I GIOVANI MEDICI (SIGM) ENTRANO NEL FORUM NAZIONALE GIOVANI

Il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM), realtà associativa più rappresentativa del mondo dei giovani medici italiani, è da questo momento membro del Forum Nazionale Giovani (FNG), network nazionale che conta più di 75 organizzazioni giovanili, per una rappresentanza complessiva di circa 4 milioni di giovani italiani.

Il Forum Nazionale dei Giovani (http://www.forumnazionalegiovani.org/), riconosciuto con la Legge 30 dicembre 2004, n. 311 dal Parlamento Italiano, è “animato dalla volontà di dare voce alle giovani generazioni creando un unico organismo di rappresentanza che possa rinsaldare la rete di rapporti tra le associazioni giovanili esistenti nel nostro Paese ed essere promotore degli interessi giovanili presso Governo, Parlamento, le istituzioni sociali ed economiche e la società civile“.

Aderiscono al Forum associazioni studentesche, giovanili di partito di ogni colore e grado, associazioni giovanili di categorie professionali e sindacali, associazioni impegnate nell’educazione non formale, associazioni di diverse fedi religiose, Forum regionali, associazioni sportive, e tante altre. In questo contesto il SIGM, unica associazione presente a rappresentare i giovani medici italiani, metterà a disposizione del Forum le proprie competenze e professionalità in ambito di Sanità, Medicina e Salute.

Il Forum Nazionale dei Giovani è membro del Forum Europeo della Gioventù (European Youth Forum – http://www.youthforum.org/) che rappresenta gli interessi dei giovani europei presso le istituzioni internazionali.

GLI OBIETTIVI del FNG

– creare uno spazio per il dibattito e la condivisione di esperienze tra le associazioni giovanili di diversa formazione e natura e le istituzioni Italiane ed Europee, presso le quali svolge un ruolo consultivo e propositivo in tema di Politiche Giovanili.

– impegnarsi per il coinvolgimento dei giovani alla vita sociale, civile e politica del Paese, coinvolgendoli nei processi decisionali del Paese.

– favorire la costituzione di Forum, Consigli e Consulte regionali, provinciali, territoriali e comunali dei giovani.

Il SIGM, condividendo in pieno i principi che ispirano l’azione del FNG e guardando con interesse alla sue molteplici attività, è pronto ad iniziare un percorso comune al fine di porre al centro del dibattito politico e dell’iniziativa sociale il valore dei giovani: la crescita personale e l’integrazione delle nuove generazioni rappresentano nei fatti le sfide decisive per garantire la qualità sociale e la democrazia nel nostro Paese.

Da questo momento qualsiasi iscritto presso la nostra associazione potrà prendere parte alle attività e ai progetti promossi e organizzati dal Forum, sia in ambito nazionale che internazionale.

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Inviato il primo sollecito per chiarire tempi e modi del concorso di specializzazione 2011/2012

Il Dipartimento Specializzandi (SIMS) del Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) ha inviato nei giorni scorsi agli uffici del MIUR e del Ministero della Salute un documento di sollecito (scarica il documento) al fine di ricevere informazioni sullo stato dell’arte relativo all’iter procedurale necessario all’indizione del concorso di accesso alle Scuole di Specializzazione di area sanitaria per l’a.a. 2011/2012.

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Medicina: a Roma mostra ‘Body Worlds’, corpi plastinati dopo la morte

Roma, 13 set. (Adnkronos Salute) – Corpi ‘plastinati’, conservati nei tessuti e negli organi dopo la morte per studiare ancora meglio l’anatomia umana nei corpi malati e in quelli sani. ‘Body Worlds’, la mostra dei record in tutto il mondo, arriva per la prima volta in Italia e da questa mattina è in scena alle Officine Farneto a Roma, a due passi dallo stadio Olimpico. Fino al 12 febbraio 2012 sarà possibile apprezzare la geniale e contestata esibizione di Gunther Von Hagens, anatomopatologo e padre della ‘plastinazione’, una tecnica che permette di conservare tessuti e organi umani dopo la morte, sostituendo polimeri di silicone ai liquidi corporei. La rappresentazione è partita 6 anni fa a Tokyo, ha toccato più di 60 città nel mondo con numeri davvero da record: 33 milioni di visitatori, 11 milioni solo in Europa, 12 in America e 7 in Asia. E 13 mila persone in ‘lista d’attesa’ per diventare donatori.

