Tbc Gemelli, Codacons: “Controlli agli studenti ed agli specializzandi del Gemelli”

“Effettuare i test anche agli specializzandi di medicina che hanno accesso all’ospedale” è la nuova richiesta dell’associazione che ha inviato una diffida al ministro Fazio sui dati di incidenza del bacillo

Estendere i controlli sulla Tbc anche agli studenti di medicina e agli specializzandi che hanno accesso al policlinico Gemelli. E’ la nuova richiesta lancita dal Codacons che spiega: ”Finalmente, anche se in netto ritardo, la Procura di Roma ha preso in considerazione la possibilità di una contaminazione ambientale, che può interessare reparti diversi da quello di neonatologia – afferma il presidente Carlo Rienzi – ciò significa che oltre al personale sanitario, anche gli studenti e gli specializzandi che hanno accesso al policlinico, possono essere entrati in contatto col bacillo. Loro, che generalmente non sono sottoposti ai controlli periodici riservati ai dipendenti, devono quindi effettuare i test gratuiti e verificare un eventuale contagio”.

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L’associazione ha poi inviato oggi una diffida al ministro della Salute, Ferruccio Fazio, relativamente ai dati sull’incidenza della Tbc in Italia apparsi sul sito internet del dicastero. Il ministro scrive infatti: dei 1.415 soggetti già sottoposti al test quantiferon l’8,6 per cento è risultato positivo, quindi, sotto quello che è l’indice di bassa incidenza della Tbc nei Paesi sviluppati. ”Questa affermazione – spiega il Codacons – contraddice nettamente i dati statistici ufficiali suddivisi per fasce d’età: in base ai dati Istat per gli anni 1992-2007, infatti, l’incidenza della Tbc tra la popolazione di età inferiore ai 14 anni è di quattro volte inferiore alla media nazionale, senza contare che il dato relativo alla popolazione neonatale è praticamente dello zero per cento”. Per tale motivo il Codacons ha diffidato il ministro ”a modificare le informazioni riportate sul sito del ministero della Sanità, che rischiano di creare disinformazione e confondere le famiglie coinvolte”.

Da Repubblica.it

Vent’anni di Nevermind, «l’ultimo» disco ad aver cambiato la storia del rock

Il capolavoro dei Nirvana uscì il 24 settembre 1991. Un documentario su MTV ne celebra l’importanza

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L’ultimo disco generazionale, l’ultimo «album-cesura» nell’ormai lungo libro del rock’n’roll. Incredibile dover constatare che, nei vent’anni successivi, nulla ha avuto il medesimo impatto, la medesima forza di rottura di Nevermind. Già, uscì proprio il 24 settembre del 1991 il disco che lanciò in orbita i Nirvana del maudit Kurt Cobain. Esplosione di fragore primigenio, senza regole né codici. E, insieme, urlo disperato dei figli reietti dell’America reaganiana del decennio precedente, davvero senza santi e senza eroi. Sì, nulla di altrettanto dirompente è successo dopo, perché nessun’altra band è più riuscita a condensare in dodici canzoni il giovanile (e tumultuoso) zeitgeist della sua epoca.

GLI OMAGGI – Tra pochi giorni, il 27, uscirà, (come sarebbe stato possibile il contrario) la versione completamente rimasterizzata dell’album. Mentre per tutta la giornata di sabato, MTV Classic (canale 705 di Sky) manderà in onda spezzoni dell’epoca, e alle 19 trasmetterà il documentario «The Last 48 Hours of Kurt Cobain”, in pratica la rappresentazione laica della “passione” del defunto cantante. Doverosi e (quantomai tristi omaggi). E dire però che in quel settembre 1991 pochi avrebbero scommesso sul successivo e planetario successo del disco: la Geffen, la discografica dei Nirvana si sarebbe accontentata di vendere 250.000 copie.

