parlamento di Roma, 15-05-2012)

Cari Colleghi,
il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) e la Società Italiana Medicina Generale in Formazione (SIMGIF), in collaborazione coi Comitati Autonomi Regionali dei Medici iscritti al Corso di Formazione in Medicina Generale, al fine di sensibilizzare le Istituzioni nel senso di valorizzare il ruolo dei medici iscritti al Corso di formazione specifica di medicina generale, propongono alla vostra attenzione una Mobilitazione Nazionale, che si tradurrà in un sit in che avrà luogo a Roma, in data 15 maggio 2012, dalle ore 14.00 alle ore 17.00, a Piazza Montecitorio.

Le ragioni della protesta, che scaturiscono dalle criticità che investono costitutivamente la condizione dei medici in formazione specifica in medicina generale, sono sintetizzate in un documento di proposte (scarica allegato) che vuole essere il manifesto di una serie di iniziative che ci vedranno impegnati nei futuri mesi su tutti i fronti Istituzionali utili ad ottenere i dovuti riconoscimenti nei confronti di una categoria che merita sostegno ed attenzioni ben maggiori di quelle tributatale in passato.
Teniamo a sottolineare che il nostro vuole essere un movimento di pensiero autonomo, che per la prima volta auspichiamo vedrà convergere in maniera unitaria le differenti sensibilità dei giovani camici bianchi che compongono il panorama della formazione specifica di medicina generale. La nostra è una proposta inclusiva alla quale invitiamo ad aderire tutti i colleghi, nessuno escluso.
Il nostro Segretariato, al pari di ogni giusta e sacrosanta rivendicazione riportata nel documento, ha cercato di mettere al centro della protesta e della proposta il tema del miglioramento della formazione e professionalizzazione del giovane medico iscritto al corso specifico di medicina generale, che è il presupposto per qualificare e conferire autorevolezza alla figura del medico di famiglia all’interno del SSN. Inoltre, tale azione vuole significare la piena e concreta solidarietà ai colleghi in formazione specifica di medicina generale (dopo la vertenza IRPEF che ha ingiustamente discriminato le borse regionali non universitarie), da parte di tutte le tipologie in cui si articola la categoria dei giovani medici (specializzandi, specialisti, dottorandi, ecc.), le cui istanze il SIGM cerca di rappresentare, nel convincimento che si debba superare la logica di parte (o di comparto) e che si debba ricondurre il tutto ad un’ottica di sistema.
Siamo convinti che l’attuale crisi economico-finanziaria, se correttamente approcciata, potrà rappresentare un’occasione per innestare il cambiamento della “mentalità” imperante che ha prodotto gli sfaceli, i cui effetti si ripercuotono oggi nei confronti delle giovani generazioni di medici.

SIGM – Dipartimento Formazione di Medicina Generale (SIMeG)

Trasferimento da università estera al secondo anno

Il fatto
Una studentessa italiana ha frequentato il primo anno del corso di laurea in medicina presso l’Università di Bucarest, preceduto dal superamento di uno specifico test di ammissione, e ha superato tutti gli esami. Nell’anno accademico 2011/12 si sono resi disponibili presso l’Università di Napoli 58 posti per la frequenza al secondo anno di corso nell’ambito del numero programmato, per cui ha partecipato al concorso per soli titoli per il rilascio del nulla osta al trasferimento.Ttuttavia nella graduatoria successivamente approvata è risultata esclusa. A seguito di tale evento la studentessa ha adito il Tar competente.

Il diritto
La legge 264/1999 impone un test di accesso in alcune facoltà, tra le quali quella di medicina, allo scopo di garantire standard formativi adeguati, in conformità a quanto stabilito dalle direttive comunitarie, nonché una reale possibilità di sbocco lavorativo – dato che la fissazione del numero dei posti disponibili deve tener conto non soltanto dell’offerta potenziale del sistema universitario, ma anche del fabbisogno di professionalità del sistema sociale e produttivo in favore degli studenti più meritevoli che andranno a occupare i posti disponibili per ciascun anno accademico. La procedura però non è prevista per l’iscrizione agli anni di corso successivi al primo per quegli studenti che provengano da università non italiane e che facciano richiesta di trasferimento. Resta però salva la valutazione del corso di studi seguito nella università estera che, laddove non ritenuto sufficiente ai fini dell’iscrizione agli anni successivi al primo, implicherà l’immatricolazione dello studente al primo anno con conseguente necessità di superamento del test di ammissione.