In mostra, insieme a oltre 200 organi e sezioni, 20 corpi plastinati di volontari che lo hanno donato. “E’ un viaggio attraverso il corpo – sostiene Von Hagens – Qui si possono trovare tante informazioni sull’anatomia umana e toglierci curiosità che avevamo fin da bambini”. Nonostante il tema della morte sia spesso considerato scomodo, la mostra sta avendo successo in tutto il mondo. “C’era diffidenza all’inizio perché la rappresentazione della morte non è mai stata molto estetica – puntualizza l’anatomopatologo – ma più che una mostra sulla morte è una esibizione sul corpo umano”.

La speranza dell’esperto è che la mostra abbia anche un valore didascalico. “Qui possiamo vedere le differenze tra un organo sano e uno malato, tra il polmone di un fumatore e di un non fumatore – precisa – Quindi credo che abbia anche un valore pedagogico, perché porta ad avere un approccio alla salute molto positivo, specie per i più giovani. A chi mi critica, sostenendo che stia spettacolarizzando la morte, dico di venire a vedere la mostra. Specialmente i ragazzi – aggiunge – possono trarne giovamento”. Dopo 6 anni di percorso in giro per il mondo, la mostra fa tappa in Italia, meta forse ‘scomoda’ per una rappresentazione di questo tipo, viste le critiche di “mercificazione del corpo umano” rivolte a Von Hagens. Questo tipo di arte investe infatti la sfera etica e mal si concilia con le religioni monoteiste, quella cristiana in particolare. L’anatomopatologo però è di avviso contrario: “Sono contento di essere qui – dice – perché è la terra dei Papi. Qui venivano fatte le prime autopsie, che quindi fanno parte della tradizione cristiana. Io difendo questa tradizione”. Al centro della mostra c’è un anche un omaggio a Leonardo Da Vinci, un uomo plastinato nella posizione dell’Uomo Vitruviano. “Un modo per omaggiare l’Italia”, confessa Von Hagens. La curatrice della mostra è il medico Angelina Whalley: “Il corpo umano è sempre un’opera d’arte – sostiene – anche da morto. Questa è una mostra sulla bellezza del corpo e siamo contenti di arrivare in Italia, nel solco della grande tradizione dell’anatomia a fini estetici e scientifici iniziata durante il Rinascimento, quando il corpo umano era esaltato per la sua bellezza”.


Clientele, disegni e quattrocento milioni sullo Stretto c’è un pozzo senza fondo (La Repubblica)

Del Ponte si parla dal 1969. Ma fin’ora non è stata messa neanche una pietra. Secondo la Corte dei Conti, tra il 1986 e il 2008, è costato poco più di 200 milioni di euro. Ma tra trivellazioni, progetti e personale la cifra totale dovrebbe arrivare al doppio. Eppure si continua a spendere senza risultati: la Regione Calabria è pronta a finanziare i primi corsi di formazione professionale

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E’ fatto di carta. Non si stufano mai di disegnarlo, di ritoccarlo nel suo slancio a una o due o a tre campate verso l’isola, d’immaginarselo indistruttibile mentre sotto un bombardamento nucleare la Sicilia e la Calabria sprofondano nel mare ma il loro Ponte resta lì intatto e perfetto, sospeso per miracolo nell’aria. Abbiamo pagato anche per questa prova di resistenza: lo studio “su un ipotetico attacco atomico”. Paghiamo sempre per il Ponte che non c’è. L’altro giorno ci hanno presentato l’ultimo conto: 454 mila euro.