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Tbc a Roma: che fare? Fazio positivo al test ma non ha bisogno di curarsi

Il ministro della Salute Ferruccio Fazio «è risultato positivo al test della tubercolosi, come del resto il 12% della popolazione italiana». Ad annunciarlo è stato oggi il direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, Giovanni Rezza, durante la giornata studio «Tbc a Roma: che fare?», organizzato dal Codacons e da Articolo 32.
Rezza ha comunque precisato che Fazio «non si sta curando, non ne ha bisogno. Le persone positive – spiega – se hanno infezione latente, non sono a loro volta contagiose e non devono curarsi, a meno che in rari casi, sviluppino dei sintomi». Rezza ha rassicurato che l’Italia resta un paese a
bassa incidenza di tubercolosi. Tornando al caso Fazio, ha precisato: «Facendo il medico può essere stato facilmente contagiato nei reparti. Ma c’è un rischio, di essere contagiati a livello di comunità anche se nella stragrande maggioranza dei casi questo rischio non si traduce assolutamente in malattia»
Rezza ha poi aggiunto che «il ministero sta cercando di uniformare tutte le procedure di monitoraggio e di trattamento dei bambini risultati positivi, e sta procedendo per varare nuove linee guida che porteranno a controlli più stretti, soprattutto nei reparti di neonatologia. Questi sono reparti che raramente vengono colpiti, ma che ospitano i pazienti più fragili, che bisogna tutelare. È necessario – ha concluso – rivedere alcune normative ed aumentare i protocolli di sorveglianza per tutelare maggiormente i pazienti, soprattutto i neonati».
D’altra parte secondo il resposnabile Iss non c’è nessun allarme Tbc in Italia: «i dati, anche in riferimento agli altri Paesi europei, sono nella media, nonostante l’ampio afflusso di immigrati ad alto rischio Tbc» ha detto Rezza.
E a proposito del caso del Lazio Rezza ha detto che «il ministro si è impegnato affinchè la Regione fornisca gratuitamente le vitamine B, necessarie per evitare complicanze, ai bambini contagiati da Tbc e anche nel rivedere le informazioni contenute nel sito del ministero, rispondendo alle 29 domande giunte dai genitori dei bimbi, entro la prossima settimana».

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«Bisogna ammettere – ha spiegato Rezza – che, soprattutto nei bambini, non esiste un test perfetto» per la rilevazione della Tbc. «Quindi la scelta è stata fatta sull’opzione migliore, il test quantiferon – lo stesso a cui si è sottoposto il ministro – ma delle discordanze fra i vari esami purtroppo ci possono essere e si sono verificate non solo nel nostro Paese, ma anche in altri. Il consiglio è di ripeterlo se è stato effettuato al di sotto del terzo mese di età, perché una volta arrivati a tre mesi bisogna fidarsi del risultato del test».

Quanto all’ipotesi di sottoporre a profilassi tutte le persone venute a contatto con l’infermiera del nido del Gemelli, che avrebbe infettato 122 bambini, Rezza afferma: «È una questione di scelte. Questa è una scelta che hanno fatto la struttura coinvolta e la Regione ed è stata quella – di fronte all’alternativa di non trattare nessuno sulla base del test cutaneo che è risultato negativo in tutti i casi, o di trattare tutti a prescindere dal risultato del test – di utilizzare un test molto sensibile. Il tutto in modo da trattare solo coloro che ne hanno bisogno, secondo il principio di precauzione, ma non allargare troppo il numero delle persone da sottoporre a profilassi per evitare l’evenienza di effetti collaterali».
«Nei bambini questi esami hanno una minore sensibilità rispetto all’adulto – ha aggiunto Fernando Aiuti, presidente della Commissione Politiche sanitarie di Roma Capitale – e i lavori scientifici sono pochi. I bambini che sono nati dal 1 luglio al 27 luglio e che hanno fatto il test dal 20 al 31 agosto dovrebbero rifarlo, perché come per l’Hiv c’è un periodo “finestra” necessario prima che l’infezione si possa rilevare».