Esito del giudizio
Il Tar ha accolto il ricorso con l’obbligo per l’amministrazione di valutare la domanda di trasferimento proposta dalla ricorrente, verificando il percorso di studio formativo effettuato all’estero.
[Avv. Ennio Grassini – http://www.dirittosanitario.net]

Meno “lezioni” per gli studenti di medicina a Stanford

Professors propose ‘lecture-less’ medical school classes

BY TRACIE WHITE

Dramatic changes are needed in medical student education, including a substantial reduction in the number of traditional lectures, according to a perspective piece published May 3 in theNew England Journal of Medicine by two Stanford University professors.

Medical education has changed little in the past 100 years despite dramatic changes in the world of medicine, the explosion in biomedical information and the ever-growing complexity of the health-care system. The traditional lecture format persists even as class attendance is plummeting and as many complain that the current system is failing to produce compassionate, well-trained physicians.

“Students are being taught roughly the same way they were taught when the Wright brothers were tinkering at Kitty Hawk,” write co-authors Charles Prober, MD, senior associate dean for medical education at the Stanford School of Medicine, and Chip Heath, PhD, professor of organizational behavior at the Stanford Graduate School of Business. (Heath and his brother, Dan, also authored a bestselling book, Made to Stick: Why Some Ideas Survive and Others Die.) In contemplating medical education reform, Prober reached out to Heath because a critical goal of any educational effort is to optimize the retention of lessons — to increase their “stickiness.”

In their perspective, titled “Lecture halls without lectures,” Prober and Heath propose a new approach to teaching to make better use of the fixed amount of educational time available to train doctors.

“That’s the vision that we want to chase: education that wrings more value out of the unyielding asset of time,” the authors write. “Why would anyone waste precious class time on a lecture?”

Prober also has been working closely with Salman “Sal” Khan, the Silicon Valley-based online learning pioneer whose nonprofit effort, Khan Academy, is widely credited, in the words of Bill Gates, for having “turned the classroom — and the world of education — on its head.” Prober and Heath’s perspective piece proposes a Khan Academy-styled “flipped-classroom” model of teaching. Lecture content is packaged in 10- to 15-minute videos that are watched by the students at their own pace and as often as necessary to learn the material. Class time is then freed up for more interactive education, with greater emphasis on patients’ clinical stories as a way to increase the relevance of the necessary scientific and medical knowledge.

“Teachers would be able to actually teach, rather than merely make speeches,” the authors write.

The core biochemistry class at Stanford medical school was redesigned this year to follow this model. The instructors replaced the lecture-based format with short online videos made available to students. “Class time was used for interactive discussions of clinical vignettes that highlighted the biochemical bases of various diseases,” the article said. “Student reviews of the course improved substantially from the previous year, and class attendance increased from 30 to 80 percent, even though class attendance was optional.”

Prober said early experimentation with this model has been extremely positive.

“It’s my strong belief that this is an effective model for delivering factual material,” Prober said. “It could facilitate students’ education by allowing them to learn the core content in a user-friendly way. Students struggling with the information can watch the mini-videos over and over again. Low-stakes quizzes ensure the students have grasped the knowledge.”

Students then come together in the “flipped classroom” where they can use the facts they’ve learned in “engaged, active learning,” Prober explained. The in-class lessons would use alternatives to lectures to more successfully engage students, fuel their curiosity and increase information retention. “Patients’ stories are what makes the acquisition of medical knowledge compelling,” the authors write. “They serve as the scaffolding on which facts and concepts can be organized and reinforced. …Yet conversations with medical students about the first-year medical curriculum reveal that about half of lectures proceed without even the briefest patient example.

“A single case could serve as the lead-in to multiple medical school topics that otherwise might seem dry and routine,” the authors write. “It’s a method used often in pop culture to draw in viewers in such television shows as ‘House’ and ‘ER.’”

The authors imagine instead a new world of medical education, one where students are engaged and fueled by a curiosity that makes learning stick.