La regione Calabria è pronta a finanziare i primi corsi di formazione professionale per “preparare” otto tecnici che, a loro volta, dovrebbero “preparare” tutti i dipendenti che saranno assunti per aprire un cantiere o per distribuire gli stipendi alle maestranze. Il Ponte è un abbaglio lontano ma l’agenzia “CalabriaLavoro” ha già pubblicato il suo bando. Vogliono subito un esperto giuridico, tre informatici, due amministrativi, un valutatore e un revisore contabile. Ed è solo il primo, di bando. Quei furbacchioni di Catanzaro e di Reggio hanno annunciato tutti contenti che ne stanno sfornando un altro. Vogliono al più presto pure “gli addetti alla manutenzione dell’opera”. Molto previdenti. Già pensano alla salsedine che aggredirà i piloni o i binari dove sfrecceranno i treni. Lo chiamano Ponte ma lo sanno tutti che è un pozzo. Se ci sta costando così tanto e ancora non c’è, quanto ci costerà il giorno quando – chissà quando – vedremo unite Scilla e Cariddi?

Non c’è. Qualcuno però dà a intendere che prima o poi ci sarà. Fino ad ora è servito solo per divorare soldi. I giudici della Corte dei Conti calcolano che siano stati spesi dal 1986 al 2008 poco più di 200 milioni di euro, c’è chi dice invece che i milioni sono quasi 300 e, se si aggiungono i costi delle trivellazioni degli ultimi mesi, la cifra totale dovrebbe sforare i 400. Numeri che ballano ma poi mica tanto. Quasi tutto il denaro è sparito in progetti. E in altri progetti. Sempre nuovi progetti. Ultimi. Finali. Definitivi.

E’ una (carissima) visione onirica che ci insegue da quarant’anni – era il 1971 quando la legge numero 1158 prevedeva la costituzione della Società Stretto di Messina “per la realizzazione e la gestione del collegamento stabile fra la Sicilia e la Calabria” – e che ha fatto crescere quest’albero della cuccagna che ha arricchito le solite cricche di ingegneri e architetti, ha ingrassato eserciti di specialisti e consulenti, che ha scatenato gli appetiti di malavitosi perennemente in agguato sulle due sponde per accaparrarsi appalti. Due anni prima di quel 1971 era stato bandito dall’Anas e dalle Ferrovie dello Stato il “concorso di idee”, 143 i lavori presentati: 125 firmati da italiani, 8 da americani, 3 da inglesi, 3 da francesi, poi ce n’erano anche uno tedesco, uno svedese, uno argentino e uno somalo. Tunnel a mezz’acqua ancorato al fondo con cavi di acciaio. Ponte sospeso a luce unica. Galleria sotterranea.

Da quel momento è stato un trionfo di carte e di soldi, di soldi e di carte. Si comincia subito a mangiare. Il compenso per il vincitore al “concorso di idee” – come ricorda Daniele Ialacqua di Legambiente in un saggio (C’era una volta il Ponte sullo Stretto, storia vera ma tragicomica) che sarà in libreria il prossimo dicembre – era di 15 milioni ma poi i vincitori risultarono a sorpresa 6 ex aequo. Per il secondo classificato erano previsti 3 milioni, ma anche i secondi furono 6. Se ne andarono così i primi 108 milioni di vecchie lire…..

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Stop agli Ordini delle Professioni Sanitarie.

L’aula del Senato ha deciso di sospendere l’esame, appena avviato, del disegno di legge che introduce cinque nuovi ordini professionali: infermieri professionali, ostetriche, professioni sanitarie della riabilitazione, tecnici sanitari di radiologia medica, professioni tecniche-sanitarie della prevenzione. La richiesta di sospensione è stata avanzata dalla relatrice del Ddl, la senatrice del Pdl, Laura Bianconi, che ha parlato di un problema insito nel provvedimento riguardante la questione delle sanzioni che va ulteriormente definito. La relatrice ha tuttavia chiesto che una volta approtato la correzione la conferenza dei capigruppo ricalendarizzino il provvedimento direttamente per l’aula.

Nel dibattito generale, però, sia la maggioranza che l’opposizione avevano sollevato le critiche per un disegno di legge che è considerato del tutto contrario all’esigenza di risanamento economico previsto dalla stessa manovra economica che la Camera si accinge ad approvare. In particolare Francesco Rutelli aveva sottolineato il paradosso di un disegno di legge che introduce nuovi ordini mentre da più parti si chiede maggior liberalizzazione nelle professioni.