Alla ricerca del bene comune: S. Basilio sfida l’omertà, stop violenza, tutti in piazza

ROMA – «Vincenzo e basta. Preferisco se scrivi il nome soltanto. Anche io ho paura a dire quello che penso, a espormi. Non si sa mai, è meglio avere un po’ di cautela».

Magari inutile, perché a San Basilio tutti conoscono Vincenzo, sempre in prima linea nelle lotte per il quartiere. E lo sarà pure domenica, in piazza Recanati, davanti la chiesa: distribuirà volantini, terrà in mano lo striscione, prenderà la parola. E’ tra gli organizzatori del presidio «per denunciare l’abbandono, il degrado e la latitanza delle istituzioni comunali» che hanno reso questa periferia una terra di nessuno. «Qui è ormai possibile che ti ammazzano perché hai parcheggiato male la macchina».

Vincenzo e gli altri sostenitori della rete di associazioni «San Basilio Bene Comune» cercheranno di trascinare in strada quelli che non ci stanno più a vedere morire un pensionato, amico di tutti, per dieci euro, che si ribellano allo spaccio sotto casa, alle risse e alle urla in piena notte tra i palazzi popolari di via Gigliotti, il supermarket della droga. «La morte di Ennio ci ha sconvolti. Anche lui si impegnava per il bene di San Basilio, collaborava con le suore della parrocchia. E’ stata come una deflagrazione, il segno che la situazione è degenerata, che siamo arrivati a un degrado e una violenza non più sostenibili. Se non coinvolgiamo le persone perbene nella lotta per il riscatto del quartiere, se non cerchiamo di ricostruire una società civile, qui non abbiamo alcuna speranza». Vincenzo insieme agli altri terrà in mano uno striscione con lo slogan: «Libera San Basilio, libera Roma dal degrado e dalla violenza», e ancora «il quartiere si anima e non si rassegna». E’ da qui, spiega, che comincia il riscatto della città. Le associazioni che promuovono il presidio di piazza sono una quindicina, da maggio si sono riunite in una rete «per fare un’azione di denuncia e tentare il riscatto». Il bene comune che cercano è il parco giochi risistemato, la piazza della chiesa libera dall’immondizia, la luce per le strade, un vigile di quartiere, la strada asfaltata. «Sia il municipio che il Comune ci hanno abbandonati. Non è stato fatto nulla per garantire un minimo di decoro al quartiere e nemmeno sul fronte della sicurezza. Oggi San Basilio è insicuro e povero come non lo è mai stato. E’ vero ci sono continue retate dei carabinieri e della polizia, gli arresti degli spacciatori sono all’ordine del giorno. Ma in una zona così esposta al rischio servirebbe il poliziotto del quartiere che intrattiene rapporti con i commercianti, che fa sentire le persone meno in pericolo». La denuncia, ma non solo. «Vogliamo risvegliare le energie buone del quartiere – continua Vincenzo – coinvolgere le persone che non si rassegnano. Dobbiamo fare venire Roma qua, la città si deve far carico dei problemi e delle emergenze di questa periferia in difficoltà. Dobbiamo andare oltre via del Casale di San Basilio altrimenti saremo per sempre condannati alla violenza. Dopo il funerale di Ennio torneremo in piazza e chi verrà domenica deve prendere l’impegno di sostenere le altre nostre battaglie, altrimenti tanto vale non esserci. Ennio era uno di noi, uno che si impegnava e ci credeva, per questo dobbiamo reagire, anche per onorare la sua memoria». Il 15 ottobre la rete organizza una partita di calcio tra i rappresentanti delle associazioni e la nazionale cabarettisti: i soldi serviranno a ristrutturare l’oratorio. «Anche questo è un piccolo passo verso il riscatto».