They write: “Imagine a first-year medical student who learns critical biochemistry pathways by watching short videos as many times as necessary in the comfort of his or her personal learning space. Knowledge acquisition is verified by repeated low-stakes quizzes. Then, in class, the student participates in a discussion that includes a child with a metabolic disease, his or her parents, the treating clinician, and the biochemistry professor. The relevant biochemistry — so dry on the page of a textbook — comes to life.

“The lesson sticks.”

RELATED NEWS
» 1:2:1 podcast: Prober on medical school without lectures
» 5 Questions: Prober on new approach to admission interviews
» On your mark, get set, interview!

http://med.stanford.edu/ism/2012/may/prober.html

Suicidi e crisi economica sono fenomeni interconnessi? (di Luciano Casolari)

La serie di suicidi che negli ultimi mesi avvengono in relazione, più o meno diretta, con situazioni di difficoltà economica interroga ognuno di noi. Ho incontrato diversi pazienti che mi hanno espresso i loro dubbi: “Dottore ce la farò a non impazzire di fronte al fallimento dell’azienda di famiglia?”. “Se, finita la cassa integrazione, non trovo un nuovo lavoro non è che cadrò in depressione ed arriverò a suicidarmi?”. “Sono talmente arrabbiato e frustrato che a volte penso di fare qualcosa di eclatante!”. Questo clima di tensione e angoscia esistenziale appare quasi palpabile per cui occorre provare a fornire qualche risposta seppur parziale.

Vorrei proporre alcune domande che sottopongo ai lettori. Per ogni domanda cercherò, come base di discussione, di fornire elementi frutto della mia esperienza trentennale come psichiatra psicoanalista.

1. E’ in atto un aumento dei suicidi?
Le statistiche ufficiali le avremo fra circa un anno. Se guardiamo al trend storico scopriamo che le variazioni in passato non hanno molto risentito delle fasi di espansione o contrazione dell’economia. In Italia i suicidi annuali secondo le statistiche sono circa 1 ogni 20 mila abitanti con enorme differenza fra Nord e Sud. In particolare al Nord sono 4 volte di più che al Sud. La ricca e prosperosa (economicamente) Germania ha il doppio di suicidi rispetto all’Italia mentre il picco, quattro volte superiore, lo troviamo nei paesi scandinavi. Il benessere economico parrebbe, quindi, ininfluente rispetto al fenomeno. Su questi dati statistici aleggiano seri dubbi. Se il suicida non viene culturalmente accettato può esserci la volontà di occultamento da parte dello stesso suicida che, per evitare che la sua famiglia debba vergognarsi, può nascondere il proprio suicidio facendolo apparire come incidente stradale, sul lavoro o accidentale. Oppure volontà dei familiari che, con l’appoggio più o meno compiacente dei medici o delle forze dell’ordine, possono, ad esempio, registrare come caduta accidentale un defenestramento. La cultura dell’accettazione del suicidio ha, quindi, una grande importanza nell’incidere sulla statistica. Ricordiamo che fino al secolo scorso al suicida veniva negata la cerimonia religiosa e la tumulazione nei normali cimiteri. Volendo provare a rispondere alla domanda la mia ipotesi è che non ci sia un reale aumento dei suicidi, ma piuttosto una sovraesposizione mediatica. Forse gli atti suicidi non facevano più notizia mentre ora sono maggiormente considerati?

2. Che rapporto c’è fra crisi economica e suicidio?
La perdita della sicurezza economica, dell’immagine sociale o gli stenti di una situazione di precarietà sicuramente fungono da fattori di malessere esistenziale e provocano momenti di intensa angoscia. Nella mia attività come medico ho conosciuto centinaia di persone che avevano attuato atti suicidi. In quasi tutti i casi emergeva una sofferenza profonda presente da parecchi mesi o anni che si innestava su un evento, a volte anche relativamente poco rilevante, che fungeva da momento scatenante. La descrizione più frequente è quella di una persona che si dibatte fra depressione, autosvalutazione e malesseri psicofisici da molto tempo che, d’un tratto, incorre in un evento che “fa traboccare il vaso”. Improvvisamente quella persona si descrive come lucida e calma perché ha superato un limite mentale e la decisione suicida appare chiara e semplice. In base a queste valutazioni e esperienze sarei portato a ritenere che la crisi economica, con le sue conseguenze, non sia la causa dei suicidi, ma possa fungere da fattore scatenante. Quello che possiamo chiederci è se non ci fosse stata la difficoltà economica cosa sarebbe successo? Sarebbe stato sventato definitivamente il pericolo? O invece un altro evento come una crisi di coppia, una malattia o altro avrebbe portato allo stesso esito?