«Dopo l’articolato dibattito e le dichiarazioni del senatore Rutelli, che ha ammesso di essere stato nel 2006 l’artefice della sospensione delle deleghe da parte del Governo per l’emanazione dei decreti necessari per l’emanazione di nuovi albi professionali in ambito sanitario – ha spiegato la relatrice – ho ritenuto opportuno chiedere una sospensione all’esame del provvedimento, per evitare che venga archiviato come vorrebbero Rutelli e pochissimi altri colleghi. Mi sembra assurdo che non comprendano le esigenze di oltre 500 mila professionisti che chiedono da anni di non essere confusi con i numerosi abusivi di cui quotidianamente sono vittime tanti cittadini. Questo provvedimento – conclude – è in linea anche con quello che a livello europeo ci viene chiesto per le professioni sanitarie e ricordo che la convergenza di approvarlo rapidamente raccoglie un grandissimo consenso trasversale. Pertanto, sono certa che una volta chiariti alcuni punti soprattutto sulle sanzioni, come richiesto dal Pd, saremo in grado di farlo ricaledarizzare dalla Conferenza dei capigruppo e di approvarlo in tempi rapidi».

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(IF) L’Europa riconosce le ragioni del contratto a tutele crescenti: denunciamo il precariato italiano alla UE

Oggi i rappresentanti di sette diverse organizzazioni culturali, sociali e politiche – tra cui Italia Futura – espongono al governo UE i motivi per cui il regime di apartheid fra protetti e non protetti che caratterizza il tessuto produttivo italiano deve considerarsi incompatibile con l’ordinamento comunitario.

Su questa iniziativa stavamo ragionando da tempo, raccogliendo dati e documentazione. La difficoltà era costituita dalla necessità di dimostrare in una forma efficace anche sul piano giuridico che in realtà milioni di rapporti di lavoro “a progetto” e altre collaborazioni autonome continuative, anche in regime di “partita Iva”, sono sostanzialmente rapporti di lavoro dipendente. La svolta è venuta con la risposta della Commissione Europea al nostro Piano Nazionale delle Riforme, del 7 giugno scorso, nella quale il massimo organo di governo dell’Unione manifesta una piena consapevolezza proprio di quello che noi ci proponevamo di dimostrare; e ne fa oggetto di una sollecitazione nei confronti dell’Italia sul piano politico-diplomatico.

Questo ci consente oggi di chiedere alla Commissione stessa di trarre da quella consapevolezza e dal conseguente richiamo rivoltoci tre mesi fa anche le conseguenze necessarie sul piano amministrativo-giudiziario: quello stesso dualismo del nostro mercato del lavoro che tre mesi fa essa ci ha chiesto di superare – noi lo chiamiamo un vero e proprio regime di apartheid fra protetti e non protetti – costituisce evidente violazione della direttiva europea n. 1999/70/CE, che vieta l’utilizzazione dei rapporti di lavoro a termine come forma ordinaria di ingaggiodel personale e vieta comunque ogni disparità di trattamento fra i lavoratori assunti a termine e quelli assunti a tempo indeterminato.

Nello stesso documento della Commissione del 7 giugno, e poi ancora nella lettera inviata il 7 agosto al nostro Governo dal governatore uscente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet e dal governatore entrante, Mario Draghi, ci viene chiesta una flessibilizzazione delle strutture produttive compensata da una maggiore protezione economica e professionale del lavoratore nel passaggio dal vecchio al nuovo posto di lavoro; e si sollecita inoltre ilsuperamento del dualismo del nostro mercato del lavoro fra protetti e non protetti.