L’iPhone 5 atteso il 4 ottobre. Sarà il battesimo sul palco per il ceo Tim Cook. Le anticipazioni…

Il nuovo numero uno di Apple, Tim Cook, il 4 ottobre potrebbe salire sul palco dello Yerba Buena Center e presentare al mondo il nuovo iPhone 5, oltre a lanciare ufficialmente iCloud e la versione 5 di iOS, il sistema operativo degli iPhone e iPad di Apple. Questo, almeno, secondo attendibili indiscrezioni raccolte dall’autorevole gruppo di blogger di All Things Digital del Wall Street Journal.
I nuovi iPhone 5 verrebbero presentati sul palco ma non sarebbero da subito disponibili nei negozi. Ci sarebbero stati infatti ritardi di produzione, difficoltà da parte dei terzisti asiatici nell’assemblaggio delle componenti, e quindi la messa in commercio nel mondo potrebbe essere scaglionata e ritardata di qualche settimana. Questo darebbe così il modo alla Apple di far partire senza altre interferenze i servizi di iCloud, una delle operazioni più delicate dell’azienda di Cupertino, che deve riuscire a colmare il divario con Google e Microsoft nell’offerta di servizi di Cloud computing.

In ogni caso, l’evento in cui sarà presentato l’iPhone 5, che si tenga il prossimo 4 ottobre o più avanti, sarà comunque condotto da Tim Cook. Sconosciuto al grande pubblico, che non l’ha mai visto parlare in pubblico, è invece un personaggio più noto ai giornalisti economici che lo incontrano da anni regolamente negli eventi di presentazione dei risultati finanziari. Schivo e poco portato per le apparizioni gratuite, in realtà Cook è tutt’altro che timido o impacciato in pubblico. La sua personale strategia in Apple è stata finora quella di lavorare nelle retrovie senza apparire in pubblico. Ha gestito tutta la trasformazione operativa di Apple dopo il rientro di Steve Jobs alla fine degli anni Novanta, quando l’azienda era in crisi (e lui ha fatto chiudere le fabbriche di prodotti in California, trovando i terzisti asiatici in grado di produrre gli attuali apparecchi della Mela morsicata “Designed in Cupertino, Made in China”) e si è imposto come il più capace nel governare l’azienda sia nell’ordinaria amministrazione che nei momenti di “crisi” con il numero uno impossibilitato. La scelta logica da parte del board dei consiglieri d’amministrazione caldeggiata anche dallo stesso Steve Jobs è stata che fosse Tim Cook a sostituire il co-fondatore dell’azienda. Così è stato e i mercati finanziari hanno premiato questa scelta facendo continuare il rally del titolo di Apple. Ma la vera prova del fuoco sarà sul palcosenico, durante il primo impatto con il pubblico della Mela durante il lancio di iPhone 5. Un pubblico esigente e particolare, che segue le vicende di Apple da decenni e che ha contestato e poi esaltato lo stesso Steve Jobs. Un pubblico che, se non dovesse “gradire” Cook, potrebbe indebolirlo al punto da rischiare di affondarlo.
Non è chiaro se parteciperà all’evento anche Steve Jobs: le voci che provengono da Cupertino dicono che la decisione sarà presa all’ultimo, verificando le condizioni di salute Jobs che sarebbero adesso “altalenanti”. In ogni caso, se da un lato la presenza di Jobs toglierebbe a Cook la possibilità di avere il palco tutto per sé per conquistarsi il suo nuovo pubblico, dall’altra darebbe agli appassionati della Mela la possibilità di avere una transizione esplicita tra i due uomini e potrebbe così aiutare anche i più intransigenti “partigiani” di Steve Jobs ad accettare il nuovo corso dell’azienda. In ogni caso, anche per un manager di lungo corso e grande esperienza come Cook, avere ottenuto la guida di Apple ancora non basta: il vero esame deve essere ancora superato.