3. L’attenzione mediatica è positiva o negativa?
Il comportamento suicida interroga i familiari e la società. Spesso si cercano dei significati che possono variare molto “Non mi avete capito!”. “Scusate non riuscivo a reggere la situazione!”, per cercare di farsene una ragione. Proprio l’integrazione mentale, attraverso l’incasellamento all’interno di un ragionamento che abbia un senso logico, è quello che la società, ma soprattutto i familiari cercano disperatamente. Nessuno riesce ad accettare il buco vuoto, il gesto senza alcuna ragione perché lascerebbe una ferita troppo lacerante. Se non c’è una ragione, infatti, qualsiasi evento diviene ancora più pauroso e terrifico. Tutto questo il suicida lo sa e spesso cerca, per quanto riesce, di lenire la sofferenza nelle persone che gli sono care o di gettare la colpa su chi odia. Quando l’attenzione mediatica comincia ad essere più forte per eventi suicidi si assiste a una sorta di epidemia di episodi analoghi. Si può pensare che ci siano decine di persone che meditano da mesi il suicidio le quali, influenzate dai mezzi di comunicazione, prendono la decisione di porlo in atto in quel momento e con quelle modalità perché il loro gesto non cada nel vuoto ma venga ricordato. A volte si tratta di un gesto di accusa verso qualcuno che in qualche modo deresponsabilizza altri. Ad esempio se risulta che mi sono suicidato per colpa delle tasse è evidente che i miei familiari soffriranno meno e si interrogheranno meno su eventuali loro manchevolezze nei miei confronti. La mia risposta alla domanda è che l’attenzione mediatica non incide sulle cause profonde ma può fungere da fattore che determina la decisione finale.

4. Cosa si può fare per aiutare chi soffre e ridurre gli eventi suicidi?
Gli uomini si suicidano dalle cinque alle dieci volte di più delle donne perché nell’educazione loro impartita esiste ancora il mito della forza d’animo. “Devi essere forte, farcela da solo, essere come James Bond che anche nella situazione più disperata se la cava, non devi essere una femminuccia”. Le donne educate a essere più umili e accettare la loro fragilità quando soffrono ne parlano fra di loro, con l’amica del cuore, non hanno timore a recarsi dal medico, ad assumere farmaci se necessario, ad accettare consigli. La mia risposta a questa domanda è che occorre che i mezzi di comunicazione descrivano l’uomo come esso è, una persona fragile con problemi esistenziali, con dubbi difficili da dirimere e con la necessità di stare vicino ad altri esseri umani. Sarebbe opportuno che i mezzi di comunicazione parlassero del suicidio anche quando non fa notizia e sdoganassero la depressione come una malattia “normale” che può capitare nella vita di ognuno di noi dal ricco al povero, intelligente e stupido, famoso o sconosciuto.

da IlFattoQuotidiano

Cosa significa essere un Pediatra Manager? Roma 11 Maggio 2012

“È ormai diffusa la consapevolezza che il Pediatra, ambulatoriale od ospedaliero, non sia solo il medico dei bambini, ma costituisca un nodo imprescindibile nella rete regionale di valori, culture, persone ed organizzazioni a cui si richiede di essere sempre più competenti sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza. Al pediatra è, altresì, richiesto un ruolo di garante dei diritti del bambino e dell’adolescente nella famiglia, nell’Ospedale e nella comunità”…

Cosa accade ogni giorno all’interno di processi assistenziali trasversali a diversi ambiti professionali vicini al medico? Quali esperienze e competenze consentono di raggiungere grandi risultati attraverso un modo “nuovo” di connettere risorse, relazioni, evidenze e capacità?

La risposta la costruiremo insieme, all’interno del Workshop Open SIMM in programma venerdi 11 Maggio 2012 (09.00 – 11.00) all’interno del 68° Congresso della Società Italiana di Pediatria (SIP).

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Antibiotici su Facebook e Twitter: campagna AIFA per usarli con cautela

L’Italia tra i Paesi Ue a più alto tasso di antibiotico-resistenza. Il rischio, oltre alle reazioni avverse, è di non avere in futuro più armi per curare anche molte patologie oggi ritenute minori. Per questo l’Aifa lancia una nuova campagna per sensibilizzare sull’uso appropriato degli antibiotici.