In estrema sintesi: tutti a tempo indeterminato, a tutti le protezioni essenziali, ma nessuno inamovibile; e a chi perde il posto un robusto sostegno economico e investimento sulla sua professionalità, in funzione della rioccupazione più rapida possibile. Di tutto questo nella manovra-bis varata con il decreto-legge di Ferragosto non si trova nulla. L’obiettivo della nostra iniziativa è costringere il Governo e il Parlamento italiani a ridisegnare un diritto del lavoro capace di applicarsi veramente ad almeno 18 milioni e mezzo di lavoratori sostanzialmente dipendenti, e non soltanto a 9 milioni, come accade oggi.

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Trial clinici, studi inutili bruciano 85 miliardi

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L’85% delle ricerche scientifiche che si fanno si «perdono», nel senso che vengono fatte senza un esame preventivo degli studi già fatti e delle conoscenze acquisite, non si considerano le reali esigenze dei pazienti o non si pubblica alcuno studio perché i risultati sono stati deludenti. Lo sottolinea nel suo intervento al simposio per i 50 anni del Mario Negri Iain Chalmers, ricercatore e direttore della rivista “John Lind Library”. Il risultato sono «perdite economiche quantificabili in 85 miliardi di dollari l’anno» aggiunge Chalmers. «Circa il 50% degli studi» spiega «sono progettati senza riferimenti alla ricerca dei risultati esistenti e non vengono compiuti i passi necessari per ridurre gli errori. Il che a volte ha portato negli anni a far partecipare persone a studi che si sono poi rivelati inutili. Inoltre il 50% degli studi non viene pubblicato per intero o il ricercatore non scrive nulla perché i risultati sono stati al di sotto delle aspettative». Il punto è che «il presupposto di molte ricerche non sono i pazienti, ma l’interesse economico» rincara il direttore del Mario Negri Silvio Garattini. «Ma non ha senso continuare a ripetere le stesse ricerche, senza aggiungere nulla, è una dispersione di risorse sia economiche sia umane» conclude. (M.M.)

Il racconto delle malattie: un laboratorio in tempo reale

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Nasce su Repubblica.it lo spazio aperto “Viverla Tutta”: una iniziativa creata con la collaborazione degli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, Istituto Mario Negri, Asl 10 di Firenze, European Society for Health and Medical Sociology. Il primo studio di Medicina Narrativa sul web

“Viverla Tutta” è uno spazio aperto all’interno di Repubblica.it, nato per raccogliere le testimonianze di persone che pur trovandosi a vivere una condizione di malattia, propria o della persona che assistono, cercano di non arrendersi agli eventi, ma, anzi, lottano con coraggio ogni giorno, senza cedere alla paura o abbandonarsi alla commiserazione.

Lo scopo è cercare di raccontare cosa significa vivere la malattia oggi, in un’epoca in cui abbiamo a disposizione cure e trattamenti un tempo impensabili, ma in cui dobbiamo fare i conti con il fatto che molto spesso siamo noi, con la nostra volontà ed il nostro coraggio, i primi responsabili della lotta alla malattia.

La società di oggi è, infatti, abituata a pensare la malattia soprattutto come insieme di sintomi, cause e rimedi: raramente è disposta ad ascoltare il racconto dell’esperienza della malattia da parte di chi ne è coinvolto direttamente. Un racconto, fatto di sensazioni, emozioni, dettagli, che, quando viene ascoltato, riserva grandi potenzialità e un incredibile guadagno: la possibilità di trasmettere qualcosa di utile e prezioso. Le storie di malattia contengono, infatti, una serie di elementi relativi alla percezione della malattia, alla sua interpretazione e al modo di affrontarla che, se correttamente raccolti, interpretati ed analizzati attraverso apposite tecniche e metodologie (quelle della Narrative Based Medicine, NBM, o Medicina Narrativa), possono contribuire a migliorare i percorsi di assistenza e cura, riconoscendo la centralità del paziente ed affermando l’importanza, per la medicina, di prendersi cura del malato e non solo della malattia.

La protagonista è quindi la personale esperienza della malattia, trasformata però da evento negativo, portatore unicamente di dolore e sofferenza, spesso anche di emarginazione e solitudine, in un vissuto costruttivo, fatto di saperi e di comportamenti fondati sull’esperienza diretta, utile per sé e comunicabile agli altri.
“Viverla Tutta” ospita una griglia di domande online, costruita secondo la metodologia della Medicina Narrativa, che aiuta le persone a raccontare la propria storia.