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Com’è fatto. L’apparecchio sarebbe sostanzialmente più sottile dell’attuale iPhone 4 (che è spesso 9,3 millimetri), avrebbe i bordi smussati e il fondo leggermente bombato in alluminio e non più in vetro, con un cristallo di protezione allo schermo un po’ più grande dell’attuale. Non è chiaro se cambierà la risoluzione dell’attuale Retina Display da 3,5 pollici con 640 per 960 pixel (con una densità 326 ppi) ma potrebbe in realtà utilizzare semplicemente una superficie maggiore (attorno ai 4 pollici) a parità di risoluzione, per controbattere la concorrenza soprattutto dei prodotti Samsung come il Galaxy S II, che sono dotati di ottimi e più grandi display Amoled da 4,27 pollici. Ci sarebbero un tasto “home” più grande e rettangolare, la possibilità di utilizzare le “gestures” come sull’iPad per passare da una applicazione all’altra o per chiuderle (disponibili con iOS 5) e addirittura un concept di smart cover magnetica che si potrebbe “attaccare” come una tendina al telefono.
Le voci sulle possibili funzionalità del nuovo iPhone nelle ultime settimane hanno quasi raggiunto il parossismo: è stato suggerito che possa essere presente anche un meccanismo di ricarica senza cavi ma “a contatto”, che potrebbe permettere di dare energia alla batteria del telefono semplicemente appoggiandolo sopra una superifcie induttiva. E, ancora, ci sarebbe il chip NFC per le funzioni di pagamento elettronico contactless (come alcune carte di credito e i telefoni concorrenti sempre di Samsung), funzioni avanzate di riconoscimento vocale e del viso, una batteria migliorata nettamente così come l’antenna (che nel modello 4 è stata protagonista di una spiacevole polemica sul suo effettivo buon design, chiamata Antennagate), addirittura doppio flash LED.
Queste le principali voci, delle quali non si può ovviamente verificare la la fondatezza sino a quando non arriverà il telefono.
Di sicuro però si può azzardare il nuovo iPhone sarà più potente e porterà un netto miglioramento nel settore delle videocamere: maggiore risoluzione per quella frontale da usare nelle chat video (FaceTime) e soprattutto migliore risoluzione rispetto all’attuale videocamera posteriore da 5 megapixel, che potrebbe arrivare a 8-10 megapixel, ad esempio come alcuni prodotti già commercializzati dalla concorrenza coreana.
Accanto all’iPhone 5 circolano diverse indiscrezioni anche su altri due scenari. Verrebbe lanciato durante l’evento del 4 ottobre anche un secondo apparecchio “low cost”, cioè una versione “depotenziata” dell’attuale iPhone 4, con la videocamera dell’iPod touch (risoluzione minore) e meno memoria. Inoltre, lo stesso iPod touch potrebbe essere abbandonato, per far spazio appunto a una versione dotata di connessione 3G, che coinciderebbe con l’iPhone low cost. Sembra un discorso poco chiaro perché, in realtà, lo è: sono sempre più numerose e incontrollate le voci che si susseguono e in buona parte si sovrappongono, tanto da portare alla luce anche evidenti contraddizioni logiche in quello che è diventato una specie di gioco di società: azzeccare gli annunci di Apple.

Da Sole24Ore

GINECOLOGI: I PRIMI NELLA CLASSIFICA DEI CONTENZIOSI MEDICI

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22.09.2011. La polizza assicurativa diventa obbligatoria per tutti i professionisti. Anche per i medici, ma i più giovani e i precari non sempre potranno permettersela. “Grazie al nostro intervento il Governo si è impegnato ad adottare prezzi calmierati per queste categorie particolarmente deboli – dichiara l’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI), il giorno successivo all’approvazione di questa misura nella Manovra -. È un importante risultato per la nostra associazione, che ha ispirato l’ordine del giorno 84, presentato dal senatore Benedetto Fucci, un collega molto vicino ai problemi della professione”. La ginecologia rappresenta infatti una delle specializzazioni più rischiose, dal punto di vista della responsabilità professionale del medico, così come l’ostetricia, la chirurgia, l’ortopedia e l’anestesia. L’odg. 84, accolto dal Governo (AC. 4612) prevede che questo si impegni a individuare “urgentemente dei meccanismi di tutela nei confronti del personale medico e sanitario, per ciò che concerne la copertura dei costi delle polizze assicurative richieste, affinché il funzionamento del Sistema Sanitario Nazionale, e il rapporto medico/paziente vengano preservati dalle criticità”. “Una misura necessaria, che tutela in particolare gli 8 mila precari e i giovani medici incapaci di far fronte ai costi delle polizze, spesso troppo esose in rapporto allo stipendio percepito – conclude l’AOGOI -. Con questo correttivo si riportano garanzie per i professionisti, i pazienti e per l’intero Servizio sanitario nazionale”.