09 MAG – Il consumo inappropriato ed eccessivo di antibiotici e il conseguente sviluppo dell’antibiotico-resistenza in Italia e in tutti i Paesi Europei costituisce un problema di particolare rilievo per la tutela della salute dei cittadini, poiché espone al rischio di non poter disporre più, in un futuro ormai prossimo, di alcuna possibilità di cura per le infezioni. Ciò significa che anche patologie oggi ritenute minori, come ad esempio il “giradito”, potrebbero divenire temibili.
Tra le principali cause di prescrizione di un antibiotico vi sono, peraltro, le infezioni delle prime vie aree frequentemente sostenute da virus su cui l’antibiotico non ha efficacia. Inoltre, usare gli antibiotici quando non servono espone inutilmente al rischio di reazioni avverse.

Per questo, in linea con quanto attuato da altre istituzioni internazionali quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Ecdc (il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie), l’Agenzia Italiana del Farmaco, con il patrocinio del Ministero della Salute, ha rilanciato la campagna di comunicazione sul corretto uso degli antibiotici, dal titolo “Antibiotici? Usali solo quando necessario”.

La campagna di sensibilizzazione, che si concentrerà sui canali web e sui social network (Facebook e Twitter), intende informare i cittadini sull’importanza di:

– ricorrere agli antibiotici solo quando necessario e dietro prescrizione del medico che ne accerti l’effettiva utilità;
– non interrompere mai la terapia prima dei tempi indicati dal medico o, comunque, solo dietro suo consiglio;
– non assumere antibiotici per curare infezioni virali.

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La Salute dei bambini: al via il 68′ Congresso Nazionale dei Pediatri

E spesso non servono. Il caso più eclatante è quello degli antibiotici in caso di influenza. Ma si parlerà anche di vaccini, malattie croniche, diabete e problemi comportamentali. Questa l’agenda del 68° congresso dei pediatri italiani di cui anticipiamo i temi e le evidenze principali.

09 MAG – Sarà un evento dal forte respiro internazionale, con esperti dalle più prestigiose università e centri di ricerca italiani e mondiali: il 68° Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria (Sip), in corso da oggi fino all’11 maggio a Roma, sarà incentrato sulle novità scientifiche in tema di vaccini, farmaci, malattie croniche, diabete, trapianti, asma bronchiale, problemi comportamentali e psichiatrici nell’età evolutiva. La cerimonia inaugurale si svolgerà il 9 maggio alle ore 18,00 alla presenza del ministro della Salute Renato Balduzzi, del Presidente della Società Italiana di Pediatria, Alberto G. Ugazio, dei Presidenti di alcune tra le principali società scientifiche pediatriche europee e internazionali.

“I nostri bambini sono il nostro futuro, dunque occuparci di loro vuol dire avere a cuore cosa ci aspetta”, con queste parole Ugazio, da noi contattato proprio in occasione del convegno, ha sintetizzato il ruolo centrale della pediatria nel nostro sistema sanitario. Ciò è vero a maggior ragione in un periodo così difficile –dal punto di vista economico e sociale – per il nostro paese e per il mondo intero. “I segnali sono evidenti: le risorse economiche si riducono sempre più, cala il numero dei pediatri in attività, da più parti si fa strada la tentazione di affidare la salute dei bambini ai medici degli adulti”, ha continuato. Tra i dati da discutere, quindi, c’è anche quello relativo alla crisi, poiché è in questa fase che la cura e l’attenzione per i bambini devono essere forse ancora maggiori.