Le storie raccolte confluiranno in uno studio più ampio ed articolato, promosso dal Laboratorio Sperimentale di Medicina Narrativa, coordinato, per le malattie croniche, dalla Azienda Sanitaria Locale (ASL) 10 di Firenze e, per le malattie rare, dal Centro Nazionale Malattie Rare (CNMR) – Istituto Superiore di Sanità (ISS) (www.iss. it/cnmr), e dalla European Society for Health and Medical Sociology.

Le storie raccolte tramite il web ed il Laboratorio Sperimentale, saranno successivamente analizzate da un comitato scientifico, composto da esperti italiani di Medicina Narrativa, con l’obiettivo finale di giungere all’individuazione ed elaborazione di raccomandazioni volte a promuovere l’integrazione tra la Narrative Based Medicine e l’Evidence Based Medicine, nell’ambito delle malattie rare e delle malattie croniche e diffondere l’impiego della narrazione e delle tecniche narrative in medicina ed in sanità nel nostro Paese.
Raccontaci la tua storia di malattia, per aiutarci a costruire buone storie di assistenza e cura

Lo studio fa riferimento al protocollo di ricerca “Laboratorio Sperimentale di Medicina Narrativa” messo a punto dal Comitato Tecnico Scientifico composto da:
– Domenica Taruscio, Direttore Centro Nazionale Malattie Rare – Istituto Superiore di Sanità, Roma
– Stefania Polvani, Direttore Educazione alla Salute, Azienda Sanitaria Locale 10, Firenze
– Alfredo Zuppiroli, Direttore Dipartimento Cardiologia, Azienda Sanitaria Locale 10, Firenze e Presidente Commissione di Bioetica, Regione Toscana
– Guido Giarelli, Past-President European Society for Health and Medical Sociology
– Gianni De Crescenzo, Medical Director Pfizer Italia, che partecipa all’iniziativa nell’ambito del Progetto “Viverla Tutta”

Alla discussione per la messa a punto del protocollo di ricerca del progetto ha contribuito il Laboratorio per il Coinvolgimento dei Cittadini in Sanità, Istituto Mario Negri, Milano.
Questa iniziativa è resa possibile grazie alla collaborazione di Pfizer nell’ambito della campagna d’impegno sociale “Viverla Tutta”.
(12 settembre 2011)

Da Repubblica.it

100 milioni € per gli ex specializzandi 1983-1991: la Cassazione riammette nei termini 800 professionisti

Nuova vittoria “di classe” per i medici ex specializzandi del periodo 1983-1991. La Terza sezione della Corte di Cassazione con la sentenza 17350/11 depositata il 18 agosto, ha rimesso nei termini 800 (oggi affermati) professionisti, riconoscendo loro il diritto al pagamento degli anni di borse di studio anteriori al 1991. Il quantum sarà determinato dalla Corte d’appello, ma complessivamente ai medici assistiti dall’Associazione Consulcesi Health andranno non meno di 100 milioni di euro.