Novità dall’incontro con i vertici del Ministero della Salute

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Si appena concluso il previsto incontro tra la nostra delegazione ed i vertici del Ministero della Salute (scarica allegato) durante il quale si è lungamente e proficuamente discusso sul controverso emendamento AC 4274 al decreto Omnibus sulla Sanità, finalizzato ad inquadrare gli specializzandi degli ultimi due anni nei Sistemi Sanitari Regionali con contratto a tempo determinato, che in data odierna era stato ripresentato alla Camera.
Nel corso dell’incontro ci sono state illustrate delle modifiche al testo originario (clicca qui) apportate nella giornata odierna dopo mediazione da parte degli esponenti di maggioranza ed opposizione da noi sensibilizzati.

Il nuovo testo prevede la possibilità da parte dello specializzando di scegliere se proseguire la formazione nell’ultimo biennio con…

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Specializzandi sotto tiro: ok alla Riforma ma che alla base ci sia la formazione

Giovani Medici: inutile e pericoloso inserire gli specializzandi all’interno delle Aziende Sanitarie senza definire e programmare una Riforma immediata di più ampio respiro. Atto a favore dei conti delle Regioni ed a discapito della formazione. Grande il rischio di una contrattualizzazione a tempo degli specializzandi a scapito delle prospettive di assunzione dei giovani specialisti.

Desta preoccupazione la nuova formulazione di emendamento alla Legge Delega “per il riassetto della normativa sulla sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, nonchè disposizioni in materia sanitaria” che ha l’intento di riproporre l’inquadramento degli specializzandi dell’ultimo biennio all’interno delle piante organiche delle Aziende Sanitarie dei vari SSR.

Per le predette considerazioni, chiediamo che l’emendamento in questione venga ritirato e che i Ministeri competenti convochino ad un tavolo di confronto ufficiale tutti i portatori di interesse in tema di formazione dei medici, al fine di affrontare in maniera organica e partecipativa l’ipotesi di un generale riordino del percorso formativo, a partire dal corso di laurea in medicina che attualmente non è nelle condizioni organizzative e strutturali per garantire un’adeguata professionalizzazione del medico…

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Stop del Tesoro all’emendamento contraddittorio, dai Giovani Medici l’ok alla condivisione della proposta di Riforma

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SCONGIURATO IL RISCHIO DI UNA CONTRATTUALIZZAZIONE DEGLI SPECIALIZZANDI A SCAPITO DELLE PROSPETTIVE DI ASSUNZIONE DEI GIOVANI SPECIALISTI…

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Mettiamo i paletti alla Riforma di Medicina: il SIGM dice no alle azioni unilaterali!

I Giovani Medici (S.I.G.M.) chiedono congelamento iter emendamento A.C. 4274 alla Legge Delega Governativa “per il riassetto della normativa sulla sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, nonchè disposizioni in materia sanitaria”, che introdurrebbe la modifica dello status dei medici specializzandi.

Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) esprime preoccupazione nell’apprendere, alla vigilia di un incontro in programma col Ministro della Salute il 21 settembre p.v., del tentativo da parte del Governo di affrontare in modo unilaterale un punto estremamente delicato della Proposta di Riforma del sistema formativo pre e post lauream in medicina, ovvero attraverso una proposta emendativa alla “Legge Delega per il riassetto della normativa sulla sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, nonché disposizioni in materia sanitaria”, recentemente approvata in Commissione Affari Sociali ed in atto in discussione alla Camera dei Deputati….

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