Non solo argomenti scientifici e clinici, dunque, ma anche i temi legati al futuro delle cure pediatriche saranno al centro del Congresso. Mentre il Governo e le Regioni sono impegnati in Conferenza Stato Regioni nella definizione del Patto della Salute, i pediatri italiani della SIP lavorano alla costruzione di un documento (“Verso la nuova rete pediatrica integrata”) che contiene proposte innovative volte a migliorare la qualità dell’assistenza e a ridurne i costi, salvaguardando i diritti dei bambini.
A maggior ragione dato che secondo i più recenti dati diffusi da Eurostat, in Italia circa un minore su tre (0-17 anni) è a rischio di povertà. Un tema che tocca da più vicino il Mezzogiorno, dove i bambini non hanno le stesse possibilità rispetto al resto del paese. Qualiproblemi devono superare, quale futuro li attende? Se ne parlerà nella sessione “Crescere al Sud” con il vicepresidente della SIP Antonio Correra, il Presidente dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) Paolo Siani, il Presidente della Fondazione con il Sud Carlo Borgomeo.
Non mancheranno dunque i temi socialisui quali i pediatri si confronteranno con altri esperti che si occupano di salute dei bambini: giornalisti, sacerdoti, ricercatori, genitori. Si parlerà di adolescenti. Saranno diffusi i dati dell’indagine 2012 “Abitudini e gli stili di vita degli adolescenti”, che ormai dal 1997 è un appuntamento fisso per il pubblico, i media e gli addetti ai lavori. Abuso sui minori, rischi di internet e pedofilia saranno i temi del dibattito condotto dal giornalista Giovanni Floris al quale prenderanno parte Don Fortunato Di Noto, parroco impegnato nella lotta alla pedofilia, e Marco Valerio Cervellini della Polizia Postale.

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Nuova normativa ECM: sanzioni dagli ordini per chi non si aggiorna!

La recente manovra del governo Monti (legge n.214 del 22/12/2011, articolo 33), così come il precedente DPR n.138 del 13 agosto 2011 (convertito con modificazioni dalla legge n.148 del 14 settembre 2011), sancisce che entro il 13 agosto 2012 gli Ordini Professionali dei medici chirurghi e quelli delle professioni sanitarie non mediche dovranno stabilire le sanzioni da applicare a chi non acquisisce ogni anno i crediti ECM necessari per soddisfare gli obblighi formativi.

Ma è giusta la scelta di spingere verso la formazione a distanza?
Il plauso, in ogni caso, va agli ordini che reivestono denaro prevalentemente per la formazione dei propri iscritti. Servizio importante per agevolare i colleghi con formazione di qualità.

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OBBLIGO ECM PER LA FORMAZIONE
Il numero di crediti che ogni professionista della Sanità è tenuto ad acquisire per il triennio 2011-2013 è di 150 ECM, con un minimo di 25 ed un massimo di 75 per anno. I crediti ottenibili attraverso convegni, congressi, conferenze, simposi, gruppi di miglioramento, attività di ricerca, docenze e tutoring non possono superare complessivamente il 60% delle attività formative, cioè 90 crediti nel triennio. I crediti acquisibili attraverso la partecipazione ad eventi sponsorizzati non devono eccedere un terzo del totale (50 crediti).
Nessuna limitazione è invece prevista per l’accesso ai corsi in modalità FAD (ad eccezione degli infermieri professionali, per i quali il limite è fissato alla soglia del 60%).

L’E-LEARNING RAPPRESENTA LA MIGLIORE SOLUZIONE PER ASSOLVERE AI PROPRI OBBLIGHI FORMATIVI.
L’obbligo formativo è del singolo.
Resta comunque fondamentale il ruolo svolto da ASL, AO ed Ordini, cui SalusNet offre strumenti e soluzioni per la gestione della proprie politiche formative.
Prima dell’introduzione di questa normativa, pur essendoci formalmente l’obbligo per gli operatori della sanità di partecipare a programmi formativi, la sanzione, in caso di inadempimento o di parziale adempimento, non era ancora divenuta operativa.
Adesso che questo gap è stato colmato, i riflettori si spostano sulle sanzioni e sulle modalità attraverso cui assolvere a tale obbligo.
Considerando l’attuale contesto economico-finanziario e la sensibile riduzione dei budget, appare evidente che le attività formative debbano necessariamente coniugarsi con un contenimento della spesa e con rigore gestionale, mantenendo sempre alti i livelli qualitativi del servizio, presupposto e finalità ultima dell’ECM.
L’intervento formativo in modalità e-Learning rappresenta una soluzione concreta proprio perché è in grado di soddisfare standard di qualità a costi competitivi e contenuti.
In ambito sanitario, l’Italia risulta essere un paese ancora troppo diffidente nell’utilizzo di tali tecnologie. Abbattere le barriere culturali che vedono nella FAD uno strumento ancora poco conosciuto e diffuso, rappresenta un importante ed ambizioso obiettivo.