I giudici di ultima istanza, del tutto in linea con le decisioni più recenti (si veda Il Sole 24 Ore del 18 maggio scorso), hanno ribadito che la prescrizione per questo tipo di rapporti è decennale, e che decorre dal definitivo recepimento delle direttive comunitarie (per l’Italia, dal 27 ottobre 1999) per troppo tempo invece – oltre 20 anni – ignorate dal legislatore nazionale.
La sentenza 17350, oltre a rimettere ordine cronologico e logico alle direttive Ue, alle sentenze della Corte continentale e della Cassazione stessa, in aggiunta agli interventi legislativi nazionali, risolve una serie di zone d’ombra che ancora gravavano sui diritti degli ex specializzandi. In particolare, i giudici della Terza hanno statuito che in caso di una direttiva comunitaria «chiara» ma non self-executing (e che quindi necessita di una legge di recepimento), l’inerzia dello Stato fa sorgere il diritto al risarcimento, che è permanente e la cui prescrizione inizia a decorrere solo dal giorno in cui viene promulgata la legge “riparatoria”.
Non solo, se la legge “riparatoria” è «parziale sotto il profilo soggettivo» – nel senso che provvede solo per il futuro o solo per alcune categorie ma non per altre – il calcolo della prescrizione non parte per i soggetti esclusi «perché la residua condotta di inadempimento sul piano soggettivo continua a cagionare in modo permanente il danno e, quindi, a giustificare l’obbligo risarcitorio».
Secondo la Terza civile, il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva 82/76/Cee, riassuntiva delle direttive 75/362/Cee e 75/363/Cee, a beneficio dei medici che avevano seguito corsi di specializzazione dal 1° gennaio 1983 all’anno accademico 1990-1991 «si prescrive nel termine di dieci anni, decorrente dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge 370 del 1999».
La vicenda degli specializzandi si trascina da 29 anni. L’Italia infatti non ha mai dato «integrale applicazione» alle direttive degli anni ’70, che sarebbero dovute diventare parte del corpus legislativo al più tardi il 31 dicembre 1982 (articolo 16 della direttiva 82/76/Cee). La Corte di Giustizia il 7 luglio 1987 (sentenza della causa C-49-86) dichiarò la «inadempienza» di Roma, che non dispensava comunque l’Italia dal recepire al più presto le regole comunitarie. «Tale obbligo – scrivono i giudici di Cassazione – avrebbe potuto essere adempiuto integralmente soltanto se lo Stato Italiano, nell’introdurre una disciplina attuativa della direttiva e conforme ad essa, avesse disposto non solo per l’avvenire, cioè in relazione alle situazioni dei singoli riconducibili ad essa dopo la sua entrata in vigore, ma anche prevedendo la retroattività di detta disciplina».
Poco rileva che nel frattempo la direttiva 2005/36/Ce, dettando una nuova disciplina dei medici specializzati, ha previsto l’abrogazione a partire dal 20 ottobre 2007 delle direttive precedenti. Se è vero che «a quella data è cessato l’obbligo dello Stato Italiano di adempiere, sia pure tardivamente, le direttive 75/362/Cee, 75/363/Cee e 82/76/Cee», non è «immaginabile che l’ultima direttiva abbia inteso sacrificare i diritti risarcitori dei singoli ove già insorti e ancora esistenti, non è possibile ritenere che l’abrogazione li abbia fatti venire meno».

da il Sole 24 Ore

Tbc al Gemelli: 79 bambini positivi, estesi i controlli sui nati a Gennaio

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ROMA – E’ stata sentita oggi dai magistrati, nell’ospedale Spallanzani di Roma, dove è ricoverata, l’infermiera affetta da tubercolosi che ha prestato servizio nel reparto di neonatologia del Policlinico Gemelli. Riserbo degli inquirenti sul contenuto dell’atto istruttorio. L’infermiera, ascoltata come persona informata sui fatti, ha risposto alle domande del procuratore aggiunto Leonardo Frisani, e del sostituto Alberto Pioletti, che per precauzione hanno indossato delle mascherine protettive, inerenti, tra l’altro, tempi e modi di contrazione della malattia infettiva ed i controlli medici ai quali è stata sottoposta negli ultimi anni.

ALTRI 22 BAMBINI POSITIVI – Ci sono altri 22 bambini nati al policlinico Gemelli di Roma che sono risultati postivi al test per la tubercolosi. Lo rende noto la Regione Lazio. Salgono cosi a 79 i bimbi risultati positivi al test nell’ambito dei controlli avviati dopo che un’infermiera che lavora nel nido dell’ospedale si è ammalata di tubercolosi. “Per quanto riguarda la giornata odierna, sono emersi 22 nuovi casi positivi su 167 test effettuati. Le famiglie dei bambini interessati sono state già avvisate. Si tratta di 17 maschi e 5 femmine. Di questi, 1 bambino è nato nel mese di gennaio, 10 bambini a febbraio, 4 a marzo, 3 ad aprile, 2 a maggio, 1 a giugno ed 1 a luglio. Complessivamente, ad oggi sono state effettuate 1.197 visite e test di cui sono pervenuti 996 risultati, dei quali 79 emersi come positivi, con una media del 7,9%”.

REZZA (ISS), NON E’ EPIDEMIA – Che ci siano stati dei contagi è innegabile, ma al momento non si può parlare di epidemia perché i controlli e la profilassi servono proprio a evitare l’insorgere e il diffondersi della malattia. E’ quanto spiega Giovanni Rezza, il direttore del dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, riferendosi ai bambini risultati positivi al test della Tbc al Policlinico Gemelli in seguito al contatto con una infermiera. “Le positività riscontrate finora – aggiunge l’epidemiologo – possono essere superiori al numero atteso, ma si tratta pur sempre di positività e non di malattia contagiosa. Il punto di trovare delle positività è proprio quello di impedire lo sviluppo della malattia e non sta a significare che si sta verificando un’epidemia. Anche perché sappiamo che nella popolazione italiana, secondo i dati dell’Oms, c’é almeno un 12% di persone positive al micobatterio, ma la malattia ha un’incidenza molto bassa in Italia, 4-5 mila casi l’anno”. Parlare di epidemia secondo Rezza “può dare il senso del verificarsi di casi di tubercolosi che invece viene evitato grazie a questi controlli e alla profilassi poi applicata. Identificazione precoce e profilassi fanno sì che non parta la malattia. E al momento non risultano esserci malati”. Secondo l’epidemiologo, “c’é stata una diagnosi tardiva, purtroppo, e bisognerà capirne i motivi, e quindi questa ha favorito il diffondersi dei positivi, anche sopra il numero atteso, ma questi bimbi non sono malati e quindi non sono contagianti, per cui non si può parlare di epidemia”.

AVVIATI CONTROLLI ANCHE SU NATI GENNAIO – Sono stati avviati i controlli e predisposti i contati delle famiglie anche per i bimbi nati a gennaio nel policlinico Gemelli. “In particolare – fa sapere la Regione – su 266 nati nel mese di gennaio, sono stati già fissati 146 appuntamenti”. Anche oggi è tornata a riunirsi, come previsto, l’Unità di coordinamento della Regione Lazio, presieduta dalla presidente Renata Polverini, chiamata a gestire l’attività di controllo sui nati al Policlinico Gemelli inseriti nel programma di sorveglianza sulla tubercolosi e che ha fatto il punto della situazione sulle operazioni di verifica e prevenzione. “L’Unità conferma che alla data odierna – spiega la Regione – si è conclusa l’attività di primo contatto di tutte le famiglie dei neonati interessati dal programma di controllo, compresi quelli nati nel mese di gennaio 2011. In particolare su 266 nati nel mese di gennaio, sono stati già fissati 146 appuntamenti. Per quanto riguarda le famiglie che non è stato possibile raggiungere, nonostante i ripetuti tentativi di contatto, telefonici ed epistolari, si proseguirà nei prossimi giorni con telefonate a seguito delle quali, in caso di mancata risposta, verranno inviati telegrammi ed in ultima istanza, verranno interessate le autorità competenti per l’attivazione delle procedure previste in questi casi. Resta, inoltre, attivo il call center della Asl RmE ai numeri 06 68352830; 06 68352820; 366 6620408; 366 6620407 (www.regione.lazio.it)”. “L’Unità di coordinamento, attraverso i suoi esperti, ricorda che la positività al test non significa malattia ma esprime l’avvenuto contatto con il bacillo. Pertanto, anche sui nuovi 22 neonati positivi – prosegue la nota – sono stati già programmati ulteriori controlli e sarà proposta la profilassi prevista dal protocollo predisposto dall’Unità di coordinamento regionale. La profilassi, definita anche dalle linee guida internazionali, evita il rischio di sviluppare la malattia a seguito dell’avvenuto contatto con il micobatterio. L’Unità di coordinamento precisa, inoltre, che dei neonati risultati positivi fino ad oggi e sottoposti agli ulteriori controlli previsti nessuno è risultato ammalato”.

da ANSA